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Il consiglio da Trento
Numero di Luglio 2008
È oggi un laboratorio di nuove filosofie produttive. Si profila un’alleanza tra sistemacooperativo e produttori d’eccellenza per esaltare le peculiarità di un territorio vocatoda sempre al vino
Che il Trentino sia territorio vitivinicolo di qualità e di consistente produzione non è una novità. Basta percorrere le sue terre che sono terrazze e strette valli tra le montagne più belle delmondo, che sono una pianura innervata dal tumultuoso Adige per constatarlo.
Qui la vigna contende spazio ai meleti, qui la pergola trentina si alterna al guyot disegnando stranianti geometrie nel paesaggio. Ma da decenni si assiste ad un silente quanto potente braccio di ferro tra la cooperazione e i produttori singoli. Le Cantine Sociali (Cavit, Mezzacorona,Mezzolombardo, La Vis con Cembra, Isera per citare le maggiori) sono il polmone produttivo, ma sono anche lo strumento che ha consentito agli agricoltori di avere una vita più dignitosa che li ripaghi della fatica di condurre una viticultura eroica come sempre è quella di montagna.
Per contro i produttori che hanno scelto la strada dell’eccellenza hanno spesso lamentato uno strapotere commerciale e decisionale delle coop. Sembrava che il Trentino in cantina fosse destinato ad assistere a queste due “viti parallele”. E invece come sempre da questa terra meravigliosa e saggia è venuto un “buon consiglio” proprio come il Castello che domina Trento,proprio come accadde nella lunga disputa del Concilio che si chiuse dando nuovo slancio all’evangelizzazione.
A lanciare questa sfida culturale è stato il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, produttore di uno dei più celebrati vini al mondo Il San Leonardo (sublime incontro di Cabernet e Merlot). Da presidente della Casa del Vino di Isera ha cominciato a tessere la tela, da imprenditore e da vignaiolo illuminato ha avanzato la proposta:alleiamoci tra cantine sociali e produttori per fare ancora più grande il Trentino. Detto fatto, Carlo Guerrieri Gonzaga ha prodotto con Cavit un vino che sarà lanciato nella grande distribuzione. È una collaborazione “a titolo personale” alla quale però Guerrieri Gonzaga ha fatto seguire il suo appello. E già è cominciata la rivoluzione silenziosa del Trentino.
Una terra- si diceva - dove Bacco abita da sempre. Divisa sostanzialmente in tre grandi territori, la valle dell’Adige, il piano Rotaliano, le valli di Cembra e spartita in tre grandi segmenti produttivi: gli spumanti che sono la ricchezza d’immagine di questo territorio vitivinicolo con una produzione di Chardonnay di altissimo profilo, i grandi rossi da vitigni internazionali, l’esaltazione degli autoctoni che si è tradotta in produzioni consistenti per quantità ed eccellenti per qualità, ma anche in piccole nicchie. Così Moscato Bianco, Moscato Rosa, Nosiola hanno continuato a sopravviveretra le pergole trentine. È un fiume carsico d’innovazione in vigna, in cantina, ma anche nell’organizzazione produttiva quello che oggi percorre il Trentino.
Giustamente faceva notare il professor Attilio Scienza, massimo esperto viticolo che nelle terre del Concilio ha avuto i natali, come proprio l’alternanza tra guyot e pergole dimostra la mutazione produttiva che questo distretto vitivinicolo sta subendo. Ed è una trafsormazione positiva. Se alcuni produttori hanno esaltato il Teroldego fino a farlo diventare un must, altri hanno puntato sul Marzemino recuperando un’antico vitigno,se alcuni hanno deciso di realizzare i migliori spumanti d’Italia altri hanno puntato su vitigni apparentemente di nicchia come il Müller Thurgau, se altri hanno attuato la viticoltura intensiva (ma sempre con un occhio alla qualità) altri hanno cominciato a coltivare in altura per rinunciare del tutto agli additivi chimici, alle pressature stressanti delle uve cominciando ad usare l’azoto per evitare le ossidazioni nemiche dei bianchi che sono uno dei grandi atout della vigna trentina.
Qui sono nati il progetto masi di Cavit (controllo totale sulla viticoltura dei soci), gli esperimenti di pressatura in inerti di Pojer, il progetto qualità totale di La Vis che è anche integrazione sinergica tra vino e territorio, qui si è rilanciato il Vino Santo come identitario, qui coesistono giganti spumantisti (Mezzacorona e Cavit) emicrocaves d’eccellenza come Maso Martis o vette assolute come Ferrari.
Così oggi il sistema vino del Trentino si pone come un’avanguardia. E questo è il consiglio di Trento. Ed è singolare notare che ad ogni mossa di un produttore privato ha corrisposto in anticpo o per reazione un’analoga iniziativa del movimento cooperativo. Oggi tutto questo diventa sinergia sul terreno della difesa dell’identità, sul progetto di qualità totale, sulla conquista di nuovi mercati . È il buon consiglio di Trento.
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