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Sbatti il mosto ( in prima pagina )
Numero di Luglio 2008
Editoriale di Carlo Cambi
Devo questa mia riflessione all’acume professionale di Daniele Cernilli. Il condirettore del Gambero Rosso scrive - sul suo blog - che a Montalcino è consentito (art. 21 del disciplinare) l’uso di mosto concentrato in una proporzione ragguardevole per incrementare il grado del Brunello e che questa pratica è ammessa da tutte le Doc e le Docg italiane. Confesso che mi era ignoto. E pure Cernilli dichiara di averlo appreso, giustamente stupendosi, solo adesso. Ora il problema è posto. Come si sa gli Usa pretendono che ogni bottiglia di Brunello sia accompagnata da analisi che ne attestino la provenienza esclusiva da Sangiovese. Se si usa mosto concentrato, che può farsi da qualsiasi uva, la purezza non può essere garantita. In più i vivaisti che vendono le barbatelle non certificano i vitigni. È preoccupante perché in sede di WTO (commercio mondiale) Doc e Docg non sono opponibili e da sempre gli Stati Uniti (ma anche Australiae Cile) chiedono che non siano fatte valere neppure in Europa. Se gli americani potranno dimostrare che il disciplinare del Brunello (e degli altri grandi monovitigno:Barolo, Barbaresco e Sagrantino su tutti) afferma il falso la ragione stessa delle denominazioni cadrà e ovunque si potrà fare simil Brunello, Barbaresco, Barolo, Sagrantino. Basterebbe che un solo produttore nei Consorzi dicesse no al mosto concentrato perché la pratica fosse vietata ergaomnes. Né a Montalcino né altrove questo è però accaduto e per conseguenza anche le presunte dispute tra puristi e innovatori perdono di significato. Il mai abbastanza compianto Gino Veronelli si era battuto per lo zuccheraggio (pratica seguita dai francesi e che è neutra rispetto al vino) e finì pure in manette dopo essersi auto denunciato. Personalmente non vorrei né zucchero né mosto e penso che non ci sia bisogno in Italia di incrementare il grado alcolico dei vini, oltretutto ora che il consumatore sembra scegliere bottiglie meno “pesanti” e che l’alcol è sotto attacco. Ma mi accontenterei - per una vera trasparenza - che i produttori lo denunciassero in etichetta. In modo da poter valutare se pagare oltre 100 euro qualcosa che ci viene offerto per puro e puro non è. Per una volta sarebbe giusto sbattere il mosto in prima pagina.
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