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Martedì 2 Dicembre 2008 - 06:57
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La montagna a passo d'uomo

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La montagna a passo d'uomo
Val Codera
Numero di Ottobre 2006

Gambe in spalla e camminare! In tutto l’arco alpino, sempre più aggredito da strade e impianti di risalita, esiste ancora una valle, con una popolazione stabile, dove l’unico mezzo di trasporto è… la suola delle scarpe. E a soli 100 km dalla congestionata e inquinata Milano, prigioniera del traffico. A rendere davvero unico questo angolo di montagna lombarda tra Val Chiavenna e Valtellina è il torrente Codera che, nei millenni, si è aperto una via tra pareti a strapiombo e forre vertiginose dove neppure la moderna tecnologia potrebbe ricavare una carrozzabile a costi sensati. Novate Mezzola in provincia di Sondrio e la sua frazione Mezzolpiano sono ancora a portata di auto, ma da qui, per salire in Val Codera, c’è solo un sentiero, scavato centinaia di anni fa, che serviva a raggiungere e sfruttare le cave di granito, unica risorsa naturale della zona.

UN PATRIMONIO DA SALVARE.

Gradonata e lastricata dai cavatori, la mulattiera supera costoni e anfratti aderendo alla roccia come una pelle. E, dove il pendio lo permette, ecco le pòsole, intagli a mensola per sostare senza levarsi lo zaino (un tempo la gerla) di dosso. Un’opera che meriterebbe l’inclusione nei siti da salvaguardare dell’Unesco e paragonabile, per certi versi, solo alle strade incaiche delle Ande peruviane. Raggiunti i pianori di mezza costa si apre uno scenario davvero d’altri tempi con baite di pietra e legno, perfettamente conservate, e chiesette, cappelle votive, fienili, abbeveratoi che ci riportano a un vissuto della montagna molto più profondo e umano di quello “utilivie taristico” che oggi spinge le masse in quota. Un patrimonio di vita e lavoro che i valligiani si ostinano a conservare e tramandare. Perché senza memoria non c’è futuro. Risalendo la valle, per prima si tocca la frazione di Avedè da cui, in una trentina di minuti, si arriva a Codera, l’abitato principale. All’Osteria Alpina (tel. 034344235 oppure 3382373079) si possono gustare piatti tipici valtellinesi e, per chi vuole fermarsi qualche giorno, ci sono anche alcuni posti letto. Risalendo ancora la valle si raggiungono invece due rifugi, il Bresciàdega (tel. 03434499 o 3358204867) e la Capanna Brasca (tel. 034363077 o 3397176620), base per i trekking sul Sentiero Roma verso la confinante Valmàsino e, da qui, in successione, nella Val di Mello e nella Valchiareggio, attraverso le giogaie del Disgrazia.

ALLA FESTA DELLE CASTAGNE.

Chi invece si ferma a Codera, può dare un’occhiata alla chiesa trecentesca, con bel portale in granito. O chiedere di Camillo Penone, l’artigiano del legno che da ciliegi, ontani e noci ricava scodelle, piatti, candelabri, fruttiere… Dopo aver lavorato per anni in città, Camillo ha preferito tornare alle proprie radici e riprendere uno degli antichi mestieri della valle mantenendo, così, viva una tradizione che rischiava di scomparire. Per uno shopping goloso si può invece contattare Celestino Pisnoli che produce i tipici “violini”, salumi affumicati di spalla di capra che si affettano usando il coltello come l’archetto dello strumento da cui prendono il nome. In paese, una vecchia baita ospita il Museo della Civiltà del Castagno e lì, sabato 28 e domenica 29 ottobre, l’Associazione Amici della Val Codera organizza la Festa della Castagna con bancarelle di “marronita”, la tipica marmellata di castagne, e altre specialità. Per il rientro a Novate Mezzola si può anche percorrere il cosiddetto “Tracciolino”, un sentiero degli Anni Trenta in buona parte in galleria, utilizzato un tempo dai cavatori. Gli abitati toccati da questo secondo itinerario sono Cii, Cola e San Giorgio dove c’è una cava di granito utilizzata fino agli Anni Sessanta e un Museo dedicato agli scalpellini. Giusto riconoscimento ai principali artefici della più estesa e bella “isola pedonale” della Lombardia.

SCONFINANDO IN VALTELLINA.

Val Codera, Valmàsino, Val di Mello… Gira gira, alla fine, però, si torna sempre alla madre di tutte le valli Retiche: la Valtellina. Che nella sua parte bassa, tra il Pian di Spagna e Berbenno, era anticamente chiamata il “Terziere di Sotto”. Un’escursione da queste parti in ottobre è un’autentica caccia al tesoro. Tesori d’arte, di fede, di cultura e, naturalmente, di sapori. Si può cominciare dalla Costiera dei Cèch, con i suoi vigneti a terrazza e i borghi che hanno mantenuto l’atmosfera aristocratica, rinascimentale e barocca, di quando erano i luoghi di villeggiatura della nobiltà locale. A testimonianza di quella stagione restano alcuni edifici, come palazzo Massironi a Traona (che oggi ospita la rustica “Trattoria Alpina”), e chiese come le pievi di San Giacomo a Roncaglia, con le cappelle barocche della Via Crucis attorno al sagrato, San Bartolomeo a Caspano e Sant’Andrea a Civo che, dentro la chiesa seicentesca, conserva un oratorio del ‘400 con magnifici affreschi di scuola lombarda. Anche a Morbegno, capoluogo del “Terziere di Sotto”, non mancano tesori artistici: la Collegiata barocca di San Giovanni Battista, la chiesa romanica dei santi Pietro e Paolo, l’ottocentesca piazza Marconi (un tempo piazza delle Legne o delle Erbe, poi delle Tre Fontane) e il settecentesco palazzo Malacrida. Il suo salone affrescato e il giardino meritano senz’altro una visita. Come la sua cantina, inclusa nel tour gastronomico delle “Cantine aperte” che si tiene proprio in ottobre. Sul versante Orobico, vale invece la pena salire ai 1500 metri dell’agriturismo “Bar Bianco”, nella Valle del Bitto di Gerola, base per escursioni alla panoramica Cima della Rosetta o per una gustosa sosta a base di formaggi, polenta taragna, pizzoccheri, bresaola garantiti dalla Latteria Sociale Valtellina Delebio che gestisce l’alpeggio.

del.icio.us


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