Vie del gusto
Martedì 2 Dicembre 2008 - 20:56
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Eden nell′Atlantico

il paesino di pescatori Camara do Lobos
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Eden nell′Atlantico
Madeira
Numero di Febbraio 2007

Madeira. Nell’isola portoghese dell’eterna primavera. Tra scogliere vertiginose, valli verdissime e terrazze coltivatea vigneti. Dove nasce un vino che è diventato leggenda

Ilha de Madeira: in che altro modo potevano chiamarla? Circa sei secoli fa due navigatori portoghesi videro apparire in mezzo all’Oceano Atlantico un’isola rocciosa, montuosa, verdissima. Fitta di alberi. “Isola del legno”, la battezzarono, e ancora oggi il nome è appropriato, poiché è rimasta verde quasi come allora, anche se ci vivono 250.000 persone e una discreta quantità di turisti arriva in ogni mese dell’anno. Qui, infatti, è sempre primavera: insieme a Bermuda, Madeira gode del miglior clima del mondo, con differenze minime di temperatura tra estate e inverno, piogge saltuarie e brezze rinfrescanti. L’isola è un piccolo Eden: 740 chilometri quadrati fitti di vulcani spenti, scogliere vertiginose, valli nascoste e verdissime, terrazze coltivate a vigneti che producono l’uva Malvasia, la base del celeberrimo vino di Madeira. Da sempre tappa obbligatoria delle grandi navi da crociera, ospita un turismo rappresentato prevalentemente da inglesi, tedeschi e nordici che vengono qui per godersi sole, vedute spettacolari, natura rigogliosa e buone bottiglie. Sull’isola cresce veramente di tutto: banane, manghi, avocados, frutti della passione, magnolie, gerani, fucsie, orchidee, strelitzie, oleandri, buganvillee… Basta andare al mattino al Mercado dos Lavradores, nel centro di Funchal, la capitale, per rendersi conto della ricchezza del luogo, del suo microclima felice e della fertilità del terreno vulcanico.

UN PO’ AFRICA, UN PO’ EUROPA.

La baia di Funchal, al tramonto, è una delle più belle del pianeta e la città è affascinante, con le sue antiche costruzioni coloniali, le chiese barocche, le piazzette, i giardini: un concentrato di Portogallo a quasi 1.000 chilometri a sud-ovest di Lisbona, di fronte al Marocco. Sì, Madeira è Africa, con una natura esuberante e una flora tropicale. Ma è anche Europa nel modo di vivere, nelle tradizioni, nell’architettura, nella musica, nella letteratura e nelle arti. Un mix decisamente irresistibile. Prendiamo una delle tante strade strette e tortuose che si arrampicano su per i picos più alti, per ammirare foreste di eucalipti e rododendri. Tutto intorno paesini di pescatori e panorami da capogiro. Si arriva poi a Porto Moniz: i suoi scogli di lava hanno creato singolari piscine naturali che l’Oceano riempie con la forza delle sue onde, formando alte colonne di spuma, molto simili a piccoli geyser. Da qui a São Vicente la strada è in bilico sulla scogliera e s’incontrano spesso cascate che precipitano a lato della carreggiata. Tutta Madeira ha una natura selvaggia, aspra e ribelle. Se avrete la fortuna di fare un volo in elicottero (che vi consigliamo, anche perché il costo non è eccessivo) scoprirete che l’interno assomiglia molto a un’isola polinesiana, verdissima, circondata da un mare cristallino e profondo. Non perdetevi il Museo della Balena a Canical - piccolo, ma molto ben organizzato - che ricorda un passato prossimo, quando la caccia al grande cetaceo era praticata anche qui, come nelle vicine Azzorre. Una sosta prolungata va fatta a Camara do Lobos, un paesino di pescatori vicino a Funchal, che sembra uscito da una cartolina dell’Ottocento. Intorno a una deliziosa baia cresce un grappolo di case colorate e le barche verdi, rosse e celesti attendono di partire per la pesca: un colpo d’occhio notevole. Qui veniva spesso Churchill a dipingere e si capisce subito il perché. Da non perdere l’emozione di una discesa in carro de cesto, una slitta di legno e vimini che scende veloce dal santuario di Nossa Senhora do Monte, come una specie di strano bob terrestre, manovrato da un robusto giovanotto locale. Sarà anche roba da turisti, ma è come un giro in gondola a Venezia: cose che, una volta nella vita, bisogna assolutamente provare.

IL VINO DEI GRANDI.

A Madeira nasce un vino leggendario, molto apprezzato in tutto il mondo, ma soprattutto in Inghilterra. Tanti gli episodi sospesi tra storia e mito, che hanno contribuito ad accrescerne la fortuna. Shakespeare ne parla nell’Enrico IV: Falstaff, uno dei protagonisti, è infatti accusato di vendersi l’anima per una coscia di pollo arrosto e un bicchiere di Madeira. E a Londra, nel 1478, quando George duca di Clarence, fratello di Edoardo IV, fu condannato a morte dall’Alta Corte per aver complottato contro la Corona, scelse di finire i suoi giorni affogato in una grande botte piena di Madeira. Un altro grande nome associato al celebre vino è quello di Napoleone Buonaparte. Condotto in esilio nell’isola di S. Elena, la sua nave si fermò a Madeira. Non gli fu concesso di scendere, ma il console inglese gli fece visita portandogli una buona scorta di vino locale. Si dice che l’ex imperatore volle pagare con monete d’oro. Ma c’è chi sostiene che rifiutò l’offerta del console e che il vino fu riportato a terra. Se così andò, peggio per lui: si privò di un nettare squisito! Anche Carlotta e Massimiliano d’Asburgo si fermarono a Madeira nel corso del loro viaggio verso il Messico, dove li avrebbe attesi un tragico epilogo. E le cronache raccontano del grande apprezzamento che l’imperatore austriaco aveva per il vino locale. Come del resto fu per Carlo d’Asburgo, ultimo imperatore della monarchia austro-ungarica: grande appassionato della divina bevanda, trascorse i suoi ultimi giorni proprio sull’isola portoghese. Soltanto Madeira beveva re Giorgio V d’Inghilterra e in pochi anni il vino diventò il più caro e il più venduto a Londra. Il Conte della Torre, famoso proprietario terriero e vignaiolo, negli ultimi anni della sua lunghissima vita si cibò unicamente di biscotti e Madeira, che chiamava «il mio latte e il mio brodo». Anche i re di Francia e gli zar di Russia lo apprezzarono moltissimo e, negli Anni Cinquanta del secolo scorso, Winston Churchill venne più volte qui in vacanza. Si riposava, dipingeva (una lapide nel paesino di Camara do Lobos ricorda il suo panorama preferito) fumava i suoi sigari, scriveva e… beveva del buon Madeira. Durante uno splendido banchetto dato in suo onore all’hotel Reid’s gli fu servita una bottiglia di Bual 1792. Ne fu deliziato e commentò dicendo: «Vi rendete conto che questo vino è stato fatto quando la regina Maria Antonietta di Francia era viva?».

GENESI DI UN NETTARE.

Come iniziò la coltivazione della vite nell’isola? Fu l’Infante Henrique, verso la metà del ’400, a far importare vitigni di Malvasia siciliana e greca, che attecchirono subito, dando un vino dolce e liquoroso. Presto fu esportato in Inghilterra. Per conservarlo meglio, durante il lungo viaggio via mare, provarono ad aggiungere un po’ di liquore di canna da zucchero. Nacque così un vino “fortificato”, apprezzato in tutta Europa. Molti inglesi si stabilirono qui per avviare case di produzione proprie. Tra di loro William Cossart, che arrivò nel 1808. Un suo discendente, John Cossart, dirige oggi la più importante azienda produttrice di Madeira, la Henriques & Henriques. Siamo andati a trovarlo nella cantina, vicina ai vigneti dove nasce la squisita Malvasia. «Il vino della nostra isola - ci dice Cossart - è noto soprattutto per l’uso che se ne fa in cucina. La scaloppina al Madeira è un piatto internazionale. Quindi ci chiedono quasi sempre la produzione più giovane e meno cara. Invece una buona bottiglia deve avere dai cinque anni in su. Stiamo facendo molto per cambiare questa immagine distorta e credo che siamo sulla buona strada. Un tempo vendevamo quasi esclusivamente sul mercato inglese. Oggi invece stiamo crescendo molto negli Stati Uniti e in Giappone. In Inghilterra la Henriques & Henriques vende 70.000 bottiglie l’anno, in Italia soltanto 5.000, ma cresceremo, ne sono sicuro. In fondo tutta l’isola non produce moltissimo: soltanto 4 milioni di bottiglie. Pensate che nel secolo scorso c’era un nobile russo che, da solo, comperava 76.000 bottiglie l’anno!». Il senhor Cossart ci spiega come nasce il Madeira. La vendemmia inizia negli ultimi giorni di agosto. A ottobre, quando finisce, c’è una grande festa nella capitale Funchal. Il mosto viene lavorato in cantine riscaldate a 45 gradi, chiamate estufas. Le quattro principali varietà viticole usate si chiamano Bual, Sercial, Verdelho e Malmsey. La prima dà un vino ricco, fruttato, di colore piuttosto scuro, con gusto medio-dolce. La seconda produce un vino secco, profumato, perfetto come aperitivo. Il Verdelho è medio- secco, un po’ amarognolo, rossastro, anch’esso adatto come aperitivo. Il Malmsey (il suo nome deriva da Malvasia) è forse il più conosciuto: dolce, di colore dorato tendente al violetto, si accompagna piacevolmente al dessert e va bene anche come digestivo. Sembra che persino il grande Michelangelo Buonarroti abbia gustato il Madeira. E se crediamo al romanziere Irving Stone (autore di una corposa biografia dell’artista toscano), quando il ricco banchiere Galli gli commissionò la statua del Bacco, raggiunto l’accordo, brindarono con un bicchiere di Madeira. Se volete comprare una buona bottiglia, sull’isola ci sono innumerevoli negozi specializzati o anche semplici supermercati. Una piccola guida per gli acquisti? Il Madeira deve avere almeno tre anni d’invecchiamento in botte, per poter essere venduto al pubblico. Le diciture Reserva e Reserva speciale indicano che il vino è invecchiato rispettivamente 5 anni e 10 anni in barrique (piccole botti di legno). Reserva extra significa invece invecchiato 15 anni in barrique e Madeira vintage non meno di 25 anni.

UN ALBERGOCHE OSPITA LA STORIA

Il "Reid’s" è molto più di un semplice albergo di lusso: è un pezzo importante della storia dell’isola. Lo fondò lo scozzese William Reid nel 1886 facendone un luogo esclusivo per la nobiltà e i ricchi borghesi dei grandi transatlantici che facevano sosta a Funchal. Reid scelse una posizione bellissima e panoramica, vicino alla capitale, e chiamò lo stesso architetto che aveva progettato il celebre hotel coloniale Shepeard’s al Cairo. Morto Reid, l’albergo fu completato dai figli Willy e Albert, che lo inaugurarono nel 1891. Il Reid’s - 115 anni di vita all’attivo - è sempre stato meta del viaggiatore raffinato; luogo di riposo e delizia per teste coronate, politici, miliardari, attori. Nelle sue stanze hanno alloggiato George Bernard Shaw, Rainer Maria Rilke, lo Scià di Persia, Elizabeth Taylor, re Juan Carlos di Spagna e Winston Churchill (foto sotto). Tra i piaceri del Reid’s spiccano l’eleganza delle stanze e dei saloni, la cortesia e la discrezione del personale, il servizio perfetto, la qualità del cibo, il fasto della sala da pranzo (l’abito da sera per le signore e giacca e cravatta per i signori sono obbligatori). Sulla terrazza, dalle tre alle sei del pomeriggio, sono serviti ottimi tè con finger-sandwich, pasticcini o scones appena sfornati e marmellate superbe. Praticamente un pezzo di vecchia Inghilterra trasferito vicino ai Tropici.

del.icio.us


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