Vie del gusto
Mercoledì 1 Ottobre 2008 - 01:44
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Nobile Maremma

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Nobile Maremma
Maremma
Numero di Marzo 2008

Toscana. Tra Castagneto Carducci e Bolgheri, terra di vini blasonati e ristoranti eccellenti, enoteche e frantoi

Tempo di weekend all’aria aperta, per assaporare la natura che si desta dal sonno invernale e comincia a vestirsi per la primavera. Tempo, dunque, per visitare la Toscana, magari quella meno scontata, quella “da intenditori” e da gourmet. Dopo aver reso celebre (e costosissimo) il Chiantishire, gli stranieri, inglesi in testa, hanno “colonizzato” la cosiddetta Costa degli Etruschi, tra Castagneto Carducci e Castiglioncello. Una terra di vini blasonati (come il Sassicaia e l’Ornellaia, tanto per citare i più famosi) e oggi anche un’area di gran moda. Bolgheri (location conosciuta per i famosi cipressi citati dal poeta Giosué Carducci, la cui memoria è onnipresente e viva ovunque, da queste parti) e Castagneto sono il baricentro di un itinerario tra cantine nobilissime, enoteche, frantoi, ristoranti eccellenti. In un angolo di Maremma toscana dove l’haute cuisine è una tradizione antica e dare vita a grandi rossi un’arte contemporanea.

Il borgo di Carducci
La superstrada che ha soppiantato la vecchia Via Aurelia taglia nettamente la costa dall’entroterra e - se si guida troppo velocemente - lo svincolo di Bolgheri può passare inosservato. Il borgo, frazione del comune di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno, è davvero una “porta” della Maremma, una parte di Toscana ancora rustica e verace, molto diversa da quella un po’ leccata del Chianti o delle Crete senesi. Una terra di cantine che producono alcuni dei migliori vini italiani, celebri a livello internazionale, da visitare con un “andamento lento”, per assaporare nettari, sensazioni, emozioni di un tempo.

Il sole splende sul Tirreno e rende verdissime le chiome dei pini marittimi che si susseguono come un mantra vegetale a due passi dalle spiagge lunghe e sabbiose, adatte ai giochi dei bimbi e al relax delle famiglie. Se ci si inoltra per alcuni chilometri all’interno, ci si imbatte in boschi fitti misti a una vegetazione bassa, ricca di cespugli fragranti di essenze balsamiche ed erbe profumate per la cucina casereccia. Qui non è raro incontrare cinghiali e caprioli, che continuano le loro scorribande anche tra i vigneti di Cabernet e di Merlot. Sono ospiti indesiderati, perché le viti - preziose e molto delicate - danno quei vini rossi da favola che si abbinano alla perfezione con la cucina maremmana dai sapori decisi ed essenziali. Per il pesce non mancano bianchi nervosi e rosati profumati. Come i primi vini prodotti dalla Tenuta Guado al Tasso, dei Marchesi Antinori; dapprima il rosato Scalabrone, poi il Vermentino, e infine il Guado al Tasso, da uve Cabernet e Merlot, tanto importante che la tenuta, estesa per 878 ettari con quasi 120 di vigneto, ha preso il suo nome. A poca distanza inizia il lunghissimo e storico viale reso celebre dai versi di Giosué Carducci.

Dopo un breve tratto, sulla sinistra, un cartello indica la sede del Consorzio Strada del Vino Costa degli Etruschi, dove avvengono le visite guidate. Quasi di fronte al centro visite, un cartello indica una costruzione molto semplice, ma nobilissima: è la cantina del Sassicaia, il celebre rosso della Tenuta San Guido. Nato dall’intuizione di Mario Incisa della Rocchetta, il Sassicaia ha avuto un’importanza fondamentale per l’evoluzione del vino italiano. Il gentiluomo era un estimatore dei vini di Bordeaux e piantò nei suoi vigneti di Bolgheri delle uve Cabernet. La produzione andò avanti tra alterne vicende fino a quando il figlio Nicolò decise di chiedere aiuto agli Antinori, loro cugini, che inviarono l’enologo Giacomo Tachis, che curò l’uscita dell’annata 1968. Il primo ad accorgersi che era nato un grande vino fu Luigi Veronelli, che nel 1974 ne scrisse in termini entusiastici; poi nel 1978 durante una degustazione a Londra, il Sassicaia sbaragliò i 32 Cabernet migliori del mondo. Il mito è nato così. Oggi le bottiglie di Sassicaia - contese ovunque - raggiungono valutazioni vertiginose.

Soste da intenditori
Il borgo che dà il nome alla doc Bolgheri è proprio alla fine del famoso viale dei cipressi. Di origine medievale, appartenne ai Della Gherardesca da prima dell’anno Mille, e la toponomastica locale - strada Giulia, Largo Nonna Lucia, Piazza Teresa - fa riferimento alla nobile famiglia. In una di queste piazzette visse da fanciullo Carducci che qui, come a Castagneto, continua ad essere una presenza viva. L’enoteca ‘Tognoni’, all’ingresso del paese, è uno stop da intenditori per acquistare una bottiglia pregiata o per degustare un calice abbinandolo ai crostini al ragù di cinghiale o, all’ora di pranzo, con qualcosa di più sostanzioso che è possibile annaffiare con un’ampia selezione di vini. A due passi, in Largo Nonna Lucia, c’è ‘La Taverna del Pittore’; il ristorante ed enoteca di Rossano Biagi e Chiara Superi. Zuppe e tanta cacciagione, come da tradizione, poi pollo e coniglio ruspanti, preparati in pentola dalle nonne; ma anche chi ama le verdure crude e cotte non resterà deluso. Terminata la sosta, si torna sul viale per svoltare a sinistra seguendo le indicazioni Via Bolgherese- Castagneto Carducci. A breve distanza l’azienda ‘Le Macchiaie’ di Eugenio Campolmi che, bolognese purosangue, ha estimatori in tutto il mondo. Il suo Bolgheri Superiore Paleo, uscito per la prima volta nel 1989, con l’annata 1992 convinse critica e pubblico, e oggi si accompagna al Paleo bianco (Sauvignon e Chardonnay).

Pochi minuti ancora per arrivare alla Tenuta dell’Ornellaia, l’azienda fondata da Lodovico Antinori, che vede la partecipazione della Robert Mondavi Winery, la più famosa cantina americana. Fratello di Piero e nipote di Mario Incisa, agli inizi degli anni ‘80 Lodovico fonda la sua azienda, scegliendo dapprima il Cabernet Sauvignon, e puntando poi sul Merlot. Costruisce una cantina avveniristica, in parte sotterranea, e chiama a collaborare André Tchelistcheff, il decano degli enologi americani, che definirà la zona “Eldorado del Vino”. Nel dicembre 2001 il Bolgheri Superiore Ornellaia 1998 viene stato nominato vino dell’anno dalla rivista “The Wine Spectator”. Proseguendo lungo la strada, un monumentale masso accanto a un fabbricato indica l’azienda Caccia al Piano 1868, di Mariano Franzini, un professionista bergamasco che ha fatto i primi impianti nel 1998-99. I vini promettono molto bene e i vigneti sono scenografici.

Lungo la strada, un segnale indica sulla sinistra l’Oliveto Fonte di Forano, della famiglia Di Gaetano. Da alcuni anni si sono dedicati alla coltivazione dell’olivo e alla produzione di olio extra vergine, disponibile anche “denocciolato”. Poco più su si trova il Podere Grattamacco, un luogo bello e defilato, che “sforna” vini interessanti, come Il Bogheri Rosso Superiore Grattamacco. Ritornati di nuovo sul Bolgherese e superato l’hotel- ristorante ‘Zì Martino’, semplice e accogliente, è consigliabile uno stop alla cantina Santini, che produce ottimi vini biologici, tra cui Bolgheri Rosso Poggio al Moro. Michele Satta, invece, produce un Sangiovese che si chiama Vigna del cavaliere. Anche il Bolgheri Rosso di Piastraia, un “red blend” figlio di uve Merlot, Syrah, Sangiovese e Cabernet, è ritenuto uno dei migliori vini locali.

A caccia di sapori tipici
Per dormire in zona, si può scegliere tra alcuni agriturismi interessanti, come la ‘Cipriana’, tra Donoratico e Castagneto, a pochi chilometri dal litorale. Molto di charme anche l’agriturismo ‘Podere la Cerreto’. Si trova a Sassetta, a qualche chilometro a sud di Castagneto. Qui producono tutto in casa: formaggi, pasta, pane, miele, olio, confetture, vino, salumi. Le casette, tutte ben ristrutturate, sono circondate dal bosco, dove pascolano liberi cavalli maremmani e maiali di cinta senese. In paese si possono assaggiare i sapori tipici della zona, ad esempio alla Premiata fabbrica Liquori Borsi, che produce in modo artigianale l’Elisir China Calisaja, di tradizione ultracentenaria. Una delle tavole migliori della zona è da ‘Ugo’, che prepara deliziosi crostini con cacciagione e il mitico “colombaccio al tegame”.

Più elegante il ristorante ‘La Ribotta’, dove il menu (sempre stagionale) propone piatti robusti ma ben interpretati, a base di pesce, carne di piccione, cinghiale. Scenografico e di charme l’enoteca-ristoranteLe Giubbe Verdi’. È ospitato in un’antica cantina e offre una cucina elegante e gustosa, che attinge alle materie prime più “veraci”. Da assaggiare assolutamente le lasagnette con ragù di mare o i tortelli imbottiti di piccione. Un matrimonio di sapori che riflette il mix di atmosfere e ambienti di questa Maremma neo-chic, da vivere sempre a ritmo di “slow travel”.

del.icio.us


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