Vie del gusto
Martedì 2 Dicembre 2008 - 07:57
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Intorno al grande fiume

Abbazia di Polirone
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Intorno al grande fiume
Lombardia
Numero di Giugno 2007

Lombardia. Paesaggi e suggestioni dell’Oltrepò mantovano. Tra antiche abbazie, corti agricole e gioielli enogastronomici

La provincia di Mantova è un giacimento inesauribile di paesaggi naturali di struggente bellezza, capolavori artistici e architettonici, spire golose in cui avvolgersi per giorni e giorni. Un patrimonio che avvince il capoluogo, l’opulenta città d’arte dei Gonzaga. E naturalmente, più a nord, l’entroterra gardesano meridionale, punteggiato com’è di ville sfarzose, castelli e superbi vini. Ma queste sono caratteristiche che certo non fanno difetto al Polirone, il tratto chissà perché meno celebrato della terra di Virgilio, un lembo di terra che deve il suo nome alla fusione tra Po e Lirone (corso d’acqua oggi scomparso), un’ex isola della Bassa Padana gettata a sud del Grande Fiume (proprio come Pavia, anche Mantova ha il suo “Oltrepò”), un territorio fluviale che riassume in felice sintesi influenze artistiche e gastronomiche lombardo- veneto-emiliane che rapiscono a lungo l’avventore che approda scevro da pregiudizi. Non solo Lambrusco Parli di Oltrepò mantovano e la mente golosa non può non correre al Lambrusco, al Parmigiano Reggiano, agli insaccati, all’asparago, all’oca, al pesce di fiume. Con ordine. Il Lambrusco Mantovano Doc soffre un po’ della concorrenza a nord dei vini gardesani, a sud del Lambrusco emiliano. In realtà ha una sua dignità ben precisa: meno dolce (e spesso meno alcolico) dei suoi omologhi modenesi o reggiani, ha nei profumati nettari delle cantine sociali di Quistello e Viadana gustosi esemplari. Proprio il Lambrusco si lega in sfrenata passione alle scaglie del Parmigiano Reggiano (e non del Grana Padano: siamo a sud del Po), che qui nella Bassa è prodotto da diversi importanti caseifici, tutti affiliati al Consorzio di tutela. Spesso è gente che, per produrre «forme 24 mesi» (ma c’è anche chi lo fa stagionare oltre i quattro anni), lavora 365 giorni l’anno, con sveglia puntata sempre all’alba. Venerato è anche il maiale, specialmente da quando è stata rispolverata una tradizione antichissima: il salame cotto sotto la cenere, pratica golosa con cui il noto salame agliato mantovano (Dop), appena fatto, viene immerso per tre ore nella cenere ricavata dalla legna di ginepro, accorgimento che gli garantisce un’aromaticità sconosciuta ad altri celebri salami del Buonpaese, cotti magari nell’acqua o messi in forno. Se la sagra dell’asparago locale cade a maggio, bisogna aspettare la prima settimana di ottobre per il tradizionale Palio del “nedar”, oca in dialetto mantovano. L’ultima, ma certo non meno importante parentesi gastronomica è quella che si apre sul pesce e sulle specialità di fiume in genere: è un sacrilegio venire qui e non provare il luccio in salsa, il risotto con le rane, quello coi “saltarei”, i gamberetti di fiume o le lumache della pianura.

Il millenario dell’Abbazia San Benedetto Po è il centro più noto dell’Oltrepo mantovano, un sonnolento borgo di 7.000 abitanti immerso in un paesaggio rurale-fluviale che deve la fisionomia attuale a un’opera di bonifica dei benedettini. Da qualche tempo il paesino indossa il vestito della festa più bello: c’è da celebrare il millenario della monumentale Abbazia di Polirone, complesso monastico eretto nell’estate del 1007 dal marchese Tedaldo di Canossa, nonno della “grande contessa” Matilde, i cui resti giacciono proprio qui, nell’antisacrestia della Basilica. Non che ci fosse bisogno della ricorrenza per scoprire lo straordinario chiostro di San Simeone o quell’insieme stupefacente di mosaici, affreschi, reperti archeologici, oratori racchiusi nella “Montecassino del Nord” ma certo ora, con questa serie di importanti celebrazioni c’è indubbiamente più gusto. Anche perché è stato approntato da poco un sistema di alberghi diffusi che consente all’ospite di saggiare la proverbiale ospitalità di questa gente direttamente a casa loro, case che poi sono spesso ville padronali rimesse a nuovo, corti agricole multi-comfort ricavate lungo gli argini dei fiumi, eleganti corti del Settecento arredate di mobilia antica.

Pedalando lungo gli argini Vale certo la pena provare le specialità fluviali direttamente in una delle diverse locande-trattorie che costeggiano il reticolo fittissimo di affluenti, fossati e canali del Po, le cui vetrate o verande spesso regalano una superba vista su spiagge, golene e isole fluviali, pioppeti a bordo fiume scheggiati qua e là dal volo degli aironi (se si è fortunati ad avvistarli). Per i più allenati, il modo migliore è senz’altro quello di affittare una bicicletta e cavalcare il comodo dedalo di argini che costeggiano, tra una chiusa e l’altra, il Secchia o il Mincio, un percorso di decine e decine di chilometri in cui si pedala quasi sospesi, gettando di volta in volta lo sguardo su filari, vigneti, poderi, capezzagne, ville abbaziali, pievi matildiche, ville rurali, casolari, cappelle.

Due templi del gusto
Chi vuole optare per una cena da re, nell’Oltrepò Mantovano ha sotto tiro due indirizzi fantastici: l’ ‘Ambasciata’ della vicinissima Quistello o, 60 chilometri più a ovest, il celeberrimo ‘Pescatore’ di Canneto sull’Oglio. Il primo garantisce una memorabile esperienza teatrale inscenata dai vulcanici fratelli Tamani, in una sfarzosa sala circolare con cucina a vista, tappeti rossi, candelabri, argenti d’ogni foggia, cornici, vasi di pietra, libri accatastati e una miriade di bottiglie. E quando in tavola arriva la celebre faraona del Vicariato con uvette, arancia, mostarda di mele campanine e melograno oppure il sorbir di agnoli in brodo di cappone e coda di bue, si capisce perché questo era il posto favorito di Papa Wojtyla o dall’ex presidente Ciampi (la moglie Franca è nata a un passo da qui). Tutt’altra esperienza quella che si vive nel regno della famiglia Santini: ‘Dal Pescatore’ si va quasi in pellegrinaggio mistico per assaporare le creazioni di Nadia Santini, una delle rare chef tri-stellate Michelin, praticamente un monumento della cucina italiana. Con i figli Alberto e Giovanni, il marito Antonio e la suocera Bruna, in località Runate si mette in tavola la migliore tradizione mantovana, magistrale nei tortelli di zucca, ma anche ricette di innovazione, come l’astice in gelatina di champagne, caviale Asetra e anguilla in carpione al profumo di agrumi.

del.icio.us


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