Vie del gusto
Sabato 6 Settembre 2008 - 23:37
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Toujours Paris

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Toujours Paris
Parigi - France
Numero di Novembre 2007

Francia. Nella capitale internazionale del glamour, in cerca della sua anima più alternativa. Con una guida ai migliori luoghi per buongustai, scritta per noi da una vera parigina

Mercati e templi del gusto
Si dice mercati e si pensa al mercato delle pulci, celeberrimo quello di Porte de Vanves dove si può veramente trovare ancora di tutto… al mitico Les Halles oggi trasformato in un centro commerciale pieno di negozi, dove sopravvive la mitica trattoria ‘Au Pied de Cochon’, dove si può mangiare, 24 ore su 24, il piatto che dà il nome al locale - piedino di maiale - e la zuppa di cipolla che riscaldava i facchini che scaricavano pesanti sacchi di frutta e verdura. Al mercato di Avenue Wilson ha la sua bancarella una star, Joel Thiebault, mentre nel piccolo mercato rionale di Place d’Aligre vanno i parigini che vogliono trovare cibo buono non a prezzi stratosferici. La prima, piacevole sorpresa è che Thiebault, che scrive libri di successo ed è amico di tutti i più grandi chef, sta personalmente alla sua bancarella a servire i clienti. Si vanta di conoscere più di 1700 varietà di verdure e da poco ha realizzato un bellissimo libro (“Verdure”, edito in Italia da Fabbri) con 36 chef che hanno usato sue verdure e sue ricette. E se d’estate ha più di 22 varietà di melanzane, adesso è un trionfo di cavoli e cavolfiori, di tutti i colori e di tutti i sapori. Dal mercato sofisticato con la star, a una piccola, deliziosa realtà di quartiere: Place d’Aligre, quartiere Bastille. Sulla piazza c’è un’anziana signora di colore che fa il suo personalissimo mini marché aux puces: vecchie cartoline e tendine ricamate, una caffettiera e uno scialle di lana. All’interno frutta, verdura, carne e un chioschetto di ostriche. Attratti da una serie di appetitose “tapenade”, ne scegliamo due, ai peperoni e al lime. Il dolce? I supermercati alimentari sono pieni di monoporzioni per single: meglio optare per un crumble di mele o per una mini tatin. Deliziosa la catena di negozi ‘Oliviers & Co’, dieci in tutta Parigi, con olio in tutte le sue varianti e interpretazioni, da bere, mangiare e da spalmarsi sul corpo. Nel negozio di rue Vieille du Temple, nel Marais, c’è sempre la degustazione di tapenade, se hai fame passi di lì, ti spalmi su un cracker un po’ di tapenade al pistacchio ai citrons confit, al pesto... e riparti. Ma non si può non entrare in uno dei massimi templi mondiali della gastronomia, ‘Fauchon’, con le madeleines di proustiana memoria in versione salata, al tartufo e al Roquefort, e le eclairs, classico biscotto, con la glassa tricolore della bandiera francese e bianche coi pois verdi fatti di pistacchio. Molto trendy, e a soli 16 euro, la shopping bag Fauchon fucsia e nera. Un salto va fatto anche da ‘Hédiard’, su Avenue George V, per farsi tentare da irresistibili delicatessen, dalla confezione storica, immutata nel tempo: scatole rosse legate con nastri marrone. È di diritto fra gli indirizzi di gusto della città.

Una cena per due
Pensi ai ristoranti parigini e ti viene in mente le “grand plat”, trionfo di ostriche-coquillagesaragoste- granchi, su un letto di ghiaccio tritato e di alghe: godimento estremo degli occhi e del palato! E le crèpes, dolci o salate, vendute a ogni angolo della strada per uno spuntino veloce, flambée alla fine di una romantica cena… ma Parigi è anche molto altro. Camminando per la griffatissima Rue St. Honorè, si può capitare davanti alla chiesa cattolica polacca, nella cui cripta c’è un ristorante, la Crypte Polksa, incredibile! Si mangia un buon gulasch, una splendida sfoglia di mele con crema calda e si spende poco… Nel quartiere della Bastille, in un brulicare di ristoranti indiani e italiani, si trova invece ‘Chez Paul’, un locale che dal 1900 è degli stessi proprietari, hanno tutte le foto di famiglia alle pareti; deliziosa la sala con la stufa e il vecchio lavandino, cucina francese di tradizione. Il Marais, il cui centro è piazza dei Vosgi, da molti considerata la più bella piazza di Parigi, meriterebbe un articolo a parte. Tralasciando le rosticcerie ebraiche di rue des Rosiers, con dolci e salati pesanti ma buonissimi, arriviamo a una piccolissima piazza alberata, quattro ristoranti coi tavoli fuori, pieni di turisti. Ma ce n’è uno un po’ defilato, solo cinque tavoli all’interno, ‘L’Epouvantail’. Da gustare un rognone alla mostarda e un gazpacho - versione dolce - ai frutti rossi da leccarci i baffi... E che dire del piccolo, romanticissimo ristorante nel Quartiere Latino, le ‘Coup Chou’, una fuga di minuscole stanze in una casa di pietra del ‘500? D’inverno nella sala col camino, in coppia è super romantico, fra amici ci si riscalda. Non si può ignorare che riapre, dopo un restauro, la ‘Tour d’Argent’, il ristorante-mito con vista stupenda su Notre Dame, con l’obiettivo di recuperare le stelle Michelin perdute. E da non perdere, anche uno dei ristoranti più antichi del mondo, ‘Le Procope’, nel quartiere di St. Germain. Nato nel 1686 come caffè, ha visto passare i grandi nomi della letteratura come Voltaire, Balzac, Victor Hugo. Venivano qui anche Danton, Robespierre e Marat. E si racconta che Napoleone Bonaparte, giovanissimo e senza soldi, lasciasse qui in pegno un suo cappello per un conto non pagato. Queste cose succedono solo a Parigi! Infine, nel Marais, vale la pena fare una sosta al bar, delizioso e coloratissimo, del boutique hotel ‘Du Petit Moulin’, progettato dallo stilista Christian Lacroix. Inaugurato da poco, ha solo 17 stanze una diversa dall’altra ed è una gioia per gli occhi, a cominciare dalla scala con la moquette nera a pois bianchi. Ça c’est Paris!

Caffè d’atmosfera
Nei cafè di Parigi è nata la storia e la letteratura e ci si può emozionare sedendosi ai tavoli de ‘Deux magots’ e del ‘Cafè Flores’, pensando che lì si sedevano Jacque Prevert e Simone de Beauvoir. Ma vale la pena, di sicuro anche una sosta all’Emporio Armani Cafè appena ristrutturato in blvd St Germanin, dove si consuma il rito tutto italiano anzi milanese dell’aperitivo con risotto mantecato, croccanti verdure fritte, vini italiani e cocktail, nella raffinata atmosfera Armani. Irresistibile il caffè ‘Toraya’, con dolci mignon giapponesi, leggeri e raffinatissime gelatine di fagioli rossi e di tè verde. Da mangiare con gli occhi prima che con la bocca! E per continuare il viaggio in Oriente, il ‘Cafè Maure della Moschea’, sale moresche e patio con colonne. Per una voglia irresistibile di vero caffè italiano, in rue Cler, una deliziosa strada pedonale vicino alla Tour Eiffel con bancarelle di frutta e fiori, c’è il ‘Caffè Vergnano’, dove tutto, dai camerieri al cibo, è italiano doc.

Vivere da vero parigino
Chi vuole diventare parigino, anche solo per pochi giorni, può affittare una casa. Come quella di Rue de la Sein, uno fra i tanti appartamenti di charme proposti dal sodalizio ‘Abitare Parigi’ nel cuore della Ville Lumière (fino al 18 dicembre con sconto del 20 per cento). È nel pittoresco quartiere di St. Germain, a due passi dalla rue Jacob, dove hanno abitato Racine, Wagner ed Hemingway! E se proprio si vuol strafare, ci si può far arrivare il pranzo direttamente a casa da ‘Fauchon’. Le proposte autunno- inverno - sì, proprio come una collezione di moda - sono varie e stuzzicanti, dal petto d’anatra al miele, al salmone, al vapore. Si chiamano “coffret repas”, ci sono anche in Italia, ma mangiarsi il lunch appena arrivato dal tempio della gastronomia mondiale nella città più glam del mondo certamente fa una bella differenza…___

Passeggiata gourmande

Per uscire dai sentieri battuti e scoprire una Parigi autentica, da vedere e da mangiare, basta seguire l’itinerario che vi proponiamo. Starà a voi fermare gli occhi per scoprire scrigni di sapori e di profumi. La nostra passeggiata comincia dal ritratto dei bistrò che racchiudono un’atmosfera veramente parigina. Per esempio il ‘Timbre’ (3, rue Sainte Beuve, 6° arrondissement), a Vavin, quartiere degli artisti, è un nido che porta bene il suo nome (“piccolo come un timbro” dice l’espressione!). Sala minuscola, luci di candele, foto in bianco e nero e sedili di cuoio trasudano semplicità. Solo un bar separa la sala dalla cucina, si può dunque spiare lo chef in azione e gustare piatti sia classici sia personalizzati, come il budino nero allo zenzero e coriandolo o il millefoglie vanigliato, diabolicamente cremoso e nello stesso tempo croccante! Il percorso ci guida poi in una viuzza discreta dove non si viene per caso. Il ‘Villaret’ (13, rue Ternaux, 11° arrondissement), nel quartiere di Parmentier, fa parte dei bistrò imperdibili per gli amanti della vera cucina, quella di uno chef generoso che prepara ottimi prodotti (uova affogate alla crema di porcini e foie gras, cosciotto d’agnello di Lozère e aglio in camicia…). Le idee sono quelle della tradizione, ma largamente rivisitate con creatività moderna, per offrire ai clienti un istante poetico deliziato da vini rari e squisiti. In un luogo ideale per le confidenze tête à tête. Il percorso continua. Sicuramente, essere a Parigi senza passare da Montmartre è un’eresia. A ‘La Pomponette’ (42, rue Lepic, 18° arrondissement) l’atmosfera è familiare dal 1909. Le tovaglie rosse a quadri presentano una monumentale “côte” di bue, una testa di vitello profumata o le famose lumache di cui il profumo di aglio e prezzemolo si sparge nell’aria; è uno scampolo di provincia in un contenitore parigino. E per fare una pausa zuccherina dopo questi ristoranti, una parentesi incantata si apre al ‘Bristol’ (112, rue du Faubourg Saint Honoré, 8° arrondissement), in un palazzo del XVIII secolo. Quando scocca l’ora del tè, è sotto le magnolie del giardino che sarà più gradevole riposarsi, gustando i raffinati prodotti di pasticceria del giorno. Il profumo di caffè viennese, servito in tazze d’argento, fluttua nell’aria del bar-salone da tè, mentre il barman prepara il suo famoso cocktail “Crazy Horse” al liquore di banana, champagne e fragole di bosco. Infine, se c’è una cosa che bisogna assolutamente degustare a Parigi, è il “macaron” (l’amaretto). Questo prodotto di pasticceria ha qualcosa di magico: in mano è piccolissimo, di una leggerezza quasi insignificante, eppure in bocca esprime una perfetta alchimia tra il croccante, il morbido, il fondente, lo zuccherino, l’acido e l’amaro. I migliori amaretti si trovano da ‘Ladurée’ (16, rue Royale, 8° arrondissement). La degustazione si può fare sul posto, in un salone da tè del 1862. Da ‘Barthelémy’ (51, rue de Grenelle, 7° arrondissement), la Francia dei formaggi in un colpo solo, a ‘La maison du Chocolat’ (225, rue du Faubourg Saint Honoré, 8° arrondissement) dove si gustano cioccolati che vi faranno sciogliere il cuore, sono ancora molti i luoghi deputati al piacere dei sensi. Ma dopo questa passeggiata avrete certamente scoperto i più importanti.

Markets and food temples
If someone mentions market you think of the fl ea market, the famous one at Porte de Vanves where you fi nd just about everything… to the legendary Les Halles now transformed into a shopping mall where the famous restaurant ‘Au Pied de Cochon’ still survives, where you can eat pork trotters and onion soup. We have chosen two contrasts: the Avenue Wilson market where Joel Thiebault the gastronomic star has a stall and a small local marché in Place d’Aligre where the Parisians go to fi nd good food that doesn’t cost a fortune. From the sophisticated market with a famous star to a small location for regulars; we are in Place d’Aligre, the cheapest choice. On the square a mini marchè aux puces: old postcards and embroidered curtains, a coffee pot and a wool shawl. Indoors, fruit, vegetables, meat and oysters. We can’t resist sampling some appetising “tapenade”; we choose two fl avours with peppers and lime. Dessert? The supermarkets are full of mini portions: apple crumble, mini tarte tatin. The chain of shops ‘Oliviers & Co’ is absolutely delightful with every imaginable variation of oil. Impossible not visit ‘Fauchon’ one of world famous food temples with savoury Madeleine’s, truffl e and Roquefort fl avours, and classic éclairs with icing in the colours of the French fl ag, the white with green spots of pistachio. Dinner for two Thinking of dining in Paris brings to mind the “grande plat” a tasty triumph of oysters, coquillages, lobster and crab all on a bed of crushed ice and seaweed. And the famous crêpes, sweet, savoury or fl ambé. But Paris is much more. Walking along the Rue St. Honorè, you can come upon the Polish Catholic Church, whose crypt boasts a restaurant the ‘Crypte Polka’. A good goulash can be had at a reasonable price. In the Bastille area, ‘Chez Paul’, a location with the same proprietors since 1900, offers traditional French cuisine. The Marais deserves an article all to itself. Leaving behind the Jewish rotisserie in rue des Rosiers, we come across a tiny tree lined square, four restaurants with tables outside. One has a particularly low profi le, just fi ve tables inside, ‘L’Epouvantail’. On the menu, kidneys with mustard and red fruit gazpachio. And what more is left to say about the superbly romantic ‘Coup Chou’ in the Latin Quarter an original stone building from 1500? The ‘Tour d’Argent’ reopens after restoration, the location with a view over Notre Dame. Last but not least, the historical ‘Le Procope’ in St. Germain. Since1686, the greatest names of literature, Voltaire, Balzac, Victor Hugo, have passed through its doors. Back in the Marais, it’s worth stopping off at the bar of the Du Petit Moulin, designed by Christian Lacroix.

Elegant cafés
In the Parisian cafés, history and literature were born and it is easy to feel emotional sitting in the ‘Deux magots’ or the ‘Cafè des Flores’, thinking that Jacque Prevert and Simone de Beauvoir sat there. But it’s also worth dropping into the Emporio Armani Café in blvd St Germain, to sample the Milanese ritual of an aperitivo with creamed risotto, Italian wines and cocktails all in elegant Armani style. Café ‘Toraya’ is irresistible with mignon Japanese deserts, red bean gelatines and green tea. Continue the Oriental voyage to the ‘Café Maure della Moschea’, Moorish location and patio with columns, to sip mint tea and Arabian sweetmeats. If you need a real Italian coffee stop at 40, rue Cler, in ‘caffè Vergnano’, where everything is 100% Italian doc.

Gourmet strolls

To step off the beaten track and discover the more authentic side of Paris follow our tailor made itinerary. The walk starts from the bistròs that contain a truly authentic Parisian atmosphere. ‘Le Timbre’, in Vavin, is a ‘nest’ that suits its name (“as small as a postage stamp”). Minute rooms, candlelight, black and white photos and leather seats. Classic cuisine or more original dishes are on offer, like the black pudding with ginger and coriander. The ‘Villaret’, in the Parmentier Quarter, is one of those bistros not to be missed by genuine good-food fans with eggs poached in porcini cream. The stroll continues. To visit Paris and miss Montmartre is a crime. At ‘La Pomponette’ the atmosphere is homely: the checked tablecloths are a backdrop to a monumental “côte” of beef or the famous snails. Instead for an upmarket sugar fi x try ‘Bristol’ (rue du Faubourg Saint Honoré), in a beautiful XVIII century building. Exquisite pastisserie and Viennese coffee. To round up in style don’t leave Paris without trying the “macaron”, a tiny biscuit that manages to conjure up the perfect alchemy of crunch, softness, dark chocolate, sweet, sharp and sour. The best macarons can be found in ‘Ladurée’ (rue Royale). They can be tasted on the premises. At ‘Barthelémy’ (rue de Grenelle), the whole range of French cheeses is rolled into one, at ‘La maison du Chocolat’ (rue du Faubourg Saint Honoré) chocolates to melt your heart.

del.icio.us


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