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L′affaire Gambero (in) rosso
Numero di Luglio 2008
L’affaire Gambero (in) rosso
Soci storici out, pieni poteri a Cuccia. Tutti i retroscena della bagarre ai vertici del gruppo editoriale wine & food.
Grandi manovre ai vertici del Gambero Rosso, il piccolo impero editoriale del food&wine italiano. E grandi manovre anche sul capitale azionario mentre si prepara una lotta senza quartire tra i soci storici finiti in minoranza e i nuovi padroni che restano ancora senza volto al riparo della Compagnia Fiduciaria Nazionale che detiene la maggioranza delle azioni di FWF (Food and Wine Factor) la controllante di Gambero Rosso Holding, la società operativa.
Sembra strano, ma anche a chi si occupa di soffritti e barrique si applica la logica del risiko finanziario. Tre fatti sono noti: i pieni poteri ai vertici sono di Paolo Cuccia, il vicepresidente operativo FWF, e di Sergio Cellini, amministratore delegato di GRH, che hanno estromesso Stefano Bonilli, il fondatore del Gambero Rosso, dal controllo delle società. Il secondo fatto è che Gambero Rosso Holding sarebbe gravata da pesanti debiti verso le banche (lo stock risaliva al 2005 ad oltre 8 milioni di euro) e avrebbe accusato negli ultimi due esercizi noti (2005 e 2006) perdite per oltre 2 milionidi euro. Il terzo fatto è che i soci storici del Gambero Rosso (oltre al fondatore Bonilli, sua moglie Marinella Viglione, Daniele Cernilli, BrunoPellegrino e Luigi Salerno) sono in minoranza in entrambe le società: e che, a quanto è dato sapere, non hanno trovato finanziatori disposti a consentir loro di riconquistare la maggioranza del capitale.
L’ultima mossa risale all’autunno 2007 quando per fare cassa il Gambero Rosso (edita insieme a Slow Food la più diffusa guida al vino italiano) ha affidato a Marina Thompson, moglie del condirettore della Guida ai Vini Daniele Cernilli, l’organizzazione di un road show a pagamento per le cantine italiane. Questo tour doveva fruttare due milioni di euro, l’incasso sarebbe stato più modesto - vi hanno partecipato 49 cantine tutte recensite e premiate dalla Guida - e non è bastato dunque a restituire il controllo del piccolo impero di carta ai soci storici. E ora si attendono le prossime mosse.
La più importante è capire chi comanda davvero nel Gambero Rosso.
Un indizio è l’ascesa ai vertici della società di Paolo Cuccia. Romano, ingegnere ma esperto di finanza, Cuccia siede in una serie di consigli di amministrazione: da indipendente in quello di Bulgari, come uomo di fiduciadi Cesare Geronzi in quello di Capitalia, come garante dell’establishment di Veltroni e Rutelli nell’Acea ed è al vertice dell’Eur Congressi. Ma soprattutto è stato nel board italiano di Abn-Amro. Ha dunque buoni rapporti sia con il sistema bancario che con il sistema politco. Paolo Cuccia(solo omonimo del mitico Enrico che fu il signore di Mediobanca) è salito al vertice della FWF il 30 novembre 2007 come vicepresidente pleni potenziario.
Il giallo finanziario è capire in nome e per conto di chi Paolo Cuccia è assurto ai vertici del piccolo impero di carta. Se è un uomo della CFN di cui è socio Pesenti (Italimmobiliare e Corsera) ma che ha come soci di maggioranza i commercialisti Aldrighetti si potrebbe pensare ad un intreccio editoriale, se invece, come sembra più probabile la CFN costudisce il pacchetto di maggioranza del GamberoRosso in nome e per conto di altri, allora c’è una traccia che potrebbe dare quache indicazione in più. Paolo Cuccia, ai tempi in cui lavorava per Abn-Amro, sedeva nel consiglio di aministrazione della CIA (Compagnia Immobiliare Azionaria) la società nata dallo scorporo del patrimonio immobiliare di Class Editori e quotata in Borsa.
Cuccia avrebbe dunque avuto la fiducia di Paolo Panerai editore di Class ma anche vignaiolo di peso (ha tenute in Chianti e in Maremma) e che da sempre con i suoi giornali si occupa dell’italian style e di economia. Insieme a Cuccia nel consiglio di amministrazione di CIA sedevano anche Gianni Zonin e suo figlio Domenico. E in quel consiglio di amministrazione vi era anche un altro nome di spicco: Diego Della Valle che con Luca Cordero di Montezemolo partecipa al fondo Charme che si occupa di investimenti in alberghi, agriturismi di lusso, e coltivava il progetto di acquistare partecipazioni azionarie significative in tutti i settori del Made in Italy. Come dire tra Cuccia e i nomi del vino italiano che contano c’è una certa conoscenza. Questo non significa nulla; tutta via finché perdura l’incertezza sul vero volto dei padroni del GamberoRosso è plausibile pensare che i protagonisti del mondo del vino italiano abbiano interesse a controllare il gruppo editoriale di maggior peso nel settore.
Ma al di là di questi scenari se ne aprono altri forse di minor portata, ma di più immediato sbocco. Anche perché vi è un altro protagonista di questa stagione non proprio tranquilla del GamberoRosso. Si chiama Sergio Cellini ed è l’amministratore delegato, anche in questo caso plenipotenziario, della GRH la società operativa delgruppo. Cellini si era già occupato di Gambero Rosso quando lavorava al Gruppo Espresso e l’allora propritario del gruppo editoriale di Largo Fochetti principe Carlo Caracciolo aveva deciso di acquistare la certaura di Stefano Bonilli & C. Fu una breve stagione conclusa da un divorzio consensuale tra Caracciolo e Bonilli che tornò in possesso della sua creatura. Ora Cellini è tornato a comandare nel Gambero Rossoe ha annunciato - sia pure in maniera informale - un drastico ridimensionamento delle attività di GRH. Taglio di titoli editoriali, taglio delle attività sul Web, cessione della gestione di Gambero Rosso Channel interamente alla Rai e forse ridimensionamento drastico degli organici e delle attività della Città del Gusto, la cattedrale del food&wine che Bonilli & C. hanno eretto a Roma e che ora ha “filiale”a Napoli.
Attorno al Gambero Rosso sono ipotizzabili più interessi editoriali e di sistema, dacché puri interessi speculativi non sembrano giustificati dall’andamento dei conti. Ma questo piano di ridimensionamento sarebbe stato fortemente contrastato da Stefano Bonilli che è in procinto di fare le valige. Un indizio? Viene dallo stesso Bonilli che sul suo blog “Papero Giallo” di se dice: «Il Papero galleggia, in questo o in altri specchi d’acqua, perché è un animale libero e furbo». Intanto i rumors indicano che a prendere il posto di Bonilli come direttore editoriale del gruppo sarà Daniele Cernilli. È molto amico di Paolo Panerai, ma è anche il pontiere tra Gambero Rosso e Slow Food nel tentativo di salvare la joint-venture tra Gambero Rossoe l’associazione di Carlo Petrini che edita la Guida ai Vini d’Italia,il maggior asset del Gambero Rosso. Non a caso Cernilli si è affrettato a dire: «la Guida la stiamo già facendo». Ma potrebbe essere l’ultimo atto. Forse Slow Food non ha interesse a stare in partecipazione con soci senza volto. E se deve fare alleanze editoriali può farle in prima persona. Si attendono sviluppi.
Bonilli è finito nel Channel
Anticipata da Dagospia, la notizia è rimbalzata in un battibaleno sui blog. E Stefano Bonilli nel suo “Papero Giallo” non ha potuto fare altro che confermarla. Il quindici maggio ha scritto: «Non sono più il direttore editoriale di Rai Sat Gambero Rosso Channel, il canale che ho fondato insieme con Bruno Pellegrino nel 1999. Non lo sono più perché non ero d’accordo sulla nuova strategia editoriale del canale Gambero Rosso che Rai Sat intende portare avanti nel prossimo periodo». La verità è un po’ diversa. La Rai, nella persona di Lorenzo Vecchione, amministratore delegato di Rai-Sat, ha preteso per prorogare di un anno il contratto di edizione di Gambero Rosso Channel che Bonilli se ne andasse e ha affidato pieni poteri sulle trasmissioni (in vertiginosa perdita di audience e in consistente deficit) al suo Guido Barendson giornalista di chiarissima fama. Paolo Cuccia e Sergio Cellini (vicepresidente plenipotenziario di FWF e amministratore delegato di Gambero Rosso Holding) hanno accettato. Per loro che devono risanare i conti il contratto Rai val bene la testa di Bonilli, che ora minaccia di andarsene del tutto.
E il vero padrone resta anonimo
Il Gambero Rosso è di un padrone senza volto. Dal febbraio del 2007 la maggioranza delle azioni di FWF (Food and Wine Factor) la controllante di GRH è nella mani della Compagnia Fiduciaria Nazionale di cui socio è Pesenti (Italimmobiliare e Corsera) e che ha come azionisti di maggioranza i commercialisti Alderghetti. Ma la CFN è una fiduciaria già usata dai “furbetti del quartierino” per nascondere le partecipazioni azionare. Ma c’è di più. Si sa che una quota della GRH (la holding che edita GamberoRosso, Gambero Rosso Channel e gestisce la Città del Gusto) pari al 32% è stata ceduta da Alfredo Cazzola e da Interbanca alla stessa CFN e tuttavia nel libro soci di GRH compaiono ancora le partecipazioni del 16% di Negotia (che aveva le azioni di Cazzola) e di Igi Sgr (che aveva le azioni di Interbanca).Una cosa tuttavia è sicura: i soci storici sono in minoranza.
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