Vie del gusto
Giovedì 4 Dicembre 2008 - 19:46
english version

In processione da San Giovese

immagine
clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire clicca per ingrandire

In processione da San Giovese
Numero di Luglio 2008

E se dietro ai casi di Brunello e Nobile ci fosse la volontà dei paesi ExtraUe di “scippare” all’Italia il suo vitigno più rappresentativo? Ha fatto grande la Toscana, ma non solo. Bizzarro, difficile da coltivare e da vinificare quando però è grande diventa immenso. Così tutto il mondo lo pianta sperando di emulare le glorie italiche. Ed è diventato il nostro primo “internazionale”


Il Sangioveto è - parafrasando Mario Soldati - il sangue dell’Italia di mezzo. Di quella macroregione che va più o meno dalla Romagna fino all’Alta Tuscia. Un areale protoitalico che condivide Etruschi, Piceni, Galli Senoni. È un vitigno strano e le origini sonoancora incerte. È suggestivo pensare che sia una domesticazione delle labrusche - la vitis silvestris - che gli Etruschi con tanta cura vinificavano.

Il Sangiovese è bizzarro: matura tardi, ha colore tenue, ha profumi intensi di viola, di mammola, di sottobosco, di piccoli frutti rossi. Difficile da coltivare, difficilissimo da vinificare con tannini che hanno bisogno di tempo per essere levigati, con asprezze di acidità che tuttavia aiutano a consegnarlo al tempo perché Cronos lo plasmi.

È stato definito il Pinot Nero del Sud d’Europa ed in effetti i due si somigliano, non tanto per questioni di Dna o di sentori, quanto per capacitàdi essere o banali o immensi. Comunque inimitabili.
Sta di fatto che i grandi di Toscana (e non solo) nascono da Sangiovese, vitigno che conosce declinazioni nel nome che vanno dal Brunello al Prugnolo, passando per il Morellino e declinazioni di cloni. È forse il vitigno sul quale la ricerca si è più applicata.
 
Oggi si hanno dei Sangiovese con carica di antociani potente, con polifenoli accentuati. Biondi Santi (lafamiglia che ha inventato il Brunello) è proprietario di alcuni cloni suoi e le università di Firenze, di Pisa, di Milano si sono industriate a creare dei Sangiovese più “facili”, più moderni. E oggi tutto il mondo pianta Sangiovese. Ci si sono provati i californiani e gli americani dell’EastCost, ci si sono provati australiani e cileni, ma questo vitigno sente il territorio come pochi altri.

È il nostro autoctono che è diventato internazionale, ma fuori dal Centro Italia non dà gli stessi esiti d’eccellenza.E così viene da chiedersi: non sarà che gli attacchi a Brunello e Nobile servano a spianare la strada per demolire le denominazioni territoriali e consentire a tutto il mondo di sfruttare senza vincoli il Sangiovese?
È un’ipotesi, ma neppure tanto peregrina. Intanto ripercorriamo le eccelenze del San Giovese protettore dei vignaioli bravi e che non hanno bisogno di taroccarlo perché credono totalmente in lui!

Ecco gli “Ipertuscan”

Dalla scommessa di Sergio Manetti è partita la riscossa dei Sangiovese in purezza.
Bottiglie che rappresentano la più pura essenza del terroir di questa regione

Chi non l’ha conosciuto può capirlo dal suo vino: Pergole Torte. Deciso, mutevole, quasi anarchico: un’esaltazione del Sangiovese, del territorio, della tradizione.
Sergio Manetti volle quel vino lì nelle terra di Radda, il cuore del cuore del Chianti, perché era stanco di vini troppo uguali, perfettini, ma fatti in catena di montaggio.

Sergio fu anche il primo a usare l’arte contemporanea per dare un’immagine alle sue bottiglie (diventate ben presto di culto). Per sposare tradizione e modernità. Dopo di lui i Sangiovese in purezza (pensate l’assurdità: erano quasi tutti Igt e tali sono rimasti perché nei disciplinari toscani per il vitigno simbolo di questa terra c’è poco posto) sono fioriti. E raccontano mirabilmente le differenze di territorio: dalla Berardenga ai colli fiorentini, dalla Maremma all’aretino, ovunque il Sangiovese si esprime con bouquet, con sensazioni gustative differenti.

Il Brunello è (o dovrebbe essere) l’esaltazione del Sangiovese e il racconto più esplicito ed esclusivo dell’identità toscana, ma oggi rivela contaminazioni. E se in Toscana si è esaltata la ricetta bordolese con uso ampio di Cab Sauv e di Merlot perfare i Supertuscan, chi ha scelto il Sangiovese ha fatto gli Ipertuscan.

La trincea del Nobile

L’inchiesta che ha colpito anche questo vino toscano potrebbe essere arginata dalle aziende che fanno il vino di Montepulciano solo con Sangiovese.
Vediamo perché

E così la magistratura chiede spiegazioni anche ai produttori del Nobile di Montepulciano. Vino famosissimo cantato dal Redi nel suo Bacco in Toscana, definito Nobile fin dal Cinquecento appunto per la sua qualità.

I termini delle indagini sono noti: 120 mila ettolitri di vino sequestrati alla Vecchia Cantina (la più importante cantina sociale di Toscana) il suo amministratore iscritto nel registro degli indagati dove è finito anche il presidente del Consorzio, ma a titolo personale.
L’ipotesi: che a Montepulciano sia arrivato vino da altre regioni e sia finito dentro le bottiglie del prestigioso Docg toscano.
Ma qui, al contrario di quanto avviene a Montalcino, proprio il Sangiovese potrebbe essere l’ancora di salvezza. Perché il disciplinare del Nobile prevede l’utilizzo di Prugnolo Gentile (il nome locale del Sangiovese) al 70%.

Le aziende che scelgono di fare il Nobile con Sangiovese in purezza compiono dunque un’opzione consapevole e non ci sarebbe alcun motivo al mondo per taroccare il vino visto che Prugnolo Gentile al 100% è appunto una libera determinazione del produttore.
Dunque, proprio il Sangiovese in purezza di Montepulciano, potrebbe essere la nuova trincea della qualità toscana.

La Romagna lo esalta

Predappio è la culla storica di questo vitigno arrivato qua con i Medici a Terra del Sole.
Ma tutto il Centro Italia lo usa. E ora nelle Marche si fa anche in bianco

Lo hanno addiritura specificato nelle etichette: Sangiovese di Romagna. E quando Dolcini cominciò a ragionare  dei vini del Passatore, delle diverse Ca’ de Be’ e soprattutto della celebratissima Ca’ de Sanzves a Ravenna aveva in testa di fare di questo vitigno l’emblema delle colline romagnole.

Infinita è la disputa con i toscani se il Sangiovese sia cosa di Romagna o di Etruria. Quasi certamente furono i Medici, allora proprietari della Romagna Toscana che aveva in Terra del Sole (una galera modello) il suo epicentro a portarlo qua.

E ora da Predappio, culla del Sangiovese d’Oriente, i romagnoli sfidano di nuovo i toscani sulla qualità. Ma il Sangiovese colonizza l’Umbria ( meraviglioso nel Rosso di Montefalco), l’Alta Tuscia e nel viterbese se ne fa di ottimo e le Marche dove entra spesso in uvaggio col Montepulciano per dare origine al Rosso Piceno.

Nelle Marche c’è chi lo fa in purezza (comeDezi) o chi come Giovani Meschini ha provato a vinificarlo anche in bianco. Ne è uscito il Bianco del Moro prodotto da Colmone della Marca sulle colline di Pitino nel maceratese.
È un vino sorprendente:ampio al naso, con sentori di anice e di ginestra.
A dimostrazione delle potenzialità del Sangiovese.
Vitigno benedetto!

del.icio.us


Commenti

Clicca qui per inserire il tuo commento

Nome:

Email:

Commento:

Codice di controllo:




cerca nel sito
iscrizione alla newsletter
Eventi Dicembre
L M M G V S D
01 02 03 04 05 06 07
08 09 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31
Segnalato da voi
Segnala alla nostra redazione: