Vie del gusto
Martedì 2 Dicembre 2008 - 15:38
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RUGGERI

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RUGGERI
Via Prà Fontana - Valdobbiadene (TV)
Numero di Aprile 2007

Links:
http://www.ruggeri.it
mailto:ruggeri@ruggeri.it

Il nome Ruggeri richiama nell’immaginario subito Prosecco!. Basta la parola per evocare il momento di festa, gioia e allegria.
La cantina Ruggeri fu fondata nel 1950 da Giustino Bisol, ma la casata “Bisol” vanta profonde radici nella cultura vitivinicola nel territorio di Valdobbiadene. Il toponimo “ Case Bisoi ” (“le Case dei Bisol” ) si trova già nelle mappe più antiche, giusto al centro dell’attuale zona del Cartizze, anticamente denominata Chartice o Gardizze, ove già dal 1542 i Bisol coltivavano la vite. La mission è sempre quella di valorizzare, con la spumantizzazione, i vini Prosecco e Cartizze, grazie ad una produzione tecnologicamente elevata per ottenere dei prodotti in sintonia con l’ambiente. Paolo Bisol (nella foto), titolare con i figli dell’azienda, conosce ogni angolo del Cartizze e dei vigneti più vocati di Valdobbiadene, le loro caratteristiche, soprattutto tutti i viticoltori che forniscono le migliori uve.
Le uve di Prosecco DOC sono tradizionalmente conferite da oltre 120 viticoltori. Da segnalare i numerosi vigneti di alto pregio ricadenti nelle storiche frazioni di San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol (denominato triangolo d’oro), da sempre riconosciute come l’apice qualitativo dell’intera denominazione. Ruggeri possiede inoltre un piccolo vigneto di Cartizze e 21 ettari nel vicino Montello, di cui crrca un ettaro è dedicato al recupero di antichi vitigni autoctoni, come la Recantina, in collaborazione con l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano. Tradizione e innovazione sono motrici dell’entusiasmo di Paolo Bisol, che presenta proprio al Vinitaly 2007 l’ultimo nato in casa Ruggeri: il Vecchie Viti Valdobbiaden e DOC Brut. Ricavato da antichi ceppi di Prosecco, questo affascinante vino deve la sua creazione alla passione di Paolo Bisol per il territorio. “Camminando su e giù per le colline in compagnia degli agricoltori – spiega Paolo Bisol - rimanevo colpito, impressionato, incuriosito e quasi intimorito, dalle viti più vecchie. Qualche volta imponenti, col fusto enorme, altre ridotte ad una lamina, sono viti che hanno un'età che va dagli 80 anni in su. Guardavo queste viti e pensavo che mi sarebbe piaciuto farne del vino per trarne uno spumante che fosse omaggio al territorio e al lavoro di tutte le donne e gli uomini che nel corso dei secoli hanno modellato i ripidi fianchi delle nostre colline, strappando al bosco ogni metro di terra”. “Le viti più vecchie oltre a fornire i vini migliori – spiega Attilio Scienza, docente all’Università di Milano - come indicano molti proverbi popolari, hanno altre doti che potrebbero essere sfruttate per migliorare la qualità dei nuovi vigneti”.

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