Vie del gusto
Giovedì 28 Agosto 2008 - 19:34
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Il bello della TRADIZIONE

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Il bello della TRADIZIONE
valsesia
Numero di Aprile 2008

Piemonte. Con la sua storia secolare, i suggestivi scenari naturali, la genuinità dei prodotti tipici, la Valsesia è una terra tutta da scoprire. Dalle dolci colline del Gattinara ai 4.000 metri del Monte Rosa

La prima cosa che ricordi della Valsesia è la sorpresa. Sì, sorpresa per i contrasti, per gli apparenti stridori di una terra in cui convivono più anime, più suggestioni. Una sorpresa che si avverte già durante il viaggio. In Valsesia ci si può arrivare anche in treno. Ed è un viaggio già in sé un po’ avventuroso, complicato: cambi, trenini lenti, stazioncine, coincidenze… Originale e diverso, a contatto con i residenti. Altri, i nuovissimi turisti, ci arrivano a piedi, seguendo i sentieri del Grande Tour delle Alpi, il Gta: chissà da dove sono saliti? Chissà dove e quando scenderanno? Comunque in Valsesia ci stanno proprio bene, almeno a giudicare dai tanti siti e blog dedicati ai sentieri della zona. Ma più che in treno o a piedi, la maggior parte dei suoi estimatori ci arriva in auto o in pullman di linea: chi ci va d’inverno a sciare, chi ha una seconda casa, chi fa trekking estivo, chi s’arrampica, chi ci va a pescare, chi ama la buona tavola tradizionale, rustica, saporita…

Shopping goloso e non
Di solito il turista in auto esce a Romagnano Sesia, autostrada Voltri - Sempione: davanti e a destra si vedono benissimo le colline novaresi con i loro vini (buoni) e le loro grappe (anche loro buone). Le uve sono quelle di Nebbiolo, di Vespolina, di Erbaluce, di Uva rara, di Bonarda novarese… Un patrimonio di varietà già in sé affascinante che viene declinato con molta originalità in una serie di vini Doc e Docg di paese; spesso storie piccole, di decine di ettari appena, ma con notevoli differenze fra l’una e l’altra. Ma torniamo a noi. Dicevamo: uscite dall’autostrada e alla vostra sinistra inizia una lunga, impressionante teoria di centri commerciali, di outlet, di negozi monomarca. Un panorama urbano, universale, che ha però in sé alcune particolarità: fra i tanti marchi globalizzati, si trovano infatti gli spacci aziendali di alcune ditte locali. Spesso assai famose: Loro Piana, Trabaldo Togna, Colombo... che significano lana, tessuti, vestiti, cashmere, lino. Un bel luogo di shopping, per chi volesse fare una sosta.

Oppure si prosegue e, oltre il fiume Sesia, sfila Gattinara, cittadina assai gaudente, patria dell’omonimo vino Docg. Un vino corposo, dal bouquet ricco e fine, dal sapore armonico, sapido; rimane buono per parecchi anni, donando ai suoi appassionati il piacere di un prodotto che cambia, si evolve. Va benissimo con una cucina ricca, saporita; coi formaggi stagionati e gli insaccati. Va benissimo con la cucina locale. Non per niente è uno dei vini più gettonati dai turisti. Se voleste farci un salto, non mancate di visitare l’Enoteca Regionale, con annesso ristorante, dove si possono assaggiare (e acquistare) i vini e i prodotti del territorio.

Perdersi tra le risaie
Allontanandovi da Gattinara, vi ritroverete in mezzo alle risaie, dove si producono molte varietà di riso italiano: l’amato Carnaroli e lo stimato Arborio per i risotti; il contraddittorio Baldo, anch’esso adatto a risotti ma anche a minestre; lo scenografico Venere, nero, adatto a guarnizioni e timballi. Un piatto di panissa vercellese o un risotto aromatizzato al Gattinara o delle rane al guazzetto o un buon bicchiere di Bramaterra Doc potrebbero convincervi a fermarvi un po’ di più. E magari dare un’occhiata alle grange, alle aree protette (come il Parco naturale Lame del Sesia o l’Isolone di Oldenico - una delle più grandi colonie di aironi presente in Italia - o le garzaie di Villarboit e di Carisio o la palude di Casalbeltrame), alle risaie, alla città di Vercelli con i suoi monumenti, il bel centro storico, le tante mostre d’arte… Ma forse ci vorrebbe un’altra vacanza.

Al Sacro Monte di Varallo
Se invece decidete di proseguire verso la Valsesia, seguendo la statale arriverete ben presto a Varallo, capoluogo della Valle. Potreste farvi tentare da una sosta per visitare il magnifico Sacro Monte o per mangiare qualcosa nei tanti ristoranti del ben curato centro storico. Da lì in poi, si apre la Valsesia propriamente detta. Prima di arrivare alle località turistiche più famose, come Alagna, il fiume Sesia si anima di colorate presenze: i pescatori, che qui celebrano con la loro numerosa e frequente presenza, la “culla” della pesca alla mosca. Le acque pulite del fiume hanno infatti visto qui crescere e consolidarsi questo tipo di pesca difficile ed esclusivo. Il Sesia è un vero e proprio “santuario” per gli appassionati. Qui si pesca soprattutto la trota, dalle carni sode e delicate. In altri tratti del fiume, poi, sembra essere d’obbligo praticare la canoa, il kajak o il rafting. Campi di prova, scuole e centri specializzati si trovano infatti numerosi lungo la strada. Mentre non è infrequente imbattersi nelle prove dei campionati nazionali o in competizioni internazionali. E nella bella stagione, i coraggiosi amanti del parapendio si fanno notare mentre volteggiano a cerchio sulle teste dei turisti e dei valligiani.

Regno dello sci
I paesi si susseguono, un mix di elementi tradizionali, architetture ottocentesche, case moderne in stile alpino, bei ristoranti e alberghi a misura familiare (e non solo). È il Sesia che a volte ha scavato la roccia come nel Grand Canyon, scendendo a valle rombando, impetuoso. Paesi come Scopello, Piode, Campertogno. Paesi che lasciano già intravedere i punti più bassi di quella magnifica costruzione, di quell’incredibile luna park di seggiovie, funivie, cabinovie, che s’inerpica sul Monte Rosa, trasformandolo nel grandissimo comprensorio sciistico che unisce Piemonte e Val d’Aosta, Alagna con Gressoney, con Champoluc. Oppure la panoramica Alpe di Mera, dove le auto sono lasciate fuori e a piedi si va un po’ ovunque, nei locali, sulle piste, a passeggiare… Un comprensorio dove gli sport invernali vanno dai tradizionali sci di fondo e sci alpino alle passeggiate con le racchette da neve, fino al tanto amato (e rischioso) fuori pista, anche con l’elicottero.

Terra dei walser
E in mezzo a questa appariscente, colorata modernità, fatta di plastica, acciaio, velocità e precisione, s’intravede la Storia, guardando le tradizionali, originali case walser, un patrimonio storico degno dell’Unesco: legno e pietra, robustezza e fragilità, eleganza e necessità… Sono le case di questa misteriosa tribù di origine germanica che colonizzò le alte valli del Monte Rosa nel Medioevo. Paesi come Alagna, Rima e Rimella sono un po’ tutti caratterizzati dalla loro storia. Molto rimane di questo lungo passato valsesiano nei dialetti, nelle tradizioni, nella cucina. Della ricchezza storica della Valsesia, ci si accorge ancora di più deviando verso le convalli: come la Val Sermenza: da Balmuccia a Rima, strada stretta e sinuosa, tra pareti a picco ricche di faggi, di castagni, di conifere. Panorami tipici di montagna, paesi e alpeggi; o la Val Mastallone, che segue l’omonimo torrente da Varallo per oltre venti chilometri, prima di biforcarsi: da una parte si va a Fobello, dall’altra a Rimella.

Oltre che lunga, è una valle stretta e poco abitata; o, infine, la selvaggia Val Vogna, da Riva Valdobbia, raggiungibile grazie a una piccola strada asfaltata che poi diventa in terra battuta fino alla frazione Peccia, tra verdissimi alpeggi e villaggi con le caratteristiche case walser. La Valsesia è dunque un mix di modernità e di tradizione. Che sorprende. Si avverte per esempio la presenza ancora forte delle tradizioni agroalimentari. La cucina valsesiana moderna, quella che interessa i turisti, interpreta al meglio i prodotti montani, unendoli ai pesci del Sesia e dei tanti torrenti alpini, ai prodotti della pianura vercellese: riso, in primis. Ne risulta una cucina modernamente tradizionale, piacevole, a cui non viene quasi mai negata una bella polenta di mais: vero linguaggio gastronomico unificante dell’arco alpino.

Tipicità da assaggiare
Riso
- Il cereale arrivò nel Vercellese, intorno al 1500, soppiantando tutte le tipologie produttive precedenti: panico, miglio, avena… Era già conosciuto, ma importato come spezia. Il Vercellese oggi produce riso per guarnizioni e dolci, per insalate o contorni, ma il consumo locale si rivolge soprattutto alle tipologie più adatte a diventare un ottimo piatto di risotto: Carnaroli, Arborio, S. Andrea, Baldo, Ribe e il nuovo riso Venere, nero e aromatico.

Grappa - Passati i tempi “eroici” delle grappe fatte in casa, continua oggi la produzione di qualità, artigianale e industriale. Non più distillati forti di alcol e dai sapori pungenti; ma acquaviti più delicate, dai bouquet sorprendenti. La collezione delle Distillerie Francoli di Ghemme, per esempio, fornisce grappa di Erbaluce, di Nebbiolo, di Moscato e di Gattinara Docg. Si trovano anche grappe aromatizzate: al pino, alla genziana, ai frutti di bosco…

Gattinara Docg - I vigneti di uve Nebbiolo che danno vita a questo famoso vino, si trovano ad anfiteatro sulle ultime propaggini montane del Monte Rosa. Rocce, scisti e graniti, su cui un sottile strato di humus si è depositato nei secoli, penetrando lungo le fratture della montagna. Il vino che se ne ricava è caratterizzato profondamente da questo “terroir”: è infatti sapido, molto fresco, acido. Necessita di un lungo invecchiamento. Un vino prodotto fin dall’antichità e famoso fin dall’epoca moderna. Sembra infatti che il gattinarese cardinale Mercurino Arborio, Gran Cancelliere dell’Imperatore Carlo V (1465-1530), facesse apprezzare il vino Gattinara ai dignitari di tante corti d’Europa, utilizzandolo nelle cene di gala. Nel 1967 ebbe la Doc e dal 1990 è un vino Docg. Viene prodotto solo qui, vinificando soprattutto uve Nebbiolo, ma anche Vespolina e Bonarda di Gattinara. Il Gattinara Docg è un vino dal bel colore rosso, dal bouquet ricco ed originale, asciutto e corposo. È un vino da piatti di carne, formaggi, adatto alla tavola.

Toma della Valsesia - L’origine del termine “Toma” non è sicura, ma potrebbe derivare dall’espressione dialettale piemontese “tomé”, cadere a testa in giù, come fa la cagliata. La produzione di questo formaggio vaccino è infatti comune un po’ a tutto l’arco alpino piemontese, di cui è un prodotto Dop. Le varianti locali, oggi codificate, erano una volta frutto del caso, legate a differenze di spessore e di diametro per via delle attrezzature, all’utilizzo di latte intero piuttosto che di latte scremato, alle diverse stagionature.

Fagiolo di Saluggia - In questo piccolo paese del Vercellese, tra le colline del Monferrato e quelle del basso Canavese, sembra sia nata la coltivazione del fagiolo (1535). Dal 2000 il fagiolo di Saluggia è di diritto iscritto nell’elenco nazionale italiano dei prodotti agroalimentari tradizionali. Il tipico fagiolo di Saluggia è piccolo, marrone chiaro con macchie di colore scuro. È particolarmente apprezzato per il suo sapore e per le sua ricchezza di proteine e vitamine.

del.icio.us


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