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Sorella Terra
Numero di Ottobre 2007
Umbria. Mistica e verdissima, la regione è il cuore d’Italia dove tutto è ad arte, anche la cucina. E per riscoprire gusti e ritmi secolari in ottobre una rosa di eventi enogastronomici lega con un filo rosso tre magnifiche città a misura d’uomo
Olio, vino, acqua. Sono i frutti naturali di un’eterna danza, che tra ulivi secolari, vigneti infiniti e rii trasparenti disegna il mosaico smeraldino dell’Umbria, per molti, non a caso, il cuore verde d’Italia. Al centro lo è da sempre: il Ponte Cardona, vicino a Narni, fu chiamato dai Romani “umbelicus Italiae”, ed è proprio qui che una lapide indica con latitudine 42° 30’ 11” e longitudine 12° 34’ 24” il fulcro geografico dello Stivale. Verde, poi, lo è di certo. Al manto delle colline, dove predominano la vite e l’olivo, si uniscono boschi cedui, castagneti, ciuffi di macchia mediterranea, che insieme a laghi e fiumi danno vita a un paesaggio ammaliante. Ma la natura incontaminata non è l’unica protagonista di questa terra, culla di civiltà antiche: dagli Umbri, per Plinio “gens antiquissima Italiae” ai “misteriosi” Etruschi, seguiti dai Romani a partire dal III secolo a. C. L’Umbria seduce anche con le gemme d’arte disseminate in borghi medievali uguali a un tempo e con la pace monastica delle abbazie, delle grotte e dei luoghi dove hanno lasciato tracce di sé santi carismatici quali Francesco e Valentino. Ancora una volta non è un caso se dal ‘700 la regione è stata meta del Grand Tour, quel viaggio in Italia che gli uomini di cultura erano tenuti a compiere alla ricerca delle tracce lasciate dal passato classico e dall’arte. Tra questi, Lord Byron, responsabile della descrizione poetica più famosa della Cascata delle Marmore, che ancora oggi scorre poco lontano da Terni, “orribilmente bella”. Grand Tour contemporaneo Natura, arte e bontà. Scrigno zeppo di tesori, l’Umbria è tappa obbligata, come nei trascorsi Grand Tour, di irresistibili pellegrinaggi contemporanei da vivere all’insegna del gusto per la storia e la bellezza. Si scoprono così paesaggi rimasti fedeli alle vedute di Corot e Turner. Si scopre un territorio dove convivono in perfetto equilibrio il patrimonio naturale e l’opera dell’uomo espressa nei secoli sia attraverso l’estro di sommi artisti a cui si devono gli ornamenti cittadini sia con l’ingegno contadino che ha pazientemente cesellato la terra, dissodando e piantando ulivi e vigneti, padri di vini e olii pregiatissimi, diventati simbolo di questo angolo d’Italia. Il buon vivere si presenta anche a tavola, dove brillano sapori antichi e un grande patrimonio di ricette risalenti a una lontana e consolidata tradizione. E se è vero che ogni momento è quello giusto per venire in Umbria, ottobre è sicuramente sovrano tra i mesi dell’anno perché offre tante opportunità di entrare in contatto con il gusto dei luoghi, scegliendo come filo conduttore eventi enogastronomici organizzati in onore dei prodotti tipici. Seducenti quanto boschi, affreschi e castelli.
Città di cioccolato Il capoluogo, Perugia, è la più grande tra le città d’arte dell’Umbria. Tutti i suoi gioielli sono raccolti nel nucleo del centro storico, delineato dalle mura etrusche e adagiato su alti poggi che fiancheggiano la riva destra del Tevere. Piazza IV Novembre ne è il cuore con la Fontana Maggiore al centro, eretta nel 1278 e ornata con 50 bassorilievi e 24 statue da Nicola e Giovanni Pisano. Intorno campeggiano il Duomo gotico intitolato a San Lorenzo e il Palazzo dei Priori con il Collegio del Cambio affrescato dal Perugino e la Galleria nazionale dell’Umbria, colma di meraviglie che ripercorrono una bella fetta di storia, dal XIII al XIX secolo. Le opere sono di artisti celeberrimi, quali Duccio di Buoninsegna, Beato Angelico, Piero della Francesca e Pinturicchio, per citarne solo alcuni. Quando poi si passa alle meraviglie della cucina, lo stupore è il medesimo. Perugia cuoce con estro e piacere il pesce proveniente dal vicino Lago Trasimeno: trote, anguille, carpe e lucci dalle carni sode e saporite finiscono in piatti tra cui troneggia il tegamaccio, versione lacustre del cacciucco livornese o viareggino. Ma a incantare sono soprattutto i dolci, di antichissima formula. Ecco quindi le pinoccate (o pignoccate), deliziosi dolcetti con pinoli, che all’origine erano proposti da botteghe di speziali e forni specializzati, o, ancora, due specialità dalle forme avvolte su se stesse: il torciglione, fatto a serpente e ricco di uvetta, noci e fichi secchi, e il torcolo, ciambella intrecciata con uvette e canditi. Sul fronte delle materie prime zuccherine, poi, la cittadina è notissima per il cioccolato: patria del Bacio Perugina, da qualche anno le sue strade e i suoi palazzi sono letteralmente invasi, per qualche giorno d’autunno, dal dolce più amato. Il cacao, inoltre, fa da sfondo a trattamenti di bellezza - presso la ChocoFarm ospitata dal BeautyPalace - e a momenti di puro divertimento, come le attività rivolte ai più piccini nell’area ChocoFamily, con laboratori e percorsi ludici dedicati agli under 12. Inoltre, tanti gli appuntamenti culturali. Da non perdere Cioccolata con l’autore, che ripropone la dolcezza di una buona e calda bevanda al cacao insieme a pagine di letteratura, alla presenza di alcuni tra i più noti autori contemporanei.
Orvieto a tutto gusto Henry James, tra i visitatori illustri di questa terra, invitava “a camminare dappertutto molto lentamente e senza meta”. Il consiglio è certamente saggio, perché, più che altrove nelle città a misura d’uomo tutto è straordinariamente legato a ritmi e gesti di un tempo. Paladina della lentezza come alleata del buon vivere è Orvieto, splendido centro di origine etrusca, isolato in cima a un imponente sperone di tufo da dove si affaccia la cattedrale gotica affrescata da Luca Signorelli (indimenticabile il Giudizio Universale nella Cappella di San Brizio). I suoi tremila anni di storia restano evidenti nell’assetto urbano e l’aura di serenità che la circonda è legata a doppio filo proprio con la lentezza, suo modus vivendi. Orvieto è infatti capitale internazionale del movimento Cittaslow, collegato a Slow food e fondato nel 1999. Oggi è una rete di comuni impegnata a promuovere una migliore qualità dell’esistenza attraverso ritmi più placidi e una particolare attenzione alle “buone pratiche”: dal cibo sano e gustoso alla sostenibilità dell’ambiente naturale e urbano, dalla qualità dell’accoglienza a quella dei servizi sociali. Da non perdere al Palazzo del gusto - sede centrale della rete internazionale Cittaslow, nel quattrocentesco Convento di San Giovanni - le “Serate golose”, che offrono menu con prodotti di presidio accompagnati da suggestioni letterarie e multimediali. Altrettanto affascinante, infine, il percorso storico “Visitando e degustando” nei sotterranei del Pozzo della Cava (pozzodellacava.it), sito archeologico che racchiude nove grotte e un foro profondo 36 metri scavato nel tufo dagli Etruschi.
I magnifici Tredici Undici Doc e due Docg: questi i numeri della produzione enologica umbra. L’origine del nettare è antichissima, risale infatti agli Umbri e agli Etruschi, e i vini di oggi sono rappresentati da veri e propri gioielli quali il Torgiano Rosso Riserva Docg, il Sagrantino Docg di Montefalco, l’Orvieto classico bianco nobile, apprezzato dai pontefici e dagli artisti, come Luca Signorelli, che ne chiese per contratto mille litri all’anno. E per scoprire i segreti dell’arte al sapore d’uva sono a disposizione gli itinerari tracciati dalle quattro Strade del Vino che attraversano il territorio, e dalla Strada dei Vini Etrusco-Romana che segue il corso del Tevere.
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