Vie del gusto
Martedì 2 Dicembre 2008 - 20:59
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L'ultima spiaggia

Algarve
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L'ultima spiaggia
Portugal
Numero di Agosto 2007

Era l’ultima propaggine d’Europa che i naviganti vedevano prima di affrontare la Via delle Indie e la prima che rivedevano, dopo mesi o anni, di ritorno da quelle stesse rotte. Cabo de São Vicente è la punta più occidentale dell’Algarve, il meridione del Portogallo. Al-Gharb-al-Andalus (l’Ovest dell’Andalusia): così gli arabi chiamavano questa terra tanto “estrema” che per essa bastava il puro e semplice riferimento geografico. Più in là non si andava. Oggi l’Algarve è una delle zone turistiche più sviluppate del Paese lusitano, ma anche un luogo dove l’uomo ha mantenuto un rapporto particolarmente intenso con la natura e i suoi elementi essenziali: la terra e il mare. Basta infatti allontanarsi un poco dai centri costieri più cementificati per trovare spiaggette isolate e tranquille con rocce a picco su un mare d’incanto e una sabbia dorata che sembra portata qui dai Caraibi. Basta addentrarsi pochi chilometri fra le colline dell’interno per ritrovare ritmi, colori e sapori che pensavamo perduti per sempre.

Algarve. Nell’estremo lembo del Portogallo (e dell’Europa) sull’Atlantico. Un territorio dove il legame dell’uomo con il mare è ancora intensissimo. Anche a tavola

Sagres e la Costa Vicentina Ma andiamo con ordine, ovvero ripartiamo… dalla fine, da quel Cabo de São Vicente dove un cippo segnala che siamo al Km Zero. Della Ecovia do Litoral (ecoviasalgarve.org) per cicloturisti o di tutte le strade del vecchio continente? Poco importa: la sostanza non cambia. Intorno, il paesaggio è austero e pacato. Alte falesie grigie o rossastre si alternano ad ampie spiagge dorate dietro le quali si stende una verdissima campagna. Siamo nel Parco Naturale della Costa Vicentina, area protetta che tutela integralmente questo territorio dove la natura, sotto l’impeto del vento e delle onde, si propone in tutta la sua essenzialità. A ricordare la secolare presenza dell’uomo c’è la Fortezza di Sagres, voluta da Enrico il Navigatore al principio del XV secolo su un promontorio proteso nel mare, quasi a sfidarlo. Qui scienziati e capitani cercavano il modo di affrontare l’ignoto. E lo trovavano. Distrutta da Francis Drake nel ‘600, ricostruita un secolo dopo, oggi la fortezza è soprattutto una buona postazione per i pescatori sportivi, per nulla intimoriti dai vecchi cannoni puntati su un nemico ormai inesistente. La Storia insegna, ma sa anche cambiare corso.

Un ascensore tra le rocce Da Sagres, la nostra Ecovia ci porta a Lagos, bella e vivace città dove al centro storico di origine medievale si è aggiunta una enorme “cintura” di alberghi e seconde case. Il Parco è ormai alle nostre spalle e questa schizofrenia vacanziera sarà un leit motiv che incontreremo spesso. Ma basta imboccare la strada giusta e la natura torna a dare spettacolo. Qui lo show si chiama Ponta da Pietade: una scogliera che si tuffa nelle onde tra archi naturali, grotte e faraglioni di una bellezza delirante. Un sito piuttosto frequentato,però, data la sua notorietà da cartolina. Non meno bella, ma decisamente meno conosciuta è invece “a Prainha” (letteralmente, la spiaggetta), più o meno a metà strada tra Alvor e Portimão. Bisogna cercarla, chiedere informazioni, e, una volta arrivati, prendere… l’ascensore. Per scendere, dalla sommità della scogliera, al ristorante Caniço, costruito in una grotta e su palafitte, e da qui toccare finalmente l’arenile. Il rientro in porto dei pescherecci, all’alba, o la preparazione delle esche, al tramonto, prima della battuta notturna, sono riti immutabili e immutati. Certo cambia la tecnologia di bordo, ma è sempre l’imponderabile a gonfiare o meno le reti. Oggi come mille anni fa. E l’abbondanza di un carico richiama sempre una piccola folla di curiosi. Quarteira e Olhao sono i due centri principali delle flotte pescherecce e i loro mercati si popolano, fin dalle prime ore del mattino, di acquirenti che si contendono i pezzi più pregiati. Con una certezza: tutti i prodotti sono freschissimi. Dal branzino più sontuoso alla più insignificante sardina. A questi due centri si aggiunge Santa Luzia per la pesca del polpo, ingrediente base di alcuni squisiti piatti locali.

Fra arte e Storia Ma l’Algarve non è solo natura, spiagge e pesca. Per quanto minuscoli, tutti i centri storici della regione testimoniano un passato fatto di storia millenaria, di fede profonda e di arte, sia pure espressa in forme minori. E di un presente che, grazie anche al denaro del turismo, ha saputo conservare e valorizzare quel passato. Tra le cose da non perdere: il nucleo antico di Albufeira, arroccato su uno sperone roccioso, e l’abitato di Tavira, adagiato sulle due rive del fiume Gilão, nel cuore del Parco Naturale della Ría Formosa che tutela il delicato sistema di lagune costiere. Anche l’esteso centro storico di Faro, con la sua imponente cattedrale, i palazzi, i musei, merita una sosta non frettolosa. E i nidi di cicogna che,qua e là, sormontano torri o campanili testimoniano l’attaccamento della gente alle proprie radici. Perché, si sa: quando la cicogna viene scacciata non torna più.

Il richiamo del Barrocal Tra il litorale e la Serra che separa l’Algarve dall’Alentejo si stende una fascia intermedia chiamata Barrocal. Zona a vocazione agricola, piena di viti, olivi, agrumi, mandorli e carrubi. Anche qui, per una giornata alternativa alla spiaggia, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Caldas de Monchique, con le sue sorgenti termali, è ideale per il relax e il benessere. Silves merita una vista per l’imponente castello e la Fábrica do Inglês, un vecchio sugherificio trasformato in centro polivalente. Alte è un minuscolo paesino circondato da una natura lussureggiante mentre Loulé si fa apprezzare per il vivace mercato e le numerose botteghe artigiane oltre che per le vestigia storiche raccolte attorno e dentro il suo castello. Infine, chi vuole godersi un’autentica oasi di pace campestre, può spingersi fino ad Alcoutím, nella valle del Guadiana, bellissimo borgo di case bianche affacciato sul fiume che segna il confine con la Spagna. Qui Al-Gharb (l’Ovest) è davvero finito. Sull’altra sponda comincia Al-Andalus. ___

La spiaggetta (in portoghese “A prainha”) di Alvor, tra Portimao e Lagos

La spiaggetta (in portoghese “A prainha”) di Alvor, tra Portimao e Lagos

Terra un tempo povera e avara, l’Algarve tramanda una gastronomia semplice ed essenziale, basata su pochi ingredienti ma che, sapientemente mescolati, danno ottimi risultati al palato. A cominciare dal piatto più tipico: la Cataplana. Il nome viene dalla pentola di rame usata per cucinare e può essere “di terra”, ossia a base di carne, o “di mare”, cioè con pesci, o anche con pesci, gamberi e molluschi. Cui si aggiungono pomodori, patate, peperoni, prezzemolo e altre verdure di stagione. Piatto tipico è anche l’Arroz de lingueirão, il riso ai cannolicchi. Altra specialità locale è la Massada: zuppa di pesce con gamberi, vongole e pasta grossa. Se si usa pasta piccola il piatto si chiama invece Massinha. Tipicissimo lo Xaren (si pronuncia sciaren) sorta di polentina con le vongole. I secondi di pesce sono ovviamente diffusissimi: dalle mille varietà di Bacalhau (come in tutto il resto del Portogallo), al più tipico Polvo (polpo), specialmente nella zona di Santa Luzia. Specialità “di terra” sono invece le Costine di maiale con fichi, abbinamento inconsueto ma di grande suggestione, e il Cosciotto di agnello in padella. L’opulenza trionfa nella pasticceria, di chiara origine araba. Si passa infatti dalla Torta Algarvia, con mandorle, carrube e fichi, alla Torta conventuale dall’impasto fatto con zucca, tuorlo d’uovo e zucchero ricoperto con marzapane di mandorle. Imperdibili i Don Rodrigo (mandorle, cannella, rosso d’uovo e liquore) e, a proposito di liquori, le specialità sono l’Amarguinha (a base di mandorle) e il Medronho, un’acquavite di corbezzolo

del.icio.us


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