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Vercelli vs Biella
Piemonte
Numero di Maggio 2006
Città a confronto. Erano un’unica provincia. La divisione del 1996 ha equamente suddiviso bellezze naturali, vini pregiati, monumenti insigni, accendendo la competizione.
Una rivalità palpabile, quasi da derby calcistico. Forse perché tutto nasce proprio in occasione di una partita di pallone che ha fatto storia. Il 6 giugno del 1971 Pro Vercelli e Biellese si giocano lo spareggio per accedere al campionato di serie C. Finisce in parità. L’arbitro assume i contorni di una monetina e la sorte bacia le bianche casacche vercellesi. All’epoca Biella era la seconda città per popolazione e importanza della provincia di Vercelli, ma dal 1996 ha iniziato a camminare con le sue gambe. Qualcuno credeva che i primi passi fossero incerti, e invece il territorio laniero è diventato polo industriale e commerciale di notevole valore. Non solo del panorama piemontese. Biella, la piccola Manchester, in virtù dei numerosi opifici edificati a partire dalla metà del secolo XIX. Molto conosciuta è, sotto questo aspetto, la cosiddetta “via della lana” che, lungo la strada panoramica intitolata all’industriale laniero Ermenegildo Zegna, si spinge fino alla vicina Valsesia. Vercelli terra d’acque. Una singolare clessidra i cui granelli di sabbia vantano infinite forme e colori. Territorio dai confini inconsueti che stringe in un caldo abbraccio il fiume Sesia, che disegna traiettorie dal Monte Rosa al Po. Biella regina delle montagne, ricamate da strade suggestive che trasudano storia. Vercelli bella e medievale, ma che racchiude anche un’incredibile varietà di paesaggi e ambienti naturali. Due province a confronto. Rivali, ma non nemiche. Campaniliste, ma spesso alleate nelle questioni piemontesi. «Il turismo è un’arma vincente su cui siamo disposti a investire energie e risorse», spiega il Presidente della Provincia di Vercelli Renzo Masoero. «Perché la valorizzazione territoriale è indice di valorizzazione culturale e lascia emergere il senso di appartenenza a una comunità. Tutto questo passa anche attraverso una particolare attenzione ai prodotti agro-alimentari tipici, partendo dal riso, che resta una straordinaria risorsa». L’omologo di Masoero, il biellese Sergio Scaramal, era stato chiaro fin dal suo insediamento, nell’estate del 2004: «Il mio progetto è quello di una Provincia da costruire assieme alla gente, capace di valorizzare l’eccellenza del sistema biellese. Il territorio, per la conformazione morfologica e per le risorse naturalistiche, culturali e popolari, rappresenta un’opportunità di grande interesse per il turismo. Queste potenzialità generano un indotto economico, occupazionale, sociale e ambientale, ma ancora più si deve fare, puntando su un turismo di qualità».
LE CATTEDRALI.
Sant’Andrea vs Battistero Se la panissa è il simbolo per eccellenza della gastronomia vercellese, Sant’Andrea è l’icona della città. Il suo rosone è conosciuto da tutti, così come il galletto segna-tempo in ferro battuto posto su di una torre della facciata. Un’abbazia in stile romanico suggestiva e misteriosa: a partire dai simboli incisi sulle sue pietre, fino al lago sotterraneo. La leggenda vuole infatti che la chiesa avesse una scalinata intagliata nella pietra che conduce a una grotta grande quanto la costruzione in superficie. In questa grotta si troverebbe un lago con una barca. Leggenda forse alimentata dal fatto che l’intera città di Vercelli sorge su falde acquifere. La costruzione dell’abbazia, progettata su impulso del cardinale Guala Bicchieri, iniziò nel 1219 e terminò nel 1227. Sant’Andrea è sicuramente una delle opere architettoniche italiane che più si avvicinano allo stile gotico francese. Dalla “monumentale” abbazia di Sant’Andrea al Battistero di Biella. L’edificio rappresenta una delle più notevoli costruzioni della primitiva arte romanica in Piemonte. Eretto a metà del secolo X sui resti di un sepolcro romano, è uno tra i più antichi esempi della fede cristiana. Il Battistero rientra in un tour religioso del capoluogo che comprende anche la chiesa di Santo Stefano, il Duomo, sede della nuova diocesi di Biella (1772), il convento di San Sebastiano, e la chiesa romano-gotica di San Giacomo.
LE PIAZZE.
Cavour vs Piazzo Il cuore pulsante di Vercelli è la medioevale piazza Cavour, che grazie al mercato ha mantenuto i suoi affascinanti tratti storici. Prima di prendere il nome dello statista piemontese si chiamava piazza Maggiore. Fino al XVI secolo, tre erano le chiese che si affacciavano sulla piazza. I portici furono costruiti tra il 1300 e il 1400. Del XIV secolo è invece la Torre dell’Angelo, ma ha subito notevoli modifiche nel XIX secolo. Da Leonardo Pieraccioni a Enrico Montesano, da Massimo Boldi a Massimo Ceccherini. Il Piazzo di Biella, soprattutto negli ultimi anni, è divenuto richiestissima location di produzioni cinematografiche. È la parte antica di Biella, edificata nel 1160 su ordine del vescovo di Vercelli Uguccione. Un suggestivo borgo medioevale, con i suoi storici palazzi e la celebre piazza della Cisterna. raggiungibile con una suggestiva funicolare panoramica. Silenzioso e tranquillo, conserva numerosi resti di edifici dei secoli XV e XVI. La piazza Cisterna, centro del borgo, è dominata dalla facciata tardo-rinascimentale del Palazzo Dal Pozzo della Cisterna. Sull’angolo sudest si innesta la piazzetta con la chiesa tardo-romanica di San Giacomo. Bei palazzi si possono ammirare lungo il Corso Piazzo.
I PARCHI.
Lame del Sesia vs Burcina Musei a cielo aperto, arricchiti da corsi d’acqua, ambienti che vanno dalle risaie ai monti innevati. La zona nord ovest della Pianura Padana è un suggestivo caleidoscopio di paesaggi e colori. Il Parco delle Lame del Sesia (www.lamedelsesia.vc.it) è la cornice della provincia di Vercelli. L’ambiente, su di un’area di 830 ettari, è tipicamente fluviale con lame, meandri, specchi d’acqua, ghiaie e sabbie: un’oasi naturale in netto contrasto con il paesaggio circostante caratterizzato dalla quasi ossessiva presenza della monocoltura a riso. Le lame sono formazioni palustri e specchi d’acqua derivati dalle anse che il fiume ha abbandonato. Qui si trovano canneti, mentre sugli specchi d’acqua abbonda il nannufaro e sulle sponde i giunchi, i carici, il giaggiolo acquatico e le felci. Poi i saliceti e il bosco composto di frassini, aceri, carpini e pioppi; il sottobosco è costituito da specie arbustive molto importanti per l’avifauna. La fauna del parco è ricca di roditori (scoiattoli, ghiri e moscardini), mentre l’avifauna è rappresentata da oltre 165 specie di cui una settantina nidificanti. Un bosco e un giardino ben contraddistinto: questi i due aspetti, solo apparentemente antitetici del Parco Burcina (www.parcoburcina.piemonte.it ) in provincia di Biella. Il bosco fa da sfondo al Parco e insieme raggiungono un equilibrio di rara bellezza. Il giardino è informale, paesistico, le piante sono disposte con apparente casualità, a imitazione di ciò che avviene in natura: boschetti alternati a prati e radure, grandi alberi isolati; la vista a volte è chiusa da barriere verdi a volte può spaziare verso la pianura o verso le montagne retrostanti. Una strada tortuosa si inerpica sino alla sommità del colle offrendo sempre nuove emozioni e sorprese. Come nei giardini paesistici anche nel Parco Burcina sono state introdotte specie esotiche perfettamente inserite; nel bosco si ritrovano le latifoglie tipiche dei nostri ambienti: faggi, castagni, aceri, frassini, querce, ciliegi, betulle.
I PELLEGRINAGGI.
Oropa vs Sacro Monte Il turismo religioso, il pellegrinaggio, altro motivo di rivalità tra biellesi e vercellesi. Se Oropa è il polo tradizionale, il Sacro Monte di Varallo è la nuova Gerusalemme. I primi documenti che parlano di Oropa (www.santuariodioropa.it) sono del Duecento. Nella Basilica Antica si venera la Madonna Nera, portata da Sant’Eusebio. Dal primitivo sacello all’imponente Chiesa Nuova, lo sviluppo edilizio e architettonico è stato grandioso. Vi contribuirono prestigiosi architetti come Filippo Juvarra, Guarino Guarini, Pietro Beltramo e altri. Il complesso è articolato su tre piazzali a terrazza ed è imperniato su due grandi luoghi di culto: la Basilica Antica, realizzata all’inizio del XVII secolo, e la Chiesa Nuova, inaugurata nel 1960. Il Sacro Monte (www.santuari.it/varallo) nacque grazie all’impulso del beato Bernardino Caimi, il quale, affascinato da un viaggio in Terra Santa (verso la fine del 1400), volle ricostruire in piccolo i luoghi suggestivi della Palestina. All’opera si interessò addirittura san Carlo Borromeo, al punto da soprannominare il Sacro Monte “Nuova Gerusalemme”. Il complesso, composto da una cinquantina di edifici, è stato completato nel corso di duecento anni. Un lavoro immane che toglie il respiro. Ciascuna delle cinquanta cappelle, con circa quattromila affreschi e quattrocento statue, rappresenta scene di vita di Gesù e della Vergine. Nell’arco di due secoli a Varallo hanno lavorato alcuni tra i più celebri artisti. Ciascuno di loro ha voluto offrire un contributo alla riuscita dell'opera.
A TAVOLA.
Panissa vs polenta concia Con un’agricoltura votata alla coltivazione del riso il piatto tipico della cucina vercellese non poteva che essere la panissa. Di facile preparazione (riso, fagioli borlotti, lardo, salame sotto grasso e vino rosso), non è soltanto un punto fermo della locale gastronomia, ma quasi la carta d’identità di Vercelli e di tutto il territorio. Un piatto celebrato nell’ultima settimana di agosto da una sagra (www.sagrapanissa.it) che dal 1991 viene ospitata nel popolare quartiere di Porta Casale. La panissa è una specialità culinaria che Vercelli, attraverso varie associazioni esporta in giro per l’Italia. “Da Balin” (www.balinrist.it), a Castell’Apertole, frazione di Livorno Ferraris, è la mecca della panissa. Angelo Silvestro, titolare del ristorante è un vero e proprio cultore di questo piatto. Se Vercelli vive di riso, Biella, ai piedi del monte Mucrone, ovviamente risponde con una ricca varietà di formaggi. Nasce nella conca d’Oropa il piatto più rappresentativo della cucina laniera, la famosa “polenta concia”. Per fare una buona polenta occorre cuocere almeno per un paio d’ore farina di mais rossi macinata integrale a pietra; al termine della cottura unirvi una buona dose di toma giovane della Valle d’Oropa tagliata a dadini. Lasciare riposare il tutto qualche minuto, aggiustare di sale e pepe e poi frustare fino a che la polenta fa le classiche “fila”, imbiondire a color nocciola una bella noce di burro d’alpeggio, versarlo sulla polenta e portare in tavola. La ricetta è di Franco Ramella, proprietario del ristorante “Croce Bianca”, ad Oropa, dove si può gustare la miglior polenta concia. «A livello calorico è imponente,quasi pesante ma cucchiaio dopo cucchiaio ti prende si fa gustare e fai il bis», assicura Ramella.
I VINI: Gattinara vs Roppolo L’enoteca rappresenta non tanto un punto di vendita, quanto il luogo d’incontro tra vino e turismo. E se si parla di vini, Vercelli e Biella hanno molto da dire. La concorrenza è leale, ma feroce. In questo caso non vi sono solamente due province a confronto, ma paesi come Gattinara e Roppolo, sedi di due enoteche tra le più prestigiose del Piemonte. Difficile, se non impossibile, assegnare la palma del migliore. Inaugurata il 10 luglio 1999, l’enoteca di Gattinara (www.enotecaregionaledigattinara. it) ha sede in Villa Paolotti, caratteristica costruzione della fine del secolo XIX, con una magnifica corte interna ombreggiata da un tiglio centenario. In vetrina trovano spazio i prestigiosi Docg Gattinara e Ghemme, i Doc classici (Lessona, Boca, Bramaterra, Fara, Sizzano). Il vitigno Nebbiolo è comunque il re incontrastato. Dalla sua uva si ricavano vini di grande struttura e longevità. Roppolo è la sede dell'Enoteca Regionale della Serra (www.assoenoteche.it/roppolo/home.htm). Prende il nome dalla cresta morenica della collina della Serra, fra Ivrea e Biella. Situata nel Castello di Roppolo che sovrasta l’omonimo paese. Dal 1981 svolge attività promozionale per la viticoltura dell’intero Piemonte del Nord. Duecento tipi di vino, 20 mila bottiglie selezionate, una suggestiva cantina con volte di mattoni e muri di pietra: sono queste le caratteristiche che più colpiscono il visitatore. Negli scaffali trovano spazio l’Erbaluce di Caluso, Carema, Bramaterra, Gattinara, Coste della Sesia, Boca, Fara, Sizzano. Il più gettonato è il Lessona doc, vino raro e prezioso prodotto nell’omonima zona collinare a pochi chilometri da Biella.
LA MONTAGNA.
Alagna vs Bielmonte Chi è convinto che Vercelli sia solo risaia si deve ricredere. Anche in questo caso è la Valsesia a venir in soccorso, con Alagna. Un centro turistico (www.alagna.it) che, grazie ai piccoli villaggi, le tipiche case walser e gli antichi mulini ad acqua, è diventato meta di moltissimi turisti e di sportivi provenienti anche dalla Lombardia. D’inverno, per gli appassionati di snowboard, il settore valsesiano del Monterosa Ski si rivela ogni giorno di più l’autentica mecca della disciplina. Biella, montagne, sci. Un accostamento naturale. Rafforzato da un famoso spot di qualche anno fa che recitava più o meno così: “venite a sciare sulle Alpi Biellesi”. Bielmonte è la capitale del turismo invernale laniero (www.bielmonte.net). Anche se non può decantare un centro urbanistico molto grande, offre un ottimo comprensorio sciistico, dotato di buoni impianti e tracciati che variano da facili a molto impegnativi. Le piste da sci, una quindicina, si snodano su versanti diversi, da quota 1.650 a quota 1.300, garantendo in tal modo la possibilità di sciare con il sole in faccia durante l’intera giornata.
LO SPORT.
Piola vs Gilardino Biella ha il basket, la Angelico Biella, in serie A. Vercelli un po’ soffre, perché lo sport ad altissimo livello latita da qualche anno. E così è nata l’idea di lanciare una manifestazione, per valorizzare il territorio, dedicata al più grande personaggio della storia sportiva vercellese, Silvio Piola. Ogni anno la Provincia di Vercelli assegna un premio alla memoria del formidabile bomber. Un riconoscimento che viene assegnato al miglior attaccante italiano under 21. Il “Premio Piola” permette al territorio vercellese di far promozione in giro per l’Italia. Perché il trofeo viene consegnato a domicilio e la macchina organizzativa si mette in moto per far conoscere in tutta Italia la ricchezza della cucina e dei vini locali. La grande disputa sportiva riguarda però un campione dello sport attuale, l’attaccante del Milan Alberto Gilardino. Vercellese o biellese? Esperti, amministratori, ma anche e soprattutto semplici tifosi si arrovellano. Lui è nato a Cossato, come il comico Ezio Greggio, ma nel 1982 Cossato faceva ancora parte della provincia vercellese. Il 1996 è l’anno della grande scissione e Gilardino è quindi diventato a tutti gli effetti biellese. Il bomber rossonero taglia corto sulla vicenda. È orgoglioso di essere nato a Cossato, e poco importa se amministrativamente la sua cittadina appartiene alla provincia di Vercelli o Biella. Nel 2004, tra l’altro, Gilardino ha vinto il “Premio Piola”. Un biellese premiato dai vercellesi. Qualcuno ha storto il naso. Ma almeno questa volta il campanilismo è andato in soffitta.
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