Vie del gusto
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Atmosfere d'altri tempi

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Atmosfere d'altri tempi
Cantabria
Numero di Maggio 2007

Spagna. Incastonata a nord tra Paesi Baschi e Asturie, la Cantabria è scrigno di usi e tradizioni dal fascino antico

Passi lenti arrancano e i tacchi spessi degli zoccoli affondano nel terreno ancora umido del mattino, mentre la bruma svanisce e svela prati verdi e alberi da frutto in fiore. Senza esitazioni l’anziano contadino prosegue la sua camminata con passo via via più sostenuto, un sacco di fieno in spalla, e lo sguardo che raggiunge, da sotto il berretto, le altezze delle vette piene di fascino. Los Picos de Europa dominano da altitudini inattese le vallate sottostanti; 2.600 metri che ribaltano l’idea geografica della Spagna: la meseta piatta e uniforme è lontana, come ogni stereotipo, dalla regione Cantabria. I fiumi hanno scavato la roccia, aperto varchi tra le montagne, disegnato canyon e ampie vallate. E ne hanno fatto un sipario a difesa di un mondo che è restato antico, negli usi e nelle tradizioni, così come nella gastronomia, e solo da poco, apertosi al presente. E al turismo.

Stile e Natura

Allo sciogliersi delle nevi invernali, quando nelle fontane dei paesi lo zampillare dell’acqua diventa sonorità primaverile e il sole riscalda le valli e ne riaccende i colori, tornano gli estimatori di un turismo naturale, rurale, vero. Dove agricoltura, pastorizia e artigianato non hanno rinnegato se stessi e sono fieri testimoni di una storia ancestrale. Ma dove l’ospitalità e l’offerta culinaria hanno raggiunto carattere di eccellenza. Vecchie case nobiliari, palazzi, locande e ristoranti, sono stati restaurati e trasformati (affiliati a un circuito chiamato Club de Calidad Cantabria Infinita) e pur conservando l’autenticità dei luoghi, offrono un servizio personalizzato, dedicato a una clientela particolarmente esigente. Così La Casona de Cosgaya dove alle pareti di una vecchia casa in pietra, le fotografie in bianco e nero raccontano di appostamenti, cacce tra le montagne e ricchi bottini di selvaggina. Luoghi dove sono ancora presenti stambecchi e cervi e si possono incontrare, seppur raramente, anche gli orsi. Nella valle de Liébana, grazie a un particolare microclima, negli orti crescono verdure e legumi che finiscono nel piatto tipico della zona il “cocido lebaniego”, da gustare a Casa Cayo, a Potes. La cittadina, attraversata dai fiumi Deva e Quiviesa, è un insieme di edifici antichi, case nobili, ponti e strade strette; e si trova al centro delle valli. Ogni lunedì richiama gli abitanti delle zone vicine, perché ospita un grande mercato. Tra i banchi è possibile acquistare svariati generi alimentari: insaccati, formaggi, mieli, dolci, prodotti tipici e artigianato. Da Potes partono le escursioni verso la funivia di Ponte Dé, dalla cui cima si gode la vista di paesaggi straordinari, o per il Monastero de San Toribio de Liébana (del secolo VIII). Nella chiesa, nascosta tra le pieghe delle montagne, si conserva il Lignum Crucis, il più grande pezzo del legno della Croce di Gesù Cristo, ed è questa una delle località insieme a Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela con il privilegio di celebrare l’Anno Santo, richiamando pellegrini da ogni Paese d’Europa.

Buen retiro

La vicina valle de Cabuérniga è una immensa riserva naturale con cervi e caprioli, cinghiali e volpi, piccoli paesi dall’architettura rurale intatta come Bárcena Mayor: un silenzio sconosciuto rotto solo, durante il periodo estivo, dai pescatori che accorrono numerosi: si ritrovano nella piazzetta o alla Posada Rural La Franca per raccontarsi la giornata e le inevitabili, inverosimili, prodezze. Poco lontano il paesaggio bucolico di Ruente e quello quasi remoto di Carmona. All’entrata del paese il Signor Amado Gomez Gonzales lavora, fuori dalla bottega, a un paio di “abarcas” (zoccoli di legno). Assorto e timido, da buon montanaro. È il signor Scolastico, un viso bruciato dal sole e dal freddo invernale, che spiega quanto queste calzature siano ancora usate per andare in montagna, ai pascoli e a lavorare nei campi, come tengano i piedi asciutti e caldi, anche nella stagione piovosa. La moglie di Amado mostra il libretto delle prenotazioni: i lavori evasi, quelli - tanti - ancora da affrontare. E questo ritmo calmo sembra davvero fermare il tempo. Lontano il profilo di una signora nell’orto, con un grembiule a quadri. Sicura su questi strani “tacchi a spillo”, con metodo e grazia zappa la terra, nascosta da un cappello a falde larghe. Bastano pochi chilometri, venticinque per l’esattezza, per trasformare questo cappello in uno di paglia, collocarlo sul capo di una signora in bikini, stesa a prendere il sole sulla spiaggia del Sardinero, alle spalle le sagome di eleganti edifici ottocenteschi, di fronte le onde del Mar Cantabrico che bagnano la capitale della regione: Santander. Centro vivace e movimentato, sede di una importante università, in passato è stato un buen retiro per i letterati e gli artisti del ‘900, per aristocratici e reali. A testimonianza del fatto che in Cantabria l’ospitalità non si improvvisa.

del.icio.us


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