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Tesori d′acqua

Mexico
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Tesori d′acqua
Mexico
Numero di Settembre 2007

Messico. Tra arte e natura nella regione del Michoacán, terra di laghi e di pescatori affacciata sull’Oceano Pacifico. Che è anche la zona di produzione del miglior avocado

Come l’impercettibile battito d’ali di farfalle, che trasparenti si posano sull’acqua e ne raccolgono alcune gocce luccicanti al sole, la trama degli uomini con cappelli di paglia e vestito bianco, si muove leggerissima nella regione messicana del Michoacán, terra di pescatori, affacciata sull’Oceano Pacifico.
Bianco anche il pesce che riempirà le reti - una specie endemica che non si trova se non nel Lago di Pátzcuaro - e bianca la calce che copre le case della città, sulle sue sponde meridionali, e mantiene vivo il ricordo di un glorioso passato coloniale, regalando l’illusione di vivere in un tempo remoto.
Una sensazione che permane attraverso le strade che si inerpicano dal lungolago di Pátzcuaro dove si incontra il ritmo interrotto e particolarissimo degli zoccoli dei “viejitos”, i danzatori che indossano maschere da vecchi e scandiscono sul terreno, con suole formate da due tavolette di legno, il ritmo delle loro musiche.

Come un presepe
L’atmosfera d’altri tempi resta intatta anche negli altri centri del lago, alcuni raggiungibili solo in barca.
L’isola di Janitzo è la più grande, con vicoli, piccole piazze, scale disegnate nella roccia su cui domina il monumento a José Maria Morelos (liberatore delle guerre d’indipendenza), mentre Pacada è pianeggiante e più facilmente coltivabile (qui si celebrano importanti riti per la festa dei morti).
Altri villaggi sono come appoggiati alle rive del lago o nell’entroterra e ricordano un glorioso passato: come Tzintzuntzan, capitale al tempo della conquista spagnola, dove l’evangelizzazione “convertì”, prima degli indios, cinque antichi tempi piramidali in un convento francescano, per adorare quel nuovo e, per gli indigeni, ancora sconosciuto Dio.
Tutt’intorno un paesaggio fatto di laghi e colline, morbide forme e un’insolita tranquillità che apre la via a paesi curati e, ovunque, suggestive architetture barocche.
La regione svela infatti i villaggi di Uruapan, famoso centro di produzione di avocados, Santa Maria del Cobre, conosciuta invece per la lavorazione del rame martellato ricavato da un unico pezzo (quindi senza saldature), e Tupátaro, che nasconde nel cinquecentesco tempio dedicato a Nuestro Señor Santiago un magnifico “retablo” dorato.
Sono cittadine dalle strade strette dove camminano lenti anziani signori fasciati da scialli colorati, tra case con pareti immacolate e vecchi pesanti portoni in legno. Più in là si trovano sparse piccole e semplici abitazioni con tetti “a cuatro aguas”, a riparo dalla pioggia, in mezzo a estese piantagioni, tra terre fertili acque termali e misteriosi vulcani.

Città meraviglia
La capitale di questa regione, che si appoggia da un lato all’Oceano Pacifico e penetra fino nel cuore del Messico più sconosciuto, è Morelia.
Insignita del titolo di città Patrimonio dell’Umanità, vanta un “casco antiguo”, il centro storico, quasi intatto, che lascia immaginare come potesse essere qui la vita secoli fa.
Raccoglie nei tetti e nelle strade tinte che sono come pennellate scure, colori bruniti e texture ocra, delicate nuances rosa antico regalate dal granito, che si stemperano nei colori della terra. Un insieme omogeneo, straordinario, di bellezza inattesa.
In questa città, fondata nel 1541, gli spagnoli costruirono palazzi, segno di potere e prestigio delle ricche famiglie d’Oltreoceano. Inoltre, chiese, si racconta una per ogni strada, conventi e collegi, molti dei quali negli ultimi anni sono stati riconvertiti in centri culturali e musei. Morelia, che fino ad oggi racconta quanto in queste terre penetrò il concetto di evangelizzazione, è oggi soprattutto un importante centrouniversitario.
Si gode perciò di un’atmosfera particolare, giovane, che alleggerisce anche le architetture della Cattedrale, massimo esempio di barocco messicano tablerado, sulla quale dominano due torri, ognuna con una croce, la prima in pietra, l’altra in ferro, a ricordo della natura umana e divina di Gesù Cristo.
Di fronte si impone il Palazzo del Governo, nei cortili interni del quale alcuni murales raccontano la storia della regione. Più in giù, oltre la chiesa di San Augustin, si trova la Casa Natale di Morelos l’eroe dell’indipendenza messicana dal quale la città, che prima si chiamava Valladolid, prese il nome nel 1828 durante un congresso ospitato nel palazzo del Clavijero, ex complesso dei gesuiti e prestigiosa biblioteca cittadina.
Quando si esce dalla città si vede come i colori della natura tornino a dominare, ad essere predominanti, con le tinte forti e i contrasti. È veramente un Messico sconosciuto ai più, un luogo che vede crescere i fiori più belli, le orchidee, in una esplosione di colori inattesi, di forme perfette e delicatissime, profumi inebrianti; ma che - ancor più raro - richiama in queste terre ogni anno centinaia di migliaia di farfalle Monarca (Danaus Plexippus Linneo). Arrivano dal Nord America, percorrendo oltre 4.000 chilometri, fino a raggiungere quella che è diventata la Riserva della biosfera Mariposa Monarca; vengono a cercare climi più miti per riprodursi o forse solo ad insegnare ai pescatori del lago come muovere con grazia quelle loro reti leggere, alla quali questi magnifici lapidotteri danno il nome.

Aguacate nel piatto
Nel Michoacán, la cucina ha uno smeraldo per alleato.
La zona di Urupan, a circa 120 chilometri da Morelia e a 60 da Pátzcuaro, è il maggior produttore mondiale di quello che chiamano l’“oro verde del Messico”, l’avocado (che in spagnolo si chiama aguacate), un frutto oleoso dal sapore delicato e vellutato che trova in questa regione un luogo propizio alla sua piantagione e crescita.
Le giovani piantine vengono allevate per diventare alberi alti e forti, che formano veri e propri boschi, e da cui i frutti vengono tolti ad uno ad uno, e con speciali sacchetti, affinché non cadano a terra e riportino ammaccature.
Venduti soprattutto nel mercato statunitense e giapponese, sono ricchi di sali minerali, vitamine e acqua. Oltre ad essere utilizzati in cucina per la preparazione di cocktail, antipasti, primi, secondi e dolci – di cui il guacamole sembra rappresentare il più illustre ambasciatore a livello mondiale – sono un ingrediente prezioso anche in campo estetico e medico.
Le loro proprietà vengono studiate nelle facoltà di agrobiologia enegli istituti specializzati. Moltissimi i piatti con base di avocado, dalle varianti del guacamole - da quello tipico a quello “rojo” (rosso), a quello con “tomate verde” (pomodoro verde) - all’utilizzo per le insalate dove spesso accompagna ananas, formaggi saporiti come il Roquefort e uova.
Nei piatti principali, invece, l’avocado viene abbinato di volta in volta a riso, carne o pesce. Tipico della zona di Pátzcuaro è il “pescado blanco” che viene “rebosado”, ovvero passato in uova e farina prima di essere fritto, anche se si dice che sia un pesce quasi in via di estinzione. Molto apprezzate anche le zuppe di pesce, “caldo michi” (caldo in spagnolo significa brodo) e di carne di manzo con verdure, “minguichi”.
Da provare infine l’enorme varietà di dolci, molti prodotti in occasione delle feste, come per esempio quella dei morti agli inizi di novembre. Solo a Morelia sono più di trecento tipi, “esposti” in un piccolo museo, ospitato dall’antica pasticceria, in avenida Madero Oriente.

Per botteghe e musei
“Pueblear” significa andare da un pueblo (villaggio) all’altro, senza fretta.
Un modo per conoscere tradizioni e cultura e per scoprire le tante forme di artigianato presenti sul territorio, eredità degli insegnamenti di Don Vasco de Quiroga, denominato “Tata Vasco”, padre Vasco, che al contrario del suo sanguinario predecessore, anch’egli ispettore della Corona di Spagna, prende la tonaca di vescovo per andare in aiuto alle popolazioni locali.
Costruisce scuole, ospedali, mercati e… crea dei centri artigiani sviluppando quelle che erano le singole peculiarità locali.
Ancora oggi un patrimonio che distingue le cittadine di questa regione: nelle botteghe dei villaggi di Santa Clara si assiste alla lavorazione del rame martellato, un martellio continuo che prima di agosto prepara le celebrazioni per un importante mercato annuale; quella dell’argento e dei tessuti che è invece autoctona di Pátzcuaro, così come il “maque” una laccatura del legno realizzata con polveri naturali.
Tocuaro è conosciuta invece per le coloratissime maschere, Tzintzuntzan per il legno e Quiroga per la paglia e i prodotti realizzati con la pasta di mais.
Per una visione di tutti questi prodotti in un unico luogo si può visitare a Morelia la Casa de las Artesanías, la Casa dell’artigianato, e a Pátzcuaro la Casa de Once Patios, che tradotto significa la Casa degli undici patii, che facevano parte dell’ex convento di Santa Caterina, ma solo cinque ospitano la mostra permanente.

del.icio.us


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