Vie del gusto
Venerdì 25 Luglio 2008 - 12:50
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I pometi dell′Etna

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I pometi dell′Etna
Nel verde
Numero di Aprile 2008

Sicilia. Le mele sono un tesoro sconosciuto del più grande vulcano attivo d’Europa. Ma le “sciare” di antiche eruzioni formano un terreno fertile anche per molti altri frutti

“A Muntagna” meraviglioso gigante dalla cima troncata le cui falde si allargano maestosamente fino a toccare il mare. Questo per i siciliani è l’Etna. Sulle sue pendici imponenti castagni si alternano ai gialli cespugli di ginestre fiorite. Salendo, la scura pineta di larici lascia spazio a faggi dalla chioma leggera. Ancora sopra, esili betulle dalla corteccia sericea ricordano incredibilmente i paesaggi della tundra artica. Oltre i 2400 metri solo immense distese di ceneri e lapilli grigiastri. Qui, qualche ginepro e i bassi cuscini spinosi dell’astragalo etneo riescono faticosamente ad attecchire. Poi si scorge, attraverso il fumo acre del magma ancora tiepido, il nero cono terminale. Un fitto intreccio di cordoni lavici scuri e vetrosi ricoperto di neve per sei mesi l’anno. Sull’Etna, paesaggio e storia, vegetazione naturale e coltivazioni si fondono assieme da sempre, in un legame indissolubile. Muriccioli di pietra lavica che racchiudono orticelli e aranceti. Carrubi e fichi, peschi e melograni, pistacchi e vigne rendono amabile il duro, ma fertile, suolo grigio ferrigno. Più a monte, inframmezzati a “sciàre” di antiche eruzioni, i pometi, frutto della tenacia e dell’ostinazione degli agricoltori catanesi.

Gli occhi di Mario, un vecchio contadino col viso abbronzato segnato dal tempo, luccicano di orgoglio mostrando il suo frutteto in fiore. Per uno stupefacente gioco di prospettive il bianco candido dei fiori dei meli si confonde con gli ultimi resti, sulla cima, delle nevicate invernali, sciolte dal caldo sole primaverile. Cinque minuscoli petali immacolati, ogni fiore è una fragile miniatura che si ripete migliaia di volte, presupposto di un raccolto abbondante. La “muntagnese”, il “cirino”, la “ruggia”, il “lapione” e altre ancora, Mario le chiama per nome. Sono le varietà di mele coltivate nei pometi dell’Etna. Poi racconta di quando le donne andavano a comperare le mele a S. Alfio, sotto l’immenso Castagno dei cento cavalli. Incantate ascoltavano lodare la fragranza e le proprietà di questi meravigliosi frutti. Infine si compie una magia. Uno squarcio tra gli alberi di mele e giù, in basso, si vede il mare, blu intenso, agitato da onde che si infrangono su nere pareti di lava.

del.icio.us


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