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Magģa delle terre di Luna
Lunigiana
Numero di Aprile 2008
Lunigiana. Incuneata tra Emilia, Liguria e Toscana, crocevia di civiltà, ha conservato intatta la sua identità, intrisa di mistero: nel paesaggio, nei costumi e nella cucina
Secoli e secoli sono trascorsi da quando nella vallata toscana, solcata dal fiume Magra e circondata dagli Appennini, gli idoli di pietra a forma di guerrieri armati o di donne prosperose, furono messi a guardia del territorio. Anni sono passati da che i pellegrini in cammino per Compostela hanno percorso i sentieri della Via Francigena dai monti al mare, attraversando la Lunigiana. Eppure il lembo di terra, in provincia di Massa-Carrara, che ha preso il nome dalla città romana di Luni, appare ancora lo stesso, fuori dal tempo. Qui il viaggiatore del XXI secolo, che arriva dal Passo della Cisa oppure dalla costa, si trova immerso in un’atmosfera del passato, incontrando ovunque segni di antiche civiltà, una vegetazione selvaggia e rigogliosa, borghi murati medievali, pievi romaniche, mulini e, arroccate su crinali e pianori, le vestigia di 100 e più castelli. Cento paesi, cento identità, cento piccoli stati, ognuno con un suo signore di casa Malaspina: sono le tessere del mosaico Lunigiana. Sacralità e mistero caratterizzano questo luogo di confine, collocato a cuneo tra Emilia Romagna, Liguria e Toscana e ponte di culture diverse che, dopo essere stato territorio di conquista, si prende la sua rivincita e conquista chi lo visita.
Tappe seducenti Il crocevia naturale permette numerose direzioni. «La Lunigiana offre una vasta scelta di itinerari tematici», conferma l’architetto Gianfranco Lazzeroni, sindaco di Bagnone, uno dei paesi più caratteristici della zona. «Seguendo quello “ambientale” si attraversano vari paesaggi, che delineano anche il tracciato dell’insediamento “umano”. Alla pianura, dominio della piccola mezzadria, con case sparse, campi coltivati e acque fluviali succede la mezza collina, rivestita di vigneti terrazzati. Le alture sono un intrigo di castagneti, in cui si aprono nuclei abitati. È il preludio agli alpeggi protostorici, alle brughiere a mirtillo, ai pascoli e ai boschi di faggi, punteggiati da fontane e torri di avvistamento bizantine. La “via della fede” conduce ai siti della religiosità, i cui simboli sono le statue-stele, le edicole e le maestà, mentre quella “dell’acqua” fa approdare ai mulini e alle attività produttive, come la macinatura delle castagne, il “pane” per i nostri avi».
All’orizzonte, in Val di Magra, molti resti antichi: nei 14 Comuni è possibile scoprire memorie storiche e d’arte. Lasciate, a nord, le gole montane, si incontra Pontremoli, patria del premio letterario Bancarella, ricca di palazzi e chiese barocchi, che custodiscono tesori, tra cui una tela di Guido Reni. Nel Castello del Piagnaro, è ospitato il Museo delle statue-stele, monoliti in pietra arenaria che rappresentano divinità maschili e femminili ed eroi armati, ritrovati inumati nelle selve e testimonianza di una religione tribale. I menhir, che risalirebbero ai Liguri-Apuani di duemila anni a.C., hanno la testa distinta dal tronco tramite una linea; gli altri sono dotati di un collo robusto e i più recenti sono statue a tutto tondo. A destra del Magra si raggiungono Zeri, Mulazzo, Montereggio (paese natale di librai) e Lusuolo, con il castello, sopra la valle, sede del Museo dell’Emigrazione Toscana. A sinistra del fiume, sorge Filattiera, con il borgo medievale sulla collina e, nella piana, l’affascinante Pieve di Sorano, formata da più chiese sovrapposte, in cui si sta allestendo il Museo del Territorio.
Nel cuore della Lunigiana, a Villafranca, un agglomerato di mulini trecenteschi accoglie il Museo Etnografico della Civiltà Contadina, con attrezzi dal XVIII secolo al secondo dopoguerra, per ricostruire le attività domestiche, artigianali e rurali, lavorazioni di canapa, pietra e ferro e quelle alimentari di latte, vino, grano e castagne. Nel reparto della “magia bianca”, sono esposte erbe, spilli e formule magiche che alcuni utilizzerebbero ancora per riti magici.
Deviando a est, si arriva a Filetto, cinto di mura fondato dai Bizantini. In lontananza, spicca la trecentesca torre di Malgrate, la più alta del Medio Evo in Italia. Su un’ansa dell’omonimo torrente, si erge Bagnone, aggrappato al castello, a strapiombo sulle acque. In passato, la cittadina era una piazza mercantile, oggi sta assumendo una nuova dimensione culturale, grazie al restaurato Teatro Quartieri, all’Archivio Storico e ai Festival musicali estivi, riservati a giovani orchestrali. Alla riscoperta di Bagnone contribuisce Treschietto, per merito della cipolla autoctona, che sarebbe in grado di tenere imprigionato il fantasma del malvagio Giovan Gasparo Malaspina dentro la sua torre, a picco sulla vallata e assediata dalle coltivazioni del bulbo. Di rilievo è anche Castiglione del Terziere, in cui sono stati riportati agli splendori rinascimentali il castello, diventato il Centro di Studi di storia lunigianese e fiorentina, e il complesso della Santissima Annunziata con il convento, oggi struttura ricettiva, e la tenuta dedita alla produzione di “Frutti della Luna”, come l’olio.
Incontri tra passato e presente Più a Sud, ad Aulla, da uno sperone di roccia, la cinquecentesca Fortezza della Brunella adibita a Museo di Storia Naturale sovrasta l’abitato, tra i più moderni della Lunigiana. «Da noi le attività sono artigianali», dice Riccardo Boggi, dirigente culturale del Comune. «La mancata industrializzazione, ieri penalizzante, sta diventando una risorsa che comprende ambiente ben conservato, agricoltura di nicchia, valorizzazione di beni culturali e interesse degli stranieri per il recupero degli immobili dei paesi spopola- 65 ti. A disposizione del turista, la Lunigiana mette una buona rete di collegamenti, agriturismi e B&B, insediati in edifici rurali o di grande pregio e una ristorazione tradizionale di qualità. D’estate, spettacoli musicali e teatrali animano gli spazi storici ed i castelli, con la rassegna Lunatica e l’ormai affermato Premio Lunezia, che ad Aulla accoglie i migliori cantautori italiani».
Oltrepassando il Magra, si può visitare Tresana, altro posto noto per leggende e prodigi nonché per i suoi cimeli, come la torre di un Malaspina, noto falsario. Procedendo, invece, verso il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, si incrociano Licciana Nardi, con deliziosi borghi sormontati da castelli e, nei pressi, la Pieve di Venelia e il romantico maniero duecentesco di Monti, e Comano, rinomata per la salubrità del clima e il verde e contraddistinta da una torre medievale e dalla Pieve di Crespiano, dell’XI secolo.
A meno di 20 chilometri da Aulla, c’è Fivizzano, soprannominata la Firenze della Lunigiana, per le sue nobili opere medicee, come la cinta muraria e la piazza, con al centro una fontana in marmo e pietra arenaria. Fuori delle mura, sopra una roccia è appollaiato il trecentesco castello della Verrucola, a mastio quadrato e con torre rettangolare, attualmente proprietà dello scultore Pietro Cascella. Non lontano, meritano una sosta Equi Terme, stazione termale, e Casola, di origini remote, portate alla luce da scavi archeologici, con due splendide Pievi, di Offiano e di Codiponte, con il Museo del patrimonio culturale della Lunigiana e capolavori romanici, in particolare capitelli a guisa di mostri e teste mozze. Se si scende verso il mare, si rimane incantati da Caprigliola che, simile a un vascello a mezz’aria, si protende dall’alto a sentinella di una stretta gola del fiume, con le mura medicee e la torre dei vescoviconti di Luni.
Sulla rotta del Parco Regionale delle Alpi Apuane, è posto Fosdinovo, sospeso tra monti e mare, da cui si gode un panorama mozzafiato. Il suo borgo, con chiese ed oratori, è dominato dall’imponente castello del ‘300, il più singolare e visitato della Lunigiana, che diede asilo a Dante e che ora sarebbe abitato dai fantasmi.
I percorsi del cibo Nelle Alpi Apuane, famose per il marmo, sono rimasti alcuni dei 427 mulini ad acqua e dei numerosi essiccatoi e forni a legna di un tempo che continuano a sfornare pagnotte su un letto di foglie di castagne. Una via turistica dei pani si snoda sulle cime tra paesini abbarbicati e foreste per far assaggiare la Marocca di Casola, fatta con farina di castagne, e altre fragranze, come quelle di Vinca e Agnino. In campo enologico, la Strada del Vino dei Colli di Candia e di Lunigiana consente, attraverso le Aziende vitivinicole, escursioni nei diversi versanti della vallata e degustazioni di “bianchi”, paglierini e leggeri, Vermentino, “rosato” e “rossi”, poco tannici e fruttati, che rientrano nella Doc Colli di Luni e nell’Igt Val di Magra, da bacche autoctone, come Durella, Albarola e Groppello, mixate con altri uvaggi. La Lunigiana è l’unica area italiana a potersi fregiare della Dop per il miele, di acacia e di castagno, ma il suo emblema più conosciuto è forse il testarolo, datato 900 a.C.
Si tratta di una specie di pane azzimo sottile e spugnoso, ricavato da una pastella fatta solidificare su un attrezzo di ghisa arroventato. Il disco di pasta, tagliato a rombi, viene poi rinvenuto in acqua bollente e insaporito con pesto o con olio extra vergine d’oliva di frantoio. Il “testo” per la cottura, composto dal “sottano”, una teglia dal bordo rilevato, e dal “soprano”, un coperchio a cupola con manico incorporato, viene collocato tra le ceneri ardenti per cuocere anche torte di erbe selvatiche, pattone, focaccette e pietanze nei loro umori, come spiega Fosco Uberti, esperto di gastronomia e titolare dell’hotel-ristorante ‘La Pineta’ a Cravilla di Mulazzo. «La particolare sapidità dell’agnello di Zeri rimane preservata nel testo, in cui faccio preparare anche gli antichi testaroli di farina di castagne, conditi con ricotta e menta. Nel menu della Lunigiana non mancano i salumi: la spalla cotta e la mortadella nostrale, che è un salame. E funghi porcini, fagioli di Bigliolo, teneri e a buccia fine, caciotte, ricotta dei pastori e mele “rotelle”, schiacciate e acidule, ottime al forno e conservabili per mesi».
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