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Il bicchiere in più
Numero di Luglio 2008
Giovani e alcol, un rapporto sempre più stretto e pericoloso. Un nuovo decreto legge ha inasprito le pene per chi guida con i livelli alcolemici nel sangue oltre i limiti consentiti. Ma il vino, quanto è responsabile delle stragi del sabato sera?
Non passa giorno che su giornali e televisioni non si parli di incidenti automobilistici, di pirati della strada e, anche se ultimamente non è più di moda, di stragi del sabato sera. E, regolarmente, si punta il dito sul rapporto tra guida e alcol. Una piaga sicuramente, ma dai mille risvolti, e che non si può liquidare con titoli a effetto o banali discussioni da talkshow.
Non si tratta, purtroppo, solo di incoscienza o di bravate di ragazzini, il rapporto tra alcol e guida parte da un’ignoranza di fondo. Se basta il buon senso per sapere quando fermarsi, evitando così incidenti pericolosi, non tutti sanno quale sia il limite legale di alcol nel sangue per poter mettersi al volante e pochissimi sanno come e quando l’alcol entra in circolo. Una ricerca di un’importante società d’assicurazioni, infatti, ha sottolineato come solo il 30 per cento degli automobilisti italiani sappia che il limite legale di alcol nel corpo sia di 0,5 g/l.
Ma come si arriva a questo livello? Non ci sono tabelle specifiche, perché gli effetti dell’alcol sono soggettivi e cambiano da persona a persona. Una stima dell’Istituto Superiore di Sanità, però, afferma che con un bicchiere di vino, una pinta di birra o un cocktail alcolico una persona del peso di 60 chili ha un livello di alcol nel sangue di 0,2 g/l. Quindi, con poco più di due bicchieri si raggiunge il limite legale. Semplice? Non proprio, perché vi sono altri fattori che influiscono. Dal tipo di alcolico bevuto, con vino e birra che vengono assorbiti più lentamente rispetto, per esempio, a grappa o whisky. Dal fatto che si sia bevuto a stomaco vuoto o pieno, in questo caso il tempo di assorbimento arriva a raddoppiare. E da chi siamo. Un uomo, infatti, raggiunge livelli d’alcolemia alti più lentamente di una donna, che quindi è più a rischio anche con un consumo ridotto di alcolici.
Anche il peso influisce. Chi è più magro ha una minore quantità di grassi e di liquidi e, di conseguenza, patisce maggiormente gli effetti e raggiunge più velocemente livelli alcolemici alti. Il metabolismo, differente da persona a persona, poi, velocizza l’entrata in circolo dell’alcol, così come il consumo di medicinali. Anche l’età,con il cambiamento di metabolismo, influenza la capacità di assorbimento dell’alcol. Quando si beve e guida, quindi, si devono considerare diversi fattori per stabilire quale sia il proprio limite. Non solo per evitare incidenti, perché questo lo si potrebbe capire con il semplice buon senso, ma anche per evitare sanzioni amministrative in caso di controllo. Soprattutto dopo che con il decreto legge del 23 maggio 2008 sono state inasprite le pene per chi viene trovato alla guida in stato d’ebbrezza.
In particolare, come si può vedere dalla tabella presente in queste pagine, sono stati aumentati i periodi di detenzione per la guida in stato d’ebbrezza ed è stato reintrodotto il reato di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti che, con un decreto legge del 2007,era stato derubricato a illecito amministrativo.
Un altro elemento importante è il tempo di latenza, cioè il periodo che il corpo necessita per espellere l’alcol dal sangue. Anche in questo caso i risultati variano da persona a persona, ma si può stimare che il fegato necessiti di circa un’ora per ogni bicchiere bevuto e che, a grandi linee, ci vogliano sette ore per espellere completamente l’alcol dal proprio corpo (come si può vedere nella tabella, che ha solo un valore ipotetico e indicativo).
Ora che abbiamo chiarito gli effetti dell’alcol sul corpo umano, torniamo al punto di partenza. Basta spiegare come funziona il nostro corpo per limitare gli incidenti? E, soprattutto, chi beve vino è un potenziale pirata della strada? La risposta a queste due domande è no. I dati raccolti dall’Asaps, l’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale,e dalla rivista Il Centauro parlano chiaro. Dall’introduzione della patente a punti nel 2003 , preceduta l’anno prima dall’abbassamento del limitelegale da 0,8 g/l a 0,5 g/l, sono state ben 64.851 le infrazioni contestate a guidatori in stato d’ebbrezza. Nello stesso periodo, invece, sono stati 4.150 gli automobilisti fermati sotto effetto di stupefacenti. Di norma, infatti, a causa della difficoltà e dei costi, vengono effettuati controlli alcolemici sui guidatori, mentre i test antidroga si limitano, spesso, solo a guidatori coinvolti in incidenti. Inoltre, un controllo a campione effettuato in provincia di Verona, ha evidenziato come circa un terzo dei guidatori che superavano il test alcolemico non superavano quello sugli stupefacenti. Ma era un controllo a campione, mirato, insomma, un una tantum. Di prassi, invece, il test sugli stupefacenti non viene effettuato. I titoli di giornale, quindi,sono spesso fuorvianti e spingono a campagne stampa giuste, ma limitate. L’alcol al volante è, sicuramente, un problema che va affrontato in modo serio e deciso, ma spesso (soprattutto per quel che riguarda le famigerate stragi del sabato sera) è associato al consumo di droghe leggere, dagli oppiacei alle pasticche, in un mix, questo sì, veramente letale.
Inoltre, come potete leggere nel box qui a fianco, sono soprattutto la birra e i cocktail i drink più pericolosi. Perché sono quelli più consumati dai giovani e perché, se preparati male, entrano più velocemente in circolo. Basta leggerei dati dell’indagine del Centro Studi Fipe sui locali da ballo del 2004. Nelle discoteche il 57,2% degli introiti deriva da birra e superalcolici (cocktail compresi), mentre il vino “pesa” solo il 3,5% nel totale dei consumi.
Ed èproprio dopo le serate in discoteca che aumentano gli incidenti causati dall’eccessivo consumo di alcolici. Insomma, un buon bicchiere di vino a tavola non lo si nega a nessuno. L’importante è sapere cosa si beve e come si beve. Il resto sono, appunto, chiacchiere da talkshow.
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