Vie del gusto
Martedì 7 Ottobre 2008 - 16:57
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Udine
Numero di Marzo 2008

Friuli Venezia Giulia. Nei borghi-gioiello della Carnia, per ritrovare il vero spirito delle tradizioni di montagna e i prodotti genuini di una volta

La tradizione, quella montanara difesa da gente solida e semplice, sposata con la propria terra, abita in Carnia. Sopravvive forte e fiera nei borghi storici di questa bolla di Friuli sospesa nel tempo, a un soffio dall’Austria. Il più noto e pittoresco di tutti è Sauris, paese di fiaba quasi dipinto nel nulla immacolato, là dove la Val Lumei è chiusa da imponenti massicci che incoronano il borgo e le sue antiche case in legno. Isola alloglotta tedesca, il Comune più alto di tutto il Friuli Venezia Giulia (1000-1400 metri) è un cameo scolpito nel legno, che nasconde gelosamente in poche manciate di case un notevole patrimonio culturale, dall’arte alla gastronomia passando per l’artigianato. Storia e costumi locali sono al sicuro nel Centro Etnografico, ospitato in un antico rustico di Sauris di Sopra. Sempre qui, dentro una piccola casa dal legno annerito, il birrificio artigianale Sauris Agribeer (zahrebeer.com). A Sauris di Sotto, poi, nascosti dietro un fienile o all’orlo del bosco, la Tessitura di Sauris (tessiturasauris. com), bottega-laboratorio ricavata in un’antica falegnameria, e lo storico prosciuttificio Wolf (wolfsauris.it), dove nasce il prelibato prosciutto di Sauris Igp. La sua peculiarità sta nella leggera affumicatura, ottenuta ancora come un tempo bruciando legno di faggio nei caminetti, e nel clima di Sauris che ne favorisce la giusta stagionatura.

Piccoli borghi antichi
Ma quella dei piccoli borghi in Carnia è una vera costellazione e accanto a Sauris, ecco brillare molti altri astri. Tra gli altri: Forni di Sopra, Ravascletto, Comeglians, Povolaro, Prato Carnico, Pesariis, Zuglio, Sutrio, Piano d’Arta e Paularo. Borghi che sorprendono. Non solo per la straordinaria concentrazione di arte, architettura, piccoli musei, scorci pittoreschi, siti antichi e tradizioni intramontabili, ma per l’eccezionale capacità di essere storici e moderni al tempo stesso. Decisi a non morire, molti dei borghi di Carnia si sono trasformati nella più innovativa e flessibile delle forme di ospitalità: l’albergo diffuso. Nato proprio tra questi monti, l’albergo diffuso offre, in appartamenti ricavati in edifici tradizionali sapientemente ristrutturati, soggiorni in autonomia ma con il servizio e l’assistenza tipici di un hotel. Sparsi qua e là per il paese, gli alloggi fanno tutti capo a una reception. Le comodità di un albergo (pulizie, biancheria, colazione anche a domicilio…) insomma, ma nell’intimità di una casa. E a prezzi concorrenziali. Gli alberghi diffusi di Carnia (clubalbergodiffuso. it) sono a Sauris, Lauco, Comeglians, Sutrio, Ovaro, Prato Carnico e Raveo.

Paradiso per sciatori
Per praticare sport sulla neve, base ideale sono l’Albergo Diffuso Sauris (discesa, fondo, snowboard, sci alpinismo, escursioni con le racchette e pattinaggio su ghiaccio), l’Albergo Diffuso Comeglians e Borgo Soandri di Sutrio, entrambi a pochi chilometri dal grande circo bianco di Carnia: il Monte Zoncolan. Con quasi 30 chilimetri di piste da discesa a innevamento programmato, nove impianti di risalita, arena snowboard, trampolino di salto, pista bob, 2,5 km di piste da fondo e un’ottima scuola sci (Scuola Italiana Sci Carnia Zoncolan, tel. 043366043), il comprensorio è adatto a sciatori di tutti i livelli e perfetto per le famiglie. Per l’Après Ski, poi, chi ha scelto di alloggiare a Sutrio scendendo a valle per pochi chilometri potrà tuffarsi nel relax rigenerante delle Terme di Arta (termediarta.it).

Sapori robusti
Quella carnica è soprattutto una gastronomia densa di profumi irresistibili, in ogni stagione. Quello di erbe e piante aromatiche (olivello spinoso, tarassaco, germogli di pungitopo, silene, borragine e cicerbita alpina, raro radicchio di monte) che crescono spontanee e abbondanti nei prati. Quello dei formaggi freschi d’alpeggio che tradiscono tutte le essenze nascoste tra l’erba dei pascoli. Quello penetrante e umido dei funghi: porcini e altri boleti, chiodetti, pinaroli, russole, chiodini, finferli, mazze di tamburo e molti altri. E l’aroma più dolce del sottobosco: mirtilli, more, fragoline, lamponi, ribes.

Ma è certamente in inverno, quando le temperature invitano a pasti robusti, che la tavola carnica si fa particolarmente golosa. Quando saporite zuppe diffondono una nebbia inebriante, il formaggio frigge in padella con le patate e le cipolle, la polenta sembra bofonchiare nel paiolo, la selvaggina rosola nel forno lenta ma impaziente di sposarsi con la marmellata di mirtillo, le ricotte affumicano sopra il focolare, i funghi sott’olio escono dal barattolo per regalare ai salumi una nota d’autunno e rape e verze trovano rifugio nella casseruola del maiale… Nasce proprio così uno dei piatti tipici di queste montagne: Muset e brovade. Il musetto è un cotechino di carne suina (parti magre, cotiche di lardo, muscoletti interni teneri e muso) aromatizzata. Servito con le rape fatte macerare a lungo nelle vinacce di vino rosso: le brovade appunto. A dar spettacolo sulle tavole carniche sono però soprattutto i versatili cjarsons, ravioli ora dolci ora salati, più spesso dolce-salati.

Dentro la morbida pasta di patate si possono nascondere erbe aromatiche, ricotta affumicata, spezie, frutta secca, uva sultanina, aromi orientali e altri ingredienti la cui azzardata mescolanza riesce graditissima al palato solo grazie alla maestria delle donne carniche e agli equilibri di antiche ricette segrete. Ma il piatto re di questo ultimo strappo di montagna italiana, affollata di pascoli fertili, non può che essere il formaggio, gustato semplice, fresco o stagionato, o rielaborato in specialità da acquolina. Come il Frico, la cui ricetta, varia di valle in valle, di borgo in borgo, di cucina in cucina. A seconda dei casi, nella padella le scaglie di Montasio vengono aggiunte a patate, cipolla, pancetta rosolati per ottenere un morbido, gustosissimo tortino dalla crosta ben dorata.

del.icio.us


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