Vie del gusto
Martedì 2 Dicembre 2008 - 08:04
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Verde mare

Le verdure coltivate sui terreni salati della Laguna di Venezia
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Verde mare
Venezia (VE)
Numero di Agosto 2006

Venezia. Un particolare equilibrio ambientale rende le isole della Laguna l'habitat ideale per le colture orticole: qui si producono i carciofi violetti di Sant'Erasmo, il pomodoro del Cavallino o il sedano verde di Chioggia

Uno dei massimi pittori veneziani del Dopoguerra, l’ottantenne Saverio Barbaro, ricorda che fino agli Anni Sessanta gli orti storici della Serenissima (Cavallino, Lio Piccolo, Mesole, Sant’Erasmo e Torcello) erano del tutto simili alle immagini di una stampa del pittore giapponese Utamaro: ponti di legno sottili e arcuati sospesi su antichi canali collegavano tra loro distese di alberi da frutto - persegheri soprattutto, che davano pesche grandi come meloni, succose e saporite - e orti dove le verdure crescevano rigogliose. Ma la terribile alluvione del ‘66 che colpì il nord Italia devastò l’entroterra lagunare: il mare dilagò lungo l’intero litorale per oltre tre chilometri spazzando via le coltivazioni. Dopo di allora, gli alberi da frutto non crebbero più come prima. Il legno dei ponti fu sostituito con materiale prosaico ma più resistente e iniziarono a spuntare le prime serre, che tanta parte hanno oggi nella coltivazione degli ortaggi monocultura del Veneziano. Grazie a un particolare equilibrio ambientale che rende le isole della laguna di Venezia l’habitat ideale per le colture orticole, le verdure hanno continuato a crescere buone come al tempo dei Dogi. E se tutti possono acquistarle ai mercati del Rialto e del Tronchetto, può essere interessante per coloro che vogliono sperimentare nuovi percorsi spingersi laddove ci sono i luoghi di produzione, nella laguna Nord, una realtà magnifica quanto inimmaginabile.

TORCELLO E IL COLORE VIOLA

Duemila anni fa vi trovarono rifugio dai barbari i paleoveneti, fondatori di Venezia. E ancor oggi vi si rifugiano coloro che vogliono godersi pace e tranquillità, perché la laguna isola ma anche protegge. Torcello è uno scrigno d’arte, un piccolo gioiello ambientale capace di indurre emozioni estetiche forti e suggestioni inusuali. A cominciare dal colore: quello di Torcello è il viola e tutta la sua gamma di colori fino al rosa. Viola come i carciofi ovunque coltivati, fucsia e indaco come i fiori del cardo in agosto, rosa e malva come il limonium, il fiore di barena che tappezza in estate la laguna è che dà un ottimo miele. Nel lontano passato l’isola raggiunse anche ventiduemila abitanti. Oggi gli isolani sono pochissimi - dodici in tutto - ma è ancora intatto il fascino dell’antico splendore che traspare dalla magnifica Basilica di Santa Maria Assunta. Fondata nel 639, la prima cattedrale di Venezia custodisce all’interno un grandioso mosaico dell’XI sec. di scuola veneziana che rappresenta l’apoteosi di Cristo e il Giudizio Universale. Accanto alla Basilica c’è la torre campanaria, dalla quale si gode una magnifica vista dell’estuario lagunare, e la deliziosa chiesa di Santa Fosca, meta di sposalizi da tutto il mondo. Al centro della piazzetta dove si affacciano le chiese sorgono due palazzi che oggi ospitano le sezioni archeologica, medievale e moderna del Museo Provinciale di Torcello. Di fronte agli edifici, si staglia il trono di Attila, in realtà uno scranno usato dai tribuni dell’isola per amministrare la giustizia, oggi divenuto il sito preferito per le foto ricordo dei turisti. Chi decide di avventurarsi nell’isola, nel giardino di Villa Baslini può visitare i resti di una basilica romana. Il sito si raggiunge per via d’acqua o attraverso il Ponte del Diavolo, e per vederlo basta chiedere il permesso al custode della casa. Dalla Basilica, percorrendo il sentiero fiancheggiato da rovi che si diparte dalla strada principale, si arriva alla Fattoria Didattica Arti-ciok. Un nome dal significato ambivalente, che rimanda agli “articiochi”, carciofi in veneziano, che a Torcello crescono particolarmente saporiti grazie al terreno argilloso, e al fatto che la casa di pescatori bianca e bassa che vi trovate di fronte custodisce le opere dell’artista Lucio Andrich (1927-2003), geniale e poliedrico maestro d’arte agordino che ha lavorato e vissuto per trent’anni nell’isola, ispirandosi per i suoi lavori alla natura della laguna, ai mestieri e alle tradizioni delle sue genti. Qui ora vive il nipote del pittore, Paolo, che ha fatto diventare la casa luogo d’incontro tra agricoltura, ambiente e arte. Chi desidera può infatti visitare la carciofaia che si estende tutt’intorno, vedere le opere di Lucio Andrich - saline, fiori e ortaggi - riprodotti su quadri, sete, manufatti tessili ricamati, incisioni, ceramiche, vetri e fusioni e ora anche su abiti realizzati con tessuto di mais; può vedere la vicina Palude della Rosa, oasi naturalistica che dà rifugio a migliaia di volatili, aironi, cavalieri d’Italia nonché il sito di ritrovamento dei resti di manufatti risalenti al I-II sec. d.C., che dimostrerebbero la presenza di insediamenti umani a Torcello ancor prima del VVI sec. Il 15 agosto a Torcello si festeggia l’Assunta e per l’occasione la cattedrale è aperta gratuitamente al pubblico mentre nel pomeriggio, verso le 16, si può assistere a un concerto di musica classica.

LA LUSSUREGGIANTE SANT’ERASMO

Sant’Erasmo è un polmone verde lungo quattro chilometri e mezzo, largo poco meno di 600 metri e con circa ottocento abitanti. Per secoli l’isola è stato il luogo dove venivano conferiti i rifiuti di Venezia, che si sono sedimentati nel tempo costituendo un prezioso giacimento di sostanze nutritive per le piante che qui crescono particolarmente rigogliose e saporite. Oggi sono i carciofi violetti a dominare il paesaggio, già presidio Slow Food e dal 2004 sotto tutela del Consorzio omonimo (www.carciofosanterasmo. it, tel. 0415282497) ma rinomate sono anche le coltivazioni di cardi e asparagi verdi. Dai vitigni di Trebbiano e Raboso viene prodotta anche una certa quantità di vino, che un tempo prendeva gran parte dell’attività agricola. Non a caso la gente del posto ancor oggi chiama i campi “vigna” e ama ricordare l’antica attività con la “Festa del Mosto”, che si tiene nella prima domenica di ottobre. Dimenticata ed esclusa da qualsiasi tipo di investimento per molto tempo, l’isola ha mantenuto un ecosistema ancora intatto e incontaminato, che si può esplorare in tutta tranquillità girando l’isola in bicicletta, a piedi o in kayak. Non essendoci il servizio del ferry boat, i mezzi che girano a Sant’Erasmo sono infatti bici, motorini, trattori e più rare automobili, per lo più della gente del posto. Da un anno l’isola ha ritrovato il suo monumento più importante, destinato a ospitare mostre ed eventi culturali. Si tratta dell’antica e possente Torre Massimiliana che domina la spiaggetta del “bacan”, dove i veneziani vanno per tradizione a fare bagni e scampagnate, e che si trova all’estremità sudorientale dell’isola. Da Punta Vela alla Torre Massimiliana e fino alla fermata di Capannone corre via dei Forti, la strada più lunga dell’isola che costeggia l’ex litorale. Percorrendola, è possibile osservare splendidi esemplari della ricca avifauna stanziale e di passo tipica dell’ambiente lagunare.

SPIAGGE VERDI

Mutevolezza. È la parola che più si addice alla località di Cavallino-Treporti. Perché questa lingua di terra che si allunga fino ad arrivare alla dirimpettaia Venezia contrappone contrade di origine recentissima, come Ca’ Savio e Punta Sabbioni, quest’ultima formatasi in gran parte nel ’900 dopo la costruzione della diga nord del porto di Venezia, a contrade di cui si perdono nei secoli le origini, come Lio Piccolo, che recenti scavi archeologici riconducono all’epoca romana, Le Mesole, sorta nel ’300, Saccagnana e Cavallino, nate nel ’500 e Treporti, sorta alla fine del ’600. Le stesse stradine che si inoltrano nel tessuto urbano della zona offrono scorci che si aprono ora su orizzonti lagunari con valli di pesca e barene, ora sui caldi colori del paesaggio agreste con gli orti e i giardini separati da siepi e filari. L’intero litorale è legato alla continua evoluzione dell’assetto idrogeologico, una combinazione di acque e terre che ne determina il destino. Non ultimo, quello legato al Mose, progetto tutt’oggi fonte di controversie, nato per salvaguardare Venezia dal fenomeno dell’acqua alta e i cui cantieri di Punta Sabbioni hanno dato vita a San Nicolò, nuova isola al centro della bocca di porto che dovrebbe diventare un’oasi di parchi verdi sul mare. Un legame forte quello di Cavallino-Treporti per il verde e il mare, suffragato dalla presenza di una spiaggia lunga quindici chilometri sulla quale è stato scelto di non posare file di cabine di plastica, schiere di ombrelloni e pedane di cemento armato, ma di lasciarla naturale, un po’ selvaggia, libera. La qualità dell’ambiente, certificata nel 2006 dall’assegnazione della Bandiera Blu, l’ampiezza di servizi e proposte offerti dai campeggi del litorale (una trentina, per tutti i gusti e per tutte le tasche) hanno assicurato a Cavallino-Treporti il primato europeo per il turismo all’aria aperta, fenomeno che qui assume la veste di agricampeggio, vista la presenza di orti. Nella zona infatti abbondano le coltivazioni di carciofi, asparagi, zucchine e soprattutto del pregiato pomodoro di Cavallino-Treporti, per il quale è stato chiesto il riconoscimento del marchio Igp.

BORGHI LAGUNARI

Per gli amanti della natura i piccoli borghi lagunari di Treporti, Lio Piccolo, Le Mesole e di Cavallino o Saccagnana, costituiscono angoli nascosti da scoprire, punti privilegiati per osservare con discrezione cormorani, aironi bianchi, pettegole, cavalieri d’Italia e garzette, in mezzo a orti di zucchine e carciofi che rendono particolarmente pittoresco quest’angolo di laguna. L’itinerario si può percorrere a piedi, in bicicletta o in auto. Le Mesole è un centro agricolo importante soprattutto per la coltivazione degli asparagi. Vi si trova un monastero cinquecentesco dai bellissimi camini rotondi, detti alla vallesana. Con la sua chiesetta seicentesca e la piccola piazza su cui si affaccia Palazzetto Boldù, il borgo di Lio Piccolo è stato acquistato dal Comune di Cavallino-Treporti con la speranza, dopo il consistente restauro e l’arrivo di qualche potente sponsor, di restituire gli edifici alla salvaguardia dell’ambiente. Dal centro abitato di Treporti, riconoscibile per la chiesetta dai due caratteristici campanili, si arriva a Saccagnana e alla storica corte rurale del “Pra”, su cui si affacciano un’elegante villa rustica e l’antica chiesetta edificata dai primi abitanti dell’isola. Si potrebbe ancora parlare dei forti e delle costruzioni militari che da Cavallino a Punta Sabbioni intervallano coltivazioni, serre e giardini. Ma questa sarebbe tutta un’altra storia. Da Guinness dei primati - e in effetti sono in procinto di entrarvi - lo spettacolo pirotecnico che si svolge il 20 agosto a Cavallino-Treporti. Perché Beach on fire è la manifestazione di fuochi d’artificio più lunga del mondo, visto che copre tutto il litorale per quasi 15 km da Punta Sabbioni a Cavallino. Lo spettacolo inizia verso le 23, dura solo mezz’ora ma è molto suggestivo, specie se visto dalla barca.

del.icio.us


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