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Navigli d′autore
Lombardia
Numero di Marzo 2008
Lombardia. A pochi chilometri da Milano, lungo le vie d’acqua e in mezzo al verde della campagna, c’è un affascinante mondo a parte da scoprire. Fatto di borghi senza tempo, vecchie osterie e oasi di relax
«Che ti move, o homo, ad abbandonare le proprie tue abitudini delle città, et andare in lochi campestri, se non la naturale bellezza del mondo, la quale, se ben consideri, sol con senso del vedere fornisci?». Il grande Leonardo da Vinci aveva ragione e oggi il suo interrogativo sembra ancora più attuale per chi esce da Milano e scopre, a pochissimi chilometri dalla metropoli, insospettabili angoli di bellezza. È il caso per esempio dell’Abbiatense-Magentino, un mondo vivo, decisamente civile, rispettoso, cordiale. «Un mondo che ha i suoi Navigli (lunghi e stretti, acquatici e ciclabili), le sue cascine (moltissime: una volta c’erano solo loro...), le sue chiese (alcune francamente straordinarie, altre soltanto secolari e memorabili), i suoi musei (pochi, purtroppo), i suoi campi (risaie: infinite), le sue ville (molte ma poco visitabili), i suoi castelli (in genere viscontei), la sua cucina (una sorpresa) », avverte la bella guida “Fra gli aironi di Milano” curata dalla Provincia, un indispensabile vademecum per il turista curioso che decide di visitare “non per caso” questa zona, seguendo il percorso del Naviglio Grande o addentrandosi nel territorio del Parco del Ticino.
Ville di delizia Se l’architetto che negli anni ‘30 progettò la copertura di gran parte dei Navigli di Milano per far posto a grandi arterie di scorrimento delle auto ha fatto in anni recenti pubblica ammenda, confessando il suo pentimento per aver privato la città della sua caratteristica migliore, i nostalgici ritrovano tracce della bellezza di un tempo alla Darsena, dove il Naviglio Grande incrocia il Naviglio Pavese. Lungo le due rive si rincorrono tipiche case di ringhiera, laboratori artigianali e antichi lavatoi, barconi e localini alla moda. E due piccoli gioielli: la chiesetta di San Cristoforo, che risale al XII secolo, e le chiuse leonardesche.
Ma poi basta allontanarsi di poco dalla città per scoprire un mondo a parte, rimasto quasi identico a quello di secoli fa, quando i nobili e i notabili meneghini trascorrevano la “villeggiatura” nelle spendide ville costruite sulle alzaie del Naviglio Grande. Già ai tempi di Ludovico il Moro (duca di Milano dal 1494 al 1500) a Robecco sul Naviglio sorgeva la sua “seconda casa”: Villa Gaia, (poi Gandini), chiamata così perché ci si divertiva molto con feste e intrattenimenti vari. Fu però a partire dal ‘700 che sorsero le lussuose residenze che ancora oggi rendono affascinante l’ambiente, come Villa Gromo di Ternengo, il monumentale palazzo Archinto o l’ottocentesca Casa Sironi Marelli. Una sosta imperdibile (e non solo perché lì c’è la famosissima ‘Antica Osteria’) è il ponte di Cassinetta di Lugagnano, centro storico minimo, quasi un “giocattolo”, una lunga strada punteggiata da ville di delizia, un po’ spostate rispetto al Naviglio. Il nome doppio rivela l’origine da due borghi. Di Lugagnano, più a Oriente, si sa che aveva avuto origine da un castello. Cassinetta, è legata invece alla storia di una cascina, la Biraga, fondata nel ‘400 sulla sponda destra del canale da Maffiolo Birago, maestro alla corte milanese dei Visconti. A lui si devono anche la parrocchiale e un mulino, funzionante, ancora soprannominato “della pazza Biraga”.
Un patrimonio da (ri)conoscere Più di otto milioni di persone “visitano” ogni anno Milano e il suo territorio. “Visitano” tra virgolette perché in realtà, stando alle statistiche ormai note a tutti, queste persone arrivano nella nostra terra ma non la scoprono, non la vedono, non la assaggiano. Arrivano per la Fiera, per la Moda, in generale per il business, di cui Milano è importante polo internazionale. Ma non è tutto. Stando a un rilevamento, nei primi mesi del 2007 su un campione di alberghi di livello medio-alto, questi milioni di ospiti accorciano sempre di più il loro soggiorno: siamo passati dai 2,2 giorni di qualche anno fa (già media bassissima rispetto ad altre capitali europee) a 1,8 giorni.
Dunque è chiaro che diventa sempre più difficile trattenere i turisti e far loro scoprire le bellezze artistiche, culturali, ambientali ed enogastronomiche del nostro territorio. Soprattutto se pensiamo che molto spesso neanche gli stessi cittadini milanesi sono a conoscenza del patrimonio che li circonda. Questo perché le istituzioni, che per anni si sono occupate di altro e poco di turismo, non sono state finora in grado di valorizzare questo patrimonio e soprattutto di comunicarlo adeguatamente. Un ricerca dello Iulm da noi commissionata ci fornisce un dato quasi allarmante: soltanto il 24% della nostra storia, della nostra architettura, dei nostri parchi e delle nostre tradizioni agricole e gastronomiche è comunicato.
Il mio compito dunque è quellodi non inventarmi nulla. Il bello c’è, dobbiamo soltanto metterloa disposizione del cittadino e delvisitatore. Otto milioni di visitatori all’anno non sono pochi, siamosui livelli di grandi metropoli come Parigi e Barcellona. Dobbiamopartire da questi otto milioni di persone che già arrivanoda noi e intercettarli, dar loroil benvenuto, dire loro che oltre alla Fiera, alla Scala, allo shoppinge al fashion week ci sono i Navigli,le abbazie, le cascine, i Parchi,i deliziosi prodotti della nostraterra, da sempre considerataindustriale, ma che primeggiaanche nel settore agricolo.Usando un’espressione a me cara,dobbiamo essere in grado,quando si spengono le luci della Fiera, ovvero alla sera, neiweekend, d’estate, di accenderele luci sulla città e sul suosplendido territorio, che può edeve riscoprire una sua vocazioneturistica nel senso ampio, nonsolo come presenze alberghiere.
Abbazie e cascine della Bassa Se da Abbiategrasso (sorta intorno al millenario Castello Visconteo e con un centro storico tutto da scoprire) si va invece in direzione sud verso Pavia, seguendo pressappoco il tracciato dell’antica “Strata Mercatorum”, si attraversa una fascia del Parco Lombardo del Ticino. Qui i temi dominanti sono i boschi e il digradare del terreno verso il fiume, il tono monastico dell’Abbazia di Morimondo ma soprattutto la presenza frequente delle cascine, le unità insediative fondamentali nella Bassa lombarda. Qui si incontrano cascine storiche e tradizionali, a volte un vero paese a sé, come a Fallavecchia, oppure modernamente declinate in chiave ecologica, ricreativa e turistica, come alla Caremma, tra Besate e il fiume. Cascine e campagna, risaie, marcite e fontanili a perdita d’occhio. In mezzo, un luogo di incomparabile bellezza: l’abbazia di Morimondo. A fondarla, nel 1136, furono i monaci cistercensi provenienti da Morimond, a nord di Digione. Ricchissima e attivissima fino al 1500, fu soppressa da Napoleone nel 1799 e solo nel 1952 ha ripreso ad essere abitata da monaci. Tra le opere all’interno spicca su tutte, gioiello nel gioiello, un dipinto di Bernardino Luini.
Gustose soste consigliate Non ci sembrava vero quando, studenti universitari alla Cattolica a Milano, fuggivamo verso la campagna, in quattro dentro la mia 850 Fiat color grigio topo, per inseguire un’indole irresistibile che ci portava lì. Eravamo campagnini, il nostro Dna era di campi arati, vendemmie e pioppi lungo il fiume. Rimasi incantato da un paese autarchico vicino a Morimondo dove sorge una delle più belle abbazie benedettine che porta il nome di Morimond (situata in Francia, dove un drappello di monaci cistercensi erano arrivati da Cîteaux). Si andava poi alla trattoria di Basiano, dove facevano le rane fritte. Oggi invece la mia meta è alla Trattoria di Coronate, che fa una cucina più creativa (tortelli all’ortica con taleggio, coscia d’anatra glassata con pere e liquirizia), ma dell’osteria ha trattenuto l’ambiente caldo e una Bonarda irresistibile. So che mi perdoneranno, ma l’Abbazia di Morimondo mi porta dritto ai monaci benedettini della Cascinazza di Gudo Gambaredo.
Nessuno lo sa ancora, ma lì si produce l’unica birra realizzata in un monastero. Sono andati a imparare in Belgio, nelle abbazie trappiste, dove nascono le birre più straordinarie ed equilibrate. E hanno imparato bene, a sentire dall’assaggio. La campagna lombarda è stata bonificata, come la Borgogna, dagli stessi monaci benedettini. Terra di risaie, ma anche di saperi legati all’arte dei salumi. A Magenta, c’è Emilio Bolciaghi che fa il Salame del nonno, ma anche una pancetta e un cotechino irresistibili. Mi piace citare questa città perché ho trovato un antico forno cooperativo (Il Forno Cooperativo Ambrosiano), che oggi è diventato una boutique del gusto. A Pasqua fanno le colombe, il pane tutti i giorni, ma poi c’è una selezione di vini e di cose buone da fare invidia ai negozi delle grandi città.
Io vado lì perché trovo tutti i prodotti del Parco Ticino, che è un marchio di produzione controllata. E c’è anche il salame della Cascina Cirenaica dei fratelli Passerini di Robecchetto, eccellente, e il miele straordinario che producono all’azienda agrituristica La Bullona, dove è bello andare a mangiare la cassoeula, il risotto o la rosticciada. Questa è terra ricca in fatto di gusto. Non a caso Ezio Santin apre a Cassinetta di Lugagnano la sua lussuosa cucina, ma anche Angelo Angiulli, da qualche mese, ha preso posto alla Vecchia Magenta di Magenta dove ti conservano anche il vino che preferisci aprire con i tuoi ospiti. Ad Abbiategrasso, la pasticceria Besuschio fa la commovente tegola di San Bernardino, mentre il ristorante di Agostino Campari, radiosa tavola padana che sarebbe piaciuta a Giuan Brera, mi riporta al sapore del pollo alla diavola, dei mondeghili e delle rane in guazzetto. La bussola del gusto mi inchioda a Gaggiano:
L’Osteria l’é Maistess per la costoletta, quella che porta il nome di Gaggiano per la ribollita d’ispirazione toscana, mentre l’Antica Trattoria del Gallo per il cotechino Gerli con le lenticchie. Lasciatemi qui allora, a girare per questa campagna ricca, a piedi o in bici, fino a Vigevano, pensando d’essere anch’io un cavaliere della battaglia di Magenta, alla ricerca del distinto, contro un gusto intorno che è sempre più indistinto.
Passeggiata nel Magentino Pochi chilometri a nord di Abbiategrasso, superate le deliziose Cassinetta e Robecco, l’altro centro maggiore del sud-ovest milanese è Magenta, celebre per la battaglia che nel 1859 decise la sorte della Lombardia nelle guerre di Indipendenza. Anche in questa piccola fetta della provincia di Milano è tanto il bello da scoprire, magari seguendo una delle piste ciclabili all’interno del Parco del Ticino. Nella frazione Pontevecchio, ad esempio, merita una sosta la Riserva naturale “La Fagiana” che a metà ‘800 si estendeva per 1574 ettari tra Casate e Robecco. Altre aree naturalistiche importanti sono il Parco del Roccolo e l’Oasi WWF di Vanzago.
Una piccola perla attorno al suo ponte in pietra (che risale al 1603) sul Naviglio Grande è certamente Boffalora, con la sette-ottocentesca Villa Calderari e la bella Villa Giulini. Mentre a Corbetta, erede dell’antica “Curia Picta” di età longobarda e della medioevale “Castrum Sancti Ambrosii”, è piacevole fare una passeggiata tra le ville dai nomi altisonanti (Borri Manzoli, Frisiani Mereghetti, Frisiani Olivares Ferrario e Casa Corbellini). Fino a Villa Pisani Dossi in via Francesco Mussi numero 38, una traversa di corso Garibaldi, che conserva la biblioteca e la raccolta d’arte di Carlo Alberto Pisani Dossi, archeologo, diplomatico e scrittore della Scapigliatura.
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