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Dolce vita tropical
Cuba
Numero di Marzo 2007
Non solo ritmi latini e spiagge caraibiche. La storia e la cultura dell’Isla Grande, la più importante di tutte le Antille, ci regala a sorpresa suggestioni più vicine all’Europa che alle “Americhe”
C’è una bella differenza tra chi visita un Paese come un turista qualsiasi e chi aspira a diventare “viaggiatore”, caratteristica che implica la scoperta, la sorpresa e il cambio di programma. Cuba merita di essere conosciuta nel secondo modo. L’Isla Grande possiede, infatti, molte particolarità che la rendono esclusiva e la raffinatezza fa parte del suo corredo genetico. Non bisogna dimenticare che erano in gran parte nobili gli spagnoli che vi arrivarono nel ’500, subito dopo la “pubblicità” di Cristoforo Colombo. Cuba non è solo spiagge di sabbia bianca e fine come cipria che lambiscono un mare caldo e trasparente, non è soltanto salsa e mambo danzati da ballerini dalla pelle scura, e dolce clima caraibico che la può far definire la “Costa Azzurra” dell’Atlantico. È tutto questo, certo, ma altro ancora. Splendide città coloniali - come Trinidad, Holguín, Santiago de Cuba, Cienfuegos e le meno conosciute Remedios e Baracoa - sono immerse in una campagna straordinaria, dove infinite prospettive di palme dal fusto sottile si mescolano a banani, piantagioni di tabacco e di caffè, canna da zucchero e cacao e a più di 6.000 specie botaniche.
A SPASSO CON L’HABANERO.
Affittare una macchina per girare il Paese (le mitiche automobili anni ’50 però accontentatevi di ammirarle, perché solo i cubani sanno come trattarle e come - miracolosamente - farle ancora camminare), è un’ottima idea: le strade sono in buone condizioni e, quando dovrete fermarvi, non incontrerete il solito autogrill, ma luoghi di ristoro dove mangiare un buon piatto di pollo e, insieme, gustare l’impagabile visione della natura. Lungo il tragitto si scopre una popolazione gentile che sadare informazioni precise, che si sposta a cavallo, su carretti, in bicicletta o a piedi e che, in questo caso, chiede spesso un passaggio: perché l’attesa degli autobus può essere molto lunga. Accettate gli autostoppisti. Vi faranno racconti interessanti, intrecceranno con voi discorsi filosofici, probabilmente vorranno ricambiarvi il favore offrendovi un caffè a casa loro e vi daranno consigli su visite interessanti e fuori programma. I cubani, del resto, sono una delle ricchezze dell’isola. Vi affascineranno, in modo diverso, gli “habaneri”, con il loro orgoglio e il loro patrimonio d’arte e cultura, con l’inquietudine sempre sconfitta dal pensare positivo.
SPLENDORI COLONIALI.
L’esclusività di Cuba è anche e soprattutto L’Avana. La capitale cubana stupisce e incanta chiunque la visiti. Ricca di splendori dell’epoca coloniale e dei primi ’900, con angoli e atmosfere europee, surreale e decadente, oggi è risorta a nuova vita dopo i restauri del Plan Maestro che hanno ridato l’antico splendore soprattutto al centro storico dell’Habana Vieja, dichiarato dall’Unesco patri- Cuba monio dell’umanità. Città metafisica dai palazzi in stile barocco, moresco, neocoloniale, liberty e déco, conserva quartieri come il Vedado immersi nella vegetazione tropicale che pare appropriarsi dei muri delle belle case. E altri in collina, come il Nuevo Vedado, disseminato di villette anni ’50 dal fascino hollywoodiano. Città dalla baia spettacolare, delimitata dalle due fortezze del Morro e di San Salvador de la Punta e percorsa in tutta la sua lunghezza dal celebre Malecón, cinque chilometri di lungomare solido e scarno, forte e virile, che fa da palcoscenico a matrimoni, amori, addii, musiche, giochi e preghiere degli abitanti. Da non perdere una passeggiata lungo i magnifici viali di Miramar, oltre l’elegante Marina Hemingway, fino a Santa Fé, zona di piccole case di legno colorate. C’è chi si lascia conquistare dalle atmosfere africane del Bosque de la Habana (un vero, lussureggiante e selvaggio bosco in città) e di Guanabacoa, dove si può visitare il Museo della Santeria. Ma assaporate anche il piacere di una sosta, concedendovi un’ottima birra locale e un piatto di pollo, pesce o maiale grigliati al momento (e accompagnati da riso e chicharritas) nella meravigliosa Plaza Vieja, un gioiello nel cuore dell’Habana Vieja (Vecchia Avana). Oppure lasciatevi conquistare dall’aroma del rhum di un mojito ben fatto da sorseggiare nella magnifica terrazza- giardino del famoso Hotel National al Vedado, o nell’elegante patio di un palazzo storico trasformato in hotel di charme. Tutti concentrati nel quartiere de L’Habana Vieja, questi affascinanti piccoli alberghi sono stati ricavati all’interno di nobili residenze coloniali, e arredati con pezzi d’epoca. L’Hostal Valencia, che vanta un rinomato ristorante o lo spettacolare Beltran de Santa Cruz con vetrate policrome. Oppure il delizioso San Miguel, dove gustare un aperitivo nella terrazza che si affaccia sullo spettacolare panorama della baia. Gli arredi sono antichi, a volte dono di musei. Qui si può gustare la prima colazione (frutta tropicale, spremuta delle dolcissime arance cubane, uova e prosciutto o tortilla, marmellata di guayava) tra vetrate Liberty e stoviglie d’epoca. Le stanze sono solo 10 e non stupitevi se, tornando una volta successiva, via assegneranno la stessa. Non è una coincidenza: «È perché vi sentiate a casa», commentano premurosi alla reception. Assolutamente vero!
SANTEROS, MUSICA E MUSEI.
In tutta Cuba si pratica la santería, sincretismo religioso tra fede cattolica e i riti africani yoruba portati sull’isola dai nigeriani. Chi vuole, può consultare santeros e babalao che, dondolandosi sulla sedia a dondolo o seduti per terra davanti alle conchiglie, predicono il futuro interrogando gli orisha africani che trovano il loro corrispettivo nei santi cattolici. Tutti i cubani, i bianchi come la gente di colore, non possono fare a meno di consultare i santi prima di ogni decisione importante, soprattutto riguardo all’amore. E nessuno può fare a meno della musica. A Santiago de Cuba, suonata dal vivo, esce dai cortili di ogni palazzo. E nelle piccole piazze di Trinidad non è raro ascoltare le prove dei concerti che si terranno la sera, in una Casa de la Trova. E il ballo è sempre stato il complemento della musica perché musica e ballo formano gran parte della storia culturale cubana. Dalla sarabanda al danzón, dalla rumba al mambo, dal cha-cha-cha al son, padre della salsa. Per lanciarvi nei ritmi caraibici, andate al Café Cantante (plaza de la Revolución) o al Palacio de la Salsa dell’Hotel Riviera (paseo angolo Malecón), se volete soprattutto ascoltare al Delirio Habanero (ultimo piano del teatro Nacional). Gli appassionati del cubanjazz vanno invece al club La Zorra y el Cuervo (calle 23 tra la N e la O) o al Jazz Café (paseo angolo Primera al Vedado). E per il Flamenco cubano l’indirizzo giusto è il Centro Andaluz (paseo angolo Genio in Centro Habana). Se amate il balletto classico, a L’Avana non fatevi mancare una serata al Gran Teatro de La Habana Garcia Lorca (paseo del Prado angolo San Rafael), monumentale edificio del 1838, dal 1950 è sede del Ballet Nacional de Cuba, del quale è stata la star incontestata Alicia Alonso. Cuba è anche la patria di grandi pittori, alcuni molto noti, come Wilfredo Lam. Da non perdere a L’Avana il Museo Nacional de Belles Artes (calle Trocadero, tra Zulueta e Monserrate). Le sue sale rappresentano un percorso nella storia delle arti figurative dal ’500 ad oggi, interpretato dagli artisti cubani. Una visita che vale il viaggio, anche per la visione del Palacio Bacardi (appena fuori dal museo), vera perla Art Déco.
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