Vie del gusto
Giovedì 4 Dicembre 2008 - 20:03
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Lo charme dell′extra vergine

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Lo charme dell′extra vergine
Numero di Maggio 2008

Gente di gusto. Cesara Buonamici, Luciana Cerbini Picuti, le sorelle Gabrielloni conquistano con i loro oli i mercati del mondo. Tra Toscana, Umbria, Marche tutta la qualità del Made in Italy in frantoio

Un bel dì vedremo stillare un filo d’olio… Chissà se parafrasano Madama Butterfly in attesa che goccia dopo goccia l’oro verde riempia di profumi come divino balsamo la loro vita. Hanno una confidenza con il mito per la coltivazione che si sono scelta e se non hanno un Pinkerton da anelare tanto assomigliano a Penelope. Anzi ne sono l’incarnazione e il riscatto insieme. Sono le donne che fondano sull’ulivo la solidità della loro esistenza e se certo non hanno scavato il talamo in un tronco millenario la loro impresa è epica come quella di Ulisse, la loro pazienza è domestica come quella della regina di Itaca. A considerarle nella loro essenza sono le eredi di Athena, la dea che donò all’umanità la pianta sacra di noi mediterranei e che perciò Zeus innalzò a sovrana della città della sapienza.

È scritto nella mitologia che l’ulivo è il simbolo della saggezza, è salvifico perché nutre, protegge, illumina. Che è l’albero delle donne. Proprio come la Mater Matuta che fertilizza la nostra civiltà dall’alba del tempo. Queste donne hanno sguardi lontani come chi scruta il mare da dove l’ulivo s’è irradiato, da dove tornò Odisseo, da dove non sarebbe mai più giunto Pinkerton. Per questo l’olio delle donne ha il fascino del tempo, il mistero dell’eterno femminino e il sapore della vita. Incontrarlo non è difficile: basta percorrere il centro dell’Italia e seguire le tracce di quattro signore dell’olio tra le colline fiesolane e quelle della Marca passando per l’incanto di Torre del Colle sui contrafforti di Bevagna dove l’Umbria rivela il suo elegante mistero rurale.

Ad accomunarle servirebbe, purché non sembri irriverente, un giocoso verso di De Andrè. Ricordate Bocca di Rosa? Potremmo dire: c’è chi l’olio lo fa per gioco (e sono i tanti hobbisti snob della nostra agricoltura ridotta a gingillo), chi se lo sceglie per professione (e sono i molti, troppi speculatori), Cesara, Luciana, Elisabetta e Gabriella né l’uno né l’altro: loro lo fanno per passione.

Dedizione di natura
Una passione contagiosa se è vero com’è vero che Cesara Buonamici, il volto del Tg5 giornalista di vaglia e di charme, appena può corre a Montebeni dove da ventimila piante di Leccino, Frantoio e Moraiolo sgorga il suo “smeraldo liquido”. Condivide la responsabilità della tenuta, rigorosamente biologica e dotata di una linea di frantoio e imbottigliamento aziendale, con il fratello Cesare mentre mamma Rosa, perfetta padrona di casa, perpetua la nobile ospitalità dei Buonamici. «Sulle colline di Fiesole si culla la mia anima - dice Cesara - e quell’olio è l’espressione più vera della nostra appartenenza a questa terra d’incanti». Ha aiutato la fama televisiva? Forse, ma gli amici confessano che è più probabile che sia stata l’armonia rurale, l’essenza di questa Toscana profonda e naturale dove il paesaggio è sì artefatto (cioè fatto ad arte perché plasmato dagli uomini), ma diventa condizione interiore ad aver modellato il sorriso di Cesara, quel suo apparire in confidenza nella case d’Italia.

A lei si deve l’ispirazione di produrre oltre all’olio extra vergine biologico (che è valso all’azienda una quantità di premi oltre ad aprire le porte di Harrod’s e delle boutique del gusto di tutto il mondo all’etichetta Buonamici) le zuppe toscane dove l’olio è ingrediente indispensabile e una linea di cosmetici che esaltano le infinite proprietà benefiche degli estratti della pianta. Civetteria femminile? Abile operazione di marketing? Né l’una né l’altra: solo dedizione.

Come un sortilegio
Il Ponente, respiro dei colli di Bevagna, accarezza i capelli dorati di Luciana Cerbini Picuti
: profilo greco e altero, anima sensibile e timida illuminata da enormi occhi curiosi. Casa Gola è la sua alcova degli intelletti e degli affetti. Lì oltre duemila ulivi, in prevalenza Moraiolo, sostengono il suo sogno: produrre il migliore extra vergine possibile. Ha già vinto premi affermandosi come una delle migliori etichette umbre (e quindi d’Italia e dunque del mondo) ma ha aggiunto ora un’elegante linea di cosmetici. Saponi all’olio, al rosmarino, alla rosa canina, le piante che abbelliscono il suo giardino e poi creme di bellezza e sostegni nutritivi, tra cui quella ai polifenoli dell’uva Sagrantino. «Per me l’olio - dice Luciana - è un sortilegio: è come se mi rimettesse in armonia con la mia essenza profonda e spero che chi lo degusta senta questa carezza ai sensi e al pensiero».

Luciana Cerbini fa l’avvocato a Foligno, professione che condivide con il marito Giovanni Picuti fotografo, gourmet e divulgatore culturale, e Casa Gola è oggi non solo un’azienda olearia, ma è prima di tutto un laboratorio di idee applicate al paesaggio, all’arte e all’arte di vivere. «Tutto questo - confida Luciana - è un sostegno perché oggi vendere il vero extra vergine è durissimo: il mercato è inquinato da troppi prodotti di dubbia provenienza, la cultura dell’olio è ancora lontana da apprezzarne i veri valori nutrizionali e i veri significati antropologici. Ma io non mollo: ho creato le magnum, ho affidato a un artista come Luigi Frappi il disegno delle etichette, ho fatto di Torre del Colle un simbolo delle armonie rurali. Il mondo mi premia perché vendo negli Usa, in Canada, in Germania e in Austria. Meno, molto meno in Italia. Alla fine però credo che tutto questo s’imporrà come un modello di naturalità e di buon rapporto tra uomo e Creato». Difficile non pensarlo nella terra di San Francesco che al Creato ha dedicato l’immortale Cantico.

Carezze di campagna
Ma un’altra poetica è quella che si respira a Montefiore sotto il castello che fa da guardia a Recanati, la città di Leopardi. E davvero in questa parte della provincia di Macerata si respira l’infinito. Lì, in quelle campagne di un’eleganza rurale sconosciuta altrove, crescono la Mignola e la Rosciola, il Piantone di Mogliano e la Dura e la Dolce Ascolana cultivar peculiarissime che rendono unico l’olio di questa valle, tanto che fin dal ‘200 i mercanti veneziani decisero di chiedere un sovrapprezzo per il “franto della Marca”. In queste campagne due giovani sorelle, Elisabetta e Gabriella, portano avanti la secolare attività di famiglia: il frantoio Gabrielloni. Con il loro Laudato, un fruttato leggero come una carezza, intenso come un sorriso di donna, hanno vinto tutti i premi: è di fatto l’olio campione del mondo. Ma egualmente il Solivo (appena un po’ più robusto) e le loro monocultivar che etichettano come Virgoro raccontano le sfumature dell’extra vergine maceratese, ma soprattutto assomigliano a bottiglie di profumo della terra. «Siamo orgogliose - confida Elisabetta - di questi nostri prodotti perché sono l’espressione più vera della nostra passione. Certo è dura vendere in Italia dove l’extra vergine non ha ancora la considerazione che merita. Ed è una contraddizione perché l’Italia è la patria dell’olio, è la terra che dà i migliori oli del mondo.

Negli Usa hanno una sorta di venerazione per l’extra vergine e ora anche i grandi chef cominciano a usare differenti oli per preparare differenti pietanze. Sarebbe strano che non lo facessero: usano il sale in maniera diversa, figurati il prodotto di una pianta sacra! Noi invece lo abbiamo imparato fin da piccole che cosa vuol dire avere rispetto per l’extra vergine. In fin dei conti è avere rispetto per noi stesse, per la nostra vita». È così che continua nelle donne il mito della Mater Matuta la dea della fertilità che è guidata da Minerva, dea della sapienza, colei che donò agli uomini la pianta dell’ulivo, colei che ha dato alle donne il segreto dell’ulivo.

del.icio.us


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