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Vigneti eroici
Sondrio
Numero di Aprile 2007
La Valtellina e la Valchiavenna afffiancano al ricco patrimonio gastronomico una proposta turistica ottimale per le vacanze a contatto con la natura.
I vini di Valtellina, rossi e potenti vini di montagna, furono celebrati fin dall’antichità persino da Leonardo da Vinci. Per costruire i 40 chilometri di muretti dei terrazzamenti che sostengono i vigneti della Valtellina - area terrazzata più ampia d’Europa - i vignaioli hanno impiegato milioni di pietre, secondo qualcuno tanti quanto quelli utilizzati per la Grande Muraglia cinese. Dopo oltre dieci secoli di questo “eroico” lavoro, il paesaggio della costa retica (soleggiata) offre visioni “mozzafiato”: i vigneti salgono in verticale a strapiombo sulla valle, con pendenze talvolta del 65%. Su queste balze ha trovato fin dal XV sec. il suo terroir il Nebbiolo, qui chiamato Chiavennasca, che insieme ai vitigni tradizionali come la Pignola, la Rossola e Prugnola dà origine a ben due Docg: il Valtellina Superiore con le sue cinque storiche sottozone (Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Vagella) e lo Sforzato di Valtellina. Sono vini importanti, adatti a carne o selvaggina, sempre accompagnati dalla polenta di grano saraceno. Suggestivi i circuiti tra i vigneti, che possono essere percorsi in auto, in bicicletta o a piedi, così come le spedizioni all’interno delle valli dove si producono i formaggi della Provincia di Sondrio. Dalle valli di Gerola e Albaredo, fin dall’antichità provenivano i preziosi latticini, tra cui il Bitto Dop (dal nome celtico), formaggio a latte intero prodotto esclusivamente in alpeggio. Come il bitto, il Valtellina Casera Dop è stagionato a lungo nelle cantine di Morbegno. Le mele hanno trovato spazio là dove la vite non viene più coltivata. Nei prati e pascoli che circondano la Valtellina vitata, si producono saporiti mieli e, dove l’altezza lo consente, il grano saraceno, che ha dato vita a originali ricette come i pizzoccheri, gli sciatt (bigné ripieni di formaggio serviti su un letto di cicorino) e i brasciadei, pani di segale con il buco dove ci si infila un braccio. E anche le erbe officinali sono diventate una specialità con l’amaro Braulio. In Valchiavenna, nelle tipiche cavità naturali si affinano invece bresaole, slinzeghe, violini di capra e formaggi. Tra i tanti prodotti tipici di Chiavenna c’è anche la trota di torrente, che si cucina sulla pioda o sulla pietra ollare. info: www.valtellinasapori.it
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