Vie del gusto
Domenica 20 Luglio 2008 - 21:56
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Oro giallo

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Oro giallo
Canicattì (AG)
Numero di Dicembre 2007

Sicilia. Nel profondo sud d’Italia, dove lo stivale si specchia nell’Africa

La chiamano semplicemente “l’oro giallo” egià il nome è tutto un programma. L’uva,quella della qualità “Italia” tipica di Canicattì,nell’Agrigentino, si è affermata, infatti, nell’ultimotrentennio come principale volano dell’economialocale, portando il centro siciliano a livellieconomici internazionali.

La Storia. Una varietà, quella di Canicattì, nata dall’esperimento dell’illustre genetista, Alberto Piovano, che la creò incrociando due varietà di viti, Bicane e moscato d’Amburgo. Bell’aspetto, grossa pezzatura e grande resistenza: ecco le caratteristiche dell’uva da tavola “Italia”, che ha cominciato ad affermarsi nel circondario di questo caratteristico comune siciliano dagli anni ‘70, quando gli agricoltori della zona, e successivamente anche imprenditori e figure professionali non direttamente legate all’agricoltura, cominciarono a credere e a investire su questa coltura. Nel giro di pochi anni l’uva “Italia” sostituì le colture praticate sino ad allora (cereali, leguminose e mandorlo), permettendo una rapida crescita economica del settore agricolo e di tutte le attività ad esso connesse. Una serie di fattori legati al fatto che i viticoltori dovevano avere sempre più capacità imprenditoriale per migliorare le tecniche di produzione ha portato, alla fine degli anni ‘80, a una selezione quasi naturale delle aziende viticole. Attualmente l’uva da tavola “Italia” trova il proprio fulcro di produzione proprio a Canicattì, centro di riferimento per 20 comuni della provincia tra Agrigento e Caltanissetta. In tutto, oltre diecimila ettari coltivati, di cui novemila nell’Agrigentino e poco più di duemila nel Nisseno. La coltivazione avviene in vigneti ubicati in zone vocate e terreni idonei, inseriti in appositi programmi di assistenza tecnica qualificata.

Il marchio Igp.
Per Canicattì l’uva “Italia”, ovvero la sua produzione e commercializzazione, non sono solo un fatto di orgoglio provinciale. Perché la qualità del prodotto, l’attenzione alle tecniche, la propensione a coltivare la tradizione pur nell’aggiornamento costante sono state ampliamente riconosciute in Italia e all’estero. Non è un caso che l’uva “Italia” di Canicattì sia l’unica varietà da tavola in tutta Europa ad aver ottenuto l’indicazione geografica protetta. L’igp, come viene soprannominata, è un marchio di qualità che viene attribuito, infatti, solo a quei prodotti agricoli e alimentari per i quali una determinata qualità, la reputazione o un’altra caratteristica dipende dall’origine geografica. E la cui produzione, trasformazione ed elaborazione avvenga in un’area geografica determinata. Per ottenere l’Igp, quindi, almeno una fase del processo produttivo deve avvenire in una particolare area. Quella dell’uva “Italia” si estende tra Canicattì, Campobello di Licata, Delia, Favara, Licata, Naro, Palma di Montechiaro, Ravanusa, Riesi e un’altra dozzina di piccoli centri sparsi tra le province di Agrigento e Caltanisetta. Chi la produce deve attenersi alle rigide regole produttive stabilite nel disciplinare di produzione e il rispetto di tali regole è garantito dall’organismo di controllo. Benché non disponga di contrassegni o sigilli particolari a garanzia dell’autenticità del prodotto, l’uva “Italia” di Canicattì ha caratteristiche ben riconoscibili e difficilmente imitabili: grappoli con acini grossi, polpa carnosa e croccante e colore dal giallo al giallo pallido, aroma delicato di moscato. È presente sul mercato tra luglio e gennaio. La dimensione dei suoi grappoli oscilla tra 350 grammi e il mezzochilo, mentre il peso medio di ogni acino è di circa tre grammi per le varietà ad acino piccolo e di cinque grammi per quelle ad acino grosso. Per ogni ettaro coltivato, c’è anche un limite di produzione: 350 quintali per i vigneti allevati a tendone. I vigneti sono coltivati a tendone con non più di 1100 piante per ettaro. Per le produzioni medio-tardive, essi sono ricoperti con materiale plastico per evitare che i grappoli si bagnino durante le piogge. Tre sono i metodi di coltivazione: il “sistema convenzionale”, che consente di ottenere grappoli uniformi eliminando quelli non idonei già a giugno, il “sistema biologico”, che dà un prodotto meno perfetto dal punto di vista estetico, e l’insacchettamento dei grappoli, tecnica, questa, a metà fra il sistema convenzionale e quello biologico. La raccolta comincia la terza decade di agosto nelle zone costiere e prosegue fino a settembre (dicembre nelle zone più fresche, come Canicattì e Delia). Quindi l’uva viene conservata in celle frigorifere ad una temperatura compresa tra 0° e -1°, con una umidità dell’85-90% e per un periodo massimo di novanta giorni.

La tradizione Come dar torto alle popolazioni di queste parti se, oltre che fondamentale per l’economia, considerano la loro uva “Italia” anche un importante e attesissimo momento di aggregazione? Ecco, allora nascere la festa principale di Canicattì, la sagra dell’uva “Italia”, che si tiene ogni anno tra fine settembre e inizio ottobre, dopo la vendemmia una volta che grossi quantitativi del prodotto sono già partiti per andare a rifornire le tavole di francesi, tedeschi e belgi. La tradizionale festa popolare si svolge nel centro storico, tra Largo Aosta e piazza Dante. Non solo uva, ma anche pesche, susine, formaggi, olive e vino rosso. Tutto servito con pane casereccio. La degustazione gratuita è offerta dal Comune e dai produttori locali. Il contorno della sagra è ricco di spettacoli canori, sfilate di cortei e mostre di pittura.

del.icio.us


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