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Un genio in villa
Veneto
Numero di Aprile 2008
Veneto. In un territorio ricco di tesori dell’arte e della cucina, un itinerario lungo il filo rosso delle architetture firmate Andrea Palladio. Nel cinquecentenario della sua nascita
La Casa Bianca a Washington, per esempio. Certe eleganti costruzioni di Londra. O le ville di “Via col vento”... Sono un’infinità gli edifici residenziali che hanno una parentela più o meno diretta con il genio italico di Andrea Palladio, di cui quest’anno si celebrano i 500 anni dalla nascita. Un caso eccezionale. Non esiste altro genere architettonico legato così strettamente a un unico nome, come nel caso della “villa” e del Palladio. Una fortuna immensa, che ha portato la villa palladiana, con i suoi frontoni, le colonne, le statue, i loggiati e gli archi ispirati alla classicità, lontanissimo dai confini geografici e temporali del Veneto del XVI secolo, nel Vecchio e nel Nuovo Mondo.
Un patrimonio immenso Padovano, ma vicentino di adozione, Andrea della Gondola aveva iniziato come scalpellino o tajapiedre: durante i lavori di ristrutturazione della villa di un personaggio in vista, Gian Giorgio Trissino, rivelò doti così straordinarie che lo stesso Trissino ne fu conquistato e diventò suo mecenate cambiandogli il nome in Palladio. Studi, viaggi a Roma, incontri: presto Andrea diventa una star dell’ambiente artistico della Repubblica di Venezia, scrivendo un trattato fondamentale sull’Architettura, progettando palazzi, chiese, ma soprattutto aristocratiche residenze di campagna che si impongono per novità, armonia, splendore. Il Rinascimento maturo si rifà al passato ispirandosi alle civiltà greca e romana, con un senso della geometria e della bellezza in cui l’Uomo è il protagonista, pur con i suoi chiaroscuri moderni. Scoppia la moda del vivere in villa, che continuerà ben oltre il Palladio e i suoi seguaci. Era una villeggiatura aristocratica, dedita ai piaceri e all’ospitalità, ma il padrone poteva nello stesso tempo occuparsi dei suoi affari, controllare fittavoli e agricoltori delle sue terre. Si calcola che siano circa 4.000 le ville venete, costruite tra il ‘500 e il primo ‘800. Un patrimonio d’arte immenso. Un gruppo appartiene a istituzioni pubbliche, alcune a privati che le abitano o le hanno trasformate in alberghi.
Non poche avrebbero bisogno di drastici interventi. Ogni tanto qualcuno si innamora di quella eleganza sciupata dal tempo e decide di ritrovarla, come è accaduto per Villa Saraceno, ad Agugliara, nel Vicentino, restaurata egregiamente da una società inglese e ribattezzata “The Landmark Trust”.
Un modello assoluto Le ville sicuramente del Palladio sono una ventina, sparse fra le province di Vicenza, Treviso, Venezia, Padova, Rovigo. Tutte si possono visitare e offrono un saggio dell’arte del maestro, un’occasione per scoprire la grandezza del suo stile. Ciò che è straordinario è che mentre ci si avvicina per vederne una, eccone un’altra e un’altra ancora, non molto distanti, magari di epoca più tarda, più o meno preziose e con altri richiami: quello dell’accoglienza e della ricettività, per esempio. Non si può dormire nelle sale progettate da Palladio e affrescate da Veronese, ma si può passare un weekend in un albergo ricavato da una dimora settecentesca che riprende gli schemi della villa palladiana e li abbina al comfort più moderno, pranzare in una sala decorata da artisti della scuola del Tiepolo, fare assaggi nelle cantine di una fastosa villa del ‘600. Sulle orme del Palladio e delle ville da lui ispirate, le suggestioni e i riflessi del gusto non finiscono mai. Il territorio è una miniera per il gourmet: fra i prodotti svettano i formaggi, come la Casatella trevigiana e il Formajo ‘mbriaco, gli ortaggi come asparagi e radicchi, i vini superbi, dal Prosecco ai vini del Piave.
Tappa d’obbligo di un itinerario palladiano è Vicenza. Due i capolavori. Il Teatro Olimpico ispirato al modello greco romano, ultima opera del Palladio, e la Villa Capra detta La Rotonda. Con la sua pianta centrale e i quattro timpani solenni come quelli di un tempio, ma anche ricca di movimento e di effetti luce-ombra, alta su una collinetta, La Rotonda è specchio di un ordine e di un’armonia superiori. Un modello ideale dell’architettura e del mondo. Così “forte”, così assoluta, che due secoli dopo l’architetto Richard Boyle, più noto come Lord Burlington, l’ha ripresa nella famosa Chiswick House londinese. Molto più di una citazione, un omaggio, una dichiarazione di amore per l’opera di un genio. Un ottimo esempio di come il Palladio sia sempre diverso, di villa in villa, si ha a Villa Pojana, a Pojana Maggiore, sulla strada per Montagnana. Sobria, misurata, esprime grande serenità. Punto focale della facciata è la decorazione ad arco del portone con cinque oculi, ispirata all’autore da modelli romani, come il cornicione che disegna una sorta di timpano interrotto. Bellissimi gli interni affrescati.
Effetti illusionistici Da Vicenza si punta a Nord passando per Cittadella e poi toccando Bassano del Grappa, quindi avvicinandoci ad Asolo e alle stupende colline trevigiane, si raggiunge la celebre Villa Barbaro a Maser. Qui il progetto dell’architetto si sposa a meraviglia con un grande pittore del tempo, Paolo Veronese. E le sale interne offrono sorprese continue. Eretta intorno al 1560 per i fratelli Barbaro, si presenta con il frontone ornato di stupendi stucchi e con il proseguimento delle due ali laterali, le barchesse, che si alzano con grazia ad accogliere due meridiane sopra il portico: un’alternanza di alti e bassi che rispecchia l’ondulato paesaggio. All’interno luminosi affreschi si dispongono su pareti, soffitti, volte, lunette e cornici del piano nobile. Fra divinità dell’olimpo, virtù, stagioni e figure allegoriche, spiccano alcuni inquilini della villa, ritratti con naturalezza, come Giustiniana, moglie di Marcantonio Barbaro, e una servente che si affacciano da un balcone immaginario. Questo effetto è ancora più impressionante se dalla sala centrale si guarda in direzione delle fughe di stanze che si diramano a destra e a sinistra: sul fondo appaiono, da porte semiaperte, un nobiluomo vestito da caccia, forse lo stesso padrone di casa, e una giovane donna con un ventaglio. Inserita fra boschi, uliveti e vigneti, la villa, di proprietà dei conti Volpi di Misurata, è l’unica fra quelle palladiane che ha mantenuto la vocazione agricola e vinicola. Aperta al pubblico è anche la cantina storica.
Cantine e stucchi preziosi Siamo in una delle zone più fitte di ville antiche. A Mogliano Veneto, ecco Villa Foscarini e Villa Condulmer, trasformate in raffinati alberghi. Fra i rilievi del Montello, Villa Sandi si apre con il suo scenografico viale ornato di statue che continuano sull’imponente costruzione. Lo splendore seicentesco è intatto anche all’interno. Il proprietario è l’industriale Giancarlo Moretti Polegato che ha qui il suo quartier generale. La cornice in cui lavora lo stimola a produrre la tecnologia Geox, ma anche vini di alto livello. Le cantine sono sorprendenti anche per una serie di gallerie su due piani, scavate durante la Grande Guerra sotto la villa, quando questa fu adibita a sede di comando militare del vicino fronte. Totalmente recuperate, offrono un ambiente ideale per la fermentazione e la maturazione degli spumanti secondo il Metodo Classico, ma anche dei grandi rossi. Una parte della villa è locanda: poche stanze, per un soggiorno memorabile. Qualche chilometro oltre verso nordest, Villa Giustinian, a Portobuffolè, al centro di un romantico giardino, è un luogo di incanti con suite decorate di stucchi e sale preziose.
Lungo il Brenta, fascino e gusto Un nucleo di ville strepitoso per numero e importanza è sul Naviglio di Brenta, soprattutto nel tratto che collega Padova e Venezia dove le circa cinquanta dimore sono intitolate ai più bei nomi dell’aristocrazia veneziana - Corner Vendramin, Pisani, Gritti, Querini... A Mira e a Dolo, 15 km da Venezia, anche le ville albergo si infittiscono. Palladio è ancora protagonista sul percorso d’acqua che ripercorre quello del Burchiello, il battello che trasportava i nobili dal Canal Grande alle dimore di campagna e viceversa. La Villa Foscari detta la Malcontenta, opera del maestro, è stata costruita intorno al 1550 per i fratelli Nicolò e Alvise, della potente famiglia Foscari. Sorge isolata, imponente, su un alto basamento che la solleva come un tempio. La facciata che guarda il fiume ha due rampe di accesso gemelle che imponevano un percorso cerimoniale in salita: al centro, sotto il pronao, stavano i padroni di casa a ricevere l’omaggio dei visitatori. A questo carattere maestoso, quasi regale, sconosciuto a tutte le altre ville palladiane, contribuisce la decorazione pittorica interna, opera di Battista Franco e Gian Battista Zelotti. L’effetto monumentale della costruzione è ottenuto dall’autore con materiali poveri: non marmi o pietre pregiate, ma mattoni e intonaco, persino nelle colonne. Miracolo di ingegno per un luogo dal fascino un po’ decadente, dove è palpabile il respiro della storia. A pochi minuti, sulla riviera del Brenta, vivaci trattorie con la sapida cucina lagunare
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