|
filo d′ambra
Roero
Numero di Maggio 2007
Miele. Il più antico dei dolcificanti issa la sua bandiera nel Roero, dov’è protagonista di una strada, un curioso festival e una ricchissima mieloteca
Tutta l’Italia più dolce in un unico lembo di terra... È nella più golosa delle Regioni italiane, il Piemonte, che il miele ha trovato la sua strada. Lungo un percorso di una quarantina di chilometri che solca le colline del Roero, intere generazioni raccontano la propria storia e l’abilità di apicoltori. A cavallo tra le Province di Cuneo e Asti, là dove tra aprile e ottobre fioriscono oltre 950 diverse specie botaniche.
L’oro del Roero
Benefico, corroborante, consolatore… Così è il miele. E dove se non qui il più antico e naturale dei dolcificanti poteva dunque issare la sua bandiera, con i colori e gli aromi di tutto il Belpaese? Questo territorio parla di laboriosi insetti e uomini ingegnosi, dalla danza ronzante di corolla in corolla fino alla gratificante colatura nei vasi. Passando per la costruzione delle arnie, i segreti dell’allevamento, la gestione dell’alveare, i rischi della raccolta, l’abilità e la meticolosità nella lavorazione… A Bra, per esempio, si familiarizza con morfologia e ciclo di vita delle api, mentre Pocapaglia rivela i segreti del loro linguaggio, dall’uso dei sensi al significato della danza. Si scopre tutto sull’apicoltura, sulla flora apistica, sui vari tipi di miele e gli altri prodotti dell’alveare (propoli, pappa reale, cera) e sul loro impiego in cucina, in ricette dolci e salate. La Strada è poi anche un viaggio nel tempo, nella storia del dolcificante più antico del mondo. Attraverso il ruolo del miele nell’antichità (a Ceresole), i personaggi che hanno contribuito a divulgarne la storia (a Monteu Roero) e gli edifici storici destinati all’apicoltura. Come i tipici “ciabot” - case su due piani, destinate ad abitazione saltuaria, presidio dei terreni coltivati e deposito per gli attrezzi - di Montà. Particolare la “Ca’ d’avie”, fregiata persino da un affresco alla Madonna e una meridiana. Accanto al casotto, il “ciabot” appunto, conserva anche l’apiario, sagomato all’interno in colonne destinate ad accogliere le arnie in legno.
Al festival dei nettari
Se la storia del miele "scorre" a Montà, il suo futuro si gioca a Sommariva del Bosco dove tradizione e innovazione, esperienza e sperimentazione vanno in scena in occasione di “Amél’Amél” (in dialetto, “Amare il miele”), vivace festival dei mieli in programma il 18, 19 e 20 maggio. Vi si danno appuntamento apicoltori e produttori da tutto il Paese, per una duegiorni all’insegna di gusto, curiosità, storia, folklore e cultura. Insomma, di miele in tutte le sue accezioni. In tutte le sue forme e i suoi sapori. Non solo una mostra mercato, ma un intenso calendario di cene, laboratori, visite e tour a tema. Durante il festival si parla, si dibatte, si pedala fino alle cascine degli apicoltori, si assiste alla smielatura, si acquista e si degusta. Il noto e l’inatteso. Dai mieli più classici a quelli “terapeutici” di erba medica, girasole, fico d’india e mille altre ricercate rarità del mondo.
Alla prima mieloteca d’Italia
Quando infine su “Amél’Amél” cala il sipario, Sommariva continua a essere il tempio indiscusso del miele italiano grazie alla passione di Tonino Strumia. Sempre a caccia di rarità per il palato, Strumia ha creato la prima mieloteca d’Italia. Tra i suoi scaffali “parlanti” è disegnata l’intera geografia del miele nostrano. Tonino può raccontare tutto di ogni Regione. Nettari di castagno, rododendro, robinia, cardo selvatico, erica, mandorlo, lampone, trifoglio bianco, lavanda, borragine, marasca, rosmarino, ruchetta, erba viperina per lui non hanno segreti. Nella sua bottega potete per esempio assaggiare quel poco di raro e profumato miele di nespole della Sicilia, ritenuto dagli esperti il migliore del mondo, che il Giappone non ci ha “requisito”. Consigliatevi come con il medico o l’omeopata: Tonino sa che per l’insonnia e l’ansia è portentoso il miele di mandarino tardivo di Ciaculli, presidio Slow Food, e che il fegato si depura con quello di fico d’india. Concedetevi anche un pizzico di gossip goloso e fatevi svelare qual è il miele preferito dai vip e quale è stato somministrato come tonificante agli atleti delle Olimpiadi torinesi. Disponetevi a imparare che con il formaggio si sposa meravigliosamente quello di corbezzolo. Senza tema di campanilismi, permettetegli naturalmente di decantare anche le virtù dei tanti gustosissimi mieli “domestici”, del Roero e del Piemonte in genere. Lasciatevi infine sedurre con il suo gelato al mielecannella, da poco entrato nell’Olimpo sottozero di Tonino, che fu allievo di Gelmo di Loano, il mitico gelataio che inventò il sorbetto allo champagne per il principe Ranieri di Monaco. A casa di Tonino - perché è così che ci si sente nella sua boutiqueatelier dove organizza corsi, degustazioni guidate e laboratori - assaggerete anche specialità al cioccolato (imperdibili i som-bo, morbidi cremini al vino Roero, alla grappa di Arnesi e al Birbèt), vari miracoli di pasticceria e invenzioni da acquolina, come il caffè di meringhe e marron glacé. Ma anche mostarde, oli, paste da collezione, tume sott’olio, salse… Lo hanno definito in mille modi ma lui, Tonino, ama chiamarsi "il Trovarobe di cose buone".
Undici borghi dolci
La Strada del Miele si snoda da Bra a Cisterna d’Asti, passando per altri undici borghi: Pocapaglia, Piovesi, Sommariva Perno, Sommariva del Bosco, Ceresole d’Alba, Baldissero d’Alba, Montaldo Roero, Monteu Roero, Santo Stefano Roero, Montà d’Alba e Canale. Un itinerario da percorrere con calma, a più riprese. Come le briciole di Pollicino, qui un immaginario filo di miele conduce i golosi alla scoperta di tutto ciò che il Roero offre: prelibatezze salate e dolci, vini pregiati ma anche monumenti naturali e capolavori architettonici. La Strada è insomma un percorso della gola ma anche un viaggio nella storia e nell’anima di questa terra. Perché dietro a un vasetto di miele del Roero c’è tutto un mondo da scoprire. Dentro a quel vaso c’è il volo leggero e indispensabile di un’ape, ma ci sono anche i gesti antichi e rispettosi e la sapienza dell’uomo.
Per i più curiosi...
Tra dolci certezze e sorprendenti rarità il miele cola copioso in tutta Italia. Da Sud a Nord ecco le varietà più insolite. Il miele di nespolo, profumato, apprezzatissimo dai giapponesi e praticamente introvabile, viene prodotto nella zona di Palermo. Fiori all’occhiello di Sicilia anche il miele di carrubo, di fichi d’india, di mandorlo e quello rarissimo di rovo. Tra le prelibatezze mediterranee, i mieli di agrumi: di mandarino tardivo di Ciaculli, di limone di Sorrento e di clementine o bergamotto della Calabria. In Piemonte è da assaggiare il miele alla menta di Pancalieri. Quelli di acacia e castagno della Lunigiana sono gli unici in Italia a vantare la Dop. Il cosiddetto miele di spiaggia, è il regalo di api golose del polline di fiori che crescono lungo la costa toscana, nel Parco Migliarino-San Rossore. Sempre in Toscana nasce il miele all’edera, ricercatissimo dai gourmet. Infine, per i nostalgici, gusti dimenticati: corbezzolo, santoreggia o ciliegia marasca.
|