Vie del gusto
Mercoledì 1 Ottobre 2008 - 02:11
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Pesca Tour

Pesca Tour

Pesca Tour
Numero di Maggio 2007

Turisti in barca. Sotto costa o in alto mare. Di giorno o di notte. A caccia di alici o di totani. Ma per divertimento

Lasciate perdere le canne da pesca. Dimenticate ami e mulinelli, retini e tascapane. La pesca è un’altra storia. È la salsedine che all’alba riempie i polmoni, il vento che scompiglia i capelli. È la barca inseguita dai gabbiani, mentre attorno gli unici suoni sono quelli del motore... E della chiglia che rompe le onde. Dimenticate, soprattutto, che per vivere queste emozioni occorre essere nati in riva al mare, avere mani piene di calli e volti segnati dalle rughe del tempo e del sole. Tutti possono essere pescatori, anche solo per un giorno: la nuova frontiera della vacanza si chiama infatti pescaturismo. E non è un caso se Slow Fish, nell’edizione 2007 (a Genova dal 4 al 7 maggio), dedicherà proprio a questa attività di svago una vetrina di ampio rilievo. Con i lupi di mare Concedetevi allora un’alba sulle banchine del porticciolo di Ognina, paese di mare che ha resistito alla città tentacolare, quella Catania che negli anni passati le è cresciuta attorno sino a quasi divorarla. Salvo fermarsi appena in tempo. Patron ‘Ntoni sarà altrove, perso in altri ricordi verghiani. Eppure Acitrezza e il suo Parco marino da qui non sono lontani, i pescatori hanno gli stessi volti e quegli occhi avranno visto lo stesso mare. Anche se a Ognina le preghiere si rivolgono a Santa Maria, mentre a Trezza a dominare è Giovanni Battista. Poco importa: la fatica è la stessa. A bordo delle barche della Cooperativa Turismo Pescatori Val di Noto (navigando a sud davanti le spiagge della Playa oppure a nord all’ombra dei Faraglioni e del Castello di Aci) potrete vivere allora una delle esperienze più esaltanti per chi ama il mare: la pesca delle alici con le reti menaiche che, consentendo il dissanguamento in mare delle piccole prede, conferiscono al pesce un sapore assolutamente unico. Si tratta di una tra le pesche più antiche del Mediterraneo, oggi quasi scomparsa, tanto da avere spinto Slow Food ad attivare due presidi appositi, quello etneo e un altro a Pisciotta, in provincia di Salerno. È una frontiera giovane, bisogna dirlo, questa del pescaturismo. Così come giovane è, secondo quanto rivela una ricerca di Federcoopesca, l’operatore del settore che vi si dedica: il 20% ha meno di 30 anni, il 52% di loro non supera i 40. C’è voglia e disponibilità, tra chi vive di mare, di integrare con il turismo un reddito purtroppo minacciato da costi di gestione delle imbarcazioni sempre meno sostenibili e dal progressivo depauperamento del patrimonio ittico. È stato l’uovo di Colombo, come testimonia il fatto che «quasi l’89% dei turisti che hanno fatto questa esperienza - racconta Ettore Ianì, presidente di Lega Pesca - dichiara di volerla ripetere». Del resto il mare è la località di vacanza preferita dai più e la possibilità di vivere su una vera barca da pescatori l’esperienza della pesca è tra quelle cui non si può dire no. Fare pescaturismo significa uscire in mare con i pescatori e, volendolo, non limitarsi a guardare, ma partecipare alla battuta di pesca. Significa calare o issare le reti, ascoltare dai pescatori cosa significa vivere il mare, imparare a rispettarlo e conoscerlo meglio. E significa anche potere mangiare il pesce appena pescato. A bordo, se è possibile, oppure a terra appena sbarcati sulla spiaggia. Dimenticate subito aragoste, cernie e tutte le altre prede per la cui cattura sono necessarie attrezzature particolari (per esempio, «sulle imbarcazioni adibite a finalità turistiche - racconta Gilberto Ferrari, direttore di Federcoopesca - non è possibile usare le reti a strascico, considerate pericolose per gli ospiti»). Sebbene in mare sia sempre possibile pescare di tutto, è soprattutto il pesce azzurro il protagonista di quest’attività. Come racconta Ettore Ianì. «Tra i nostri obiettivi c’è anche il fare conoscere e apprezzare il cosiddetto pesce dimenticato: boghe, sciabole, alacce, argentine e altri. È una proposta o, se vogliamo, una provocazione, che funziona bene». “Educazione” che non sarebbe male, sia detto per inciso, fosse estesa ulteriormente: «L’Italia, che importa il 60% del proprio fabbisogno ittico sarebbe autosufficiente se si mangiasse più pesce azzurro, che è la prima voce della nostra produzione ma solo la terza come consumi». Turisti tra le onde Lo sviluppo del pescaturismo è direttamente correlato alla necessità degli operatori di migliorare il loro reddito. Niente di nuovo. Non è un caso che «la crescita di questo settore – dice Giovanni Loi, responsabile di Pescatour, la sezione di Agci-Agrital che si occupa del settore – è forte soprattutto nelle aree che, essendo interessate da aree marine protette, offrono minori possibilità di guadagno. Sarebbe però sbagliato pensare che per i pescatori questa sia un’attività di ripiego. Tutt’altro. I nostri operatori partecipano a corsi di inglese, di biologia marina. Si sono trasformati in veri operatori turistici». Inutile aggiungere che chi lavora nei pressi di aree protette offre anche l’opportunità di visitare via mare località paesaggisticamente straordinarie, e altrimenti difficilmente accessibili. Se sino a oggi avete visto Santa Margherita e Portofino incolonnati sui loro marciapiedi, per esempio, ecco ora la possibilità di esplorare il Golfo del Tigullio a bordo della barca di Bruno De Luca. Volete mettere il piacere di osservare tranquillamente la basilica di San Fruttuoso, o la baia di Paraggi, divisi da quelle meraviglie solo da poche braccia di mare? Le aree dove il pescaturismo riscuote maggior successo sono quelle dell’Italia meridionale, con Sardegna, Sicilia, Campania e Puglia in testa, favorite da migliori condizioni climatiche e stimolate magari dalla minore pescosità dei loro mari. Anche Toscana, Liguria e Veneto offrono delle possibilità molto interessanti. L’Adriatico un po’ meno, a eccezione della zona del Conero, nelle Marche. L’attività si svolge su barche dedite alla pesca artigianale, sia notturna che diurna. Legato al pescaturismo è l’ittiturismo che, come l’agriturismo, consiste nell’ospitalità offerta dai pescatori. Questa attività offre la possibilità di riscoprire antichi borghi marinari, spesso ristrutturati e impreziositi da ristorantini dove si possono gustare i prodotti pescati dai pescatori. ___

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