Vie del gusto
Venerdì 4 Luglio 2008 - 03:19
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Il bello della neve

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Il bello della neve
Valle d'Aosta
Numero di Novembre 2007

Valle d’Aosta. In attesa che inizi la stagione sciistica, ecco dove e come assaporare il lato più dolce e charmant della regione del Monte Bianco

Rimbomba la valanga lassù, sollevando un interminabile polverone bianco. I fondisti alzano un attimo lo sguardo, poi riprendono a spingere, imperterriti. Mentre gli amanti della tintarella e del relax, distesi a centinaia sulle terrazze degli chalet, non si degnano nemmeno. I piccoli cataclismi che durante l’inverno si ripetono nelle remote altitudini del Monte Bianco non interrompono le dolci attività quotidiane in corso migliaia di metri più in basso, nella val Ferret, a due passi da Courmayeur ma idealmente su un altro pianeta. È tale il senso di pace in questa valle, sempre sommersa da pannosi strati di neve immacolati, che le valanghe sembrano ancor più distanti e innocue. Anzi, fanno parte dello spettacolo. La val Ferret è quasi emblematica delle diverse facce della Valle d’Aosta. La regione del tetto d’Europa, infatti, viene spesso associata all’idea di montagna dura e pura, maschia, spettacolare fin che si vuole, ma a volte ostica. Oppure viene considerata meta dello sci consumistico, con le sue celebri grandi stazioni. E invece - come la val Ferret dimostra - la Valle d’Aosta ha anche un lato dolce e soft. Gentile e charmant nell’ospitalità e nella ristorazione. E soprattutto autentica.

Nuove sensazioni
La regione sta infatti vivendo un nuovo rinascimento turistico ed enogastronomico, ma soprattutto culturale. E sta proponendo nuovi modi di vivere la natura e la neve, che - altra novità degli ultimi tempi - danno un inedito appeal invernale anche alla media e bassa Vallée e alle valli minori, prima saltate a pie’ pari dai flussi turistici. Lo testimonia un fermento di ristrutturazioni e rivisitazioni di hotel, ristoranti, centri benessere, rifugi, baite- chalet – ma sempre in modo misurato - e di nuove offerte ‘non solo sci’: per esempio, si sta affermando una rete di turismo rurale e si stanno ‘riconvertendo’ in chiave soft i rifugi alpini, in tutto un centinaio fra Valle d’Aosta, Savoia e Alta Savoia (una-montagna-di-rifugi.com), dove si nascondono ristorantini gourmet e alberghetti di fascino. Un itinerario ideale alla ricerca di nuove ‘sensazioni’ e modalità di fruizione della Valle d’Aosta d’inverno può partire, dunque, proprio dalla val Ferret. Un mondo ovattato, dolce e sereno pur nella grandiosità, valvola di sfogo dalle affollate piste da discesa o dalla scintillante via Roma di Courmayeur. La val Ferret è ideale invece per fondo, passeggiate o, semplicemente, pura contemplazione. Planpincieux è il suo punto base. Oltre a bar e buoni ristoranti con magnifiche terrazze al sole, qui c’è l’attrezzato ‘Foyer de Fond’. Quasi unita a Courmayeur, poco più a valle, da Pré-Saint-Didier (dove d’obbligo è una sosta rigenerante alle terme ottocentesche ristrutturate) l’erta salita svela dopo i tornanti un altro angolo di paradiso: La Thuile. Neve e silenzi, l’antico nucleo in pietra e le piccole frazioni raccolte fanno da contraltare alla vivacità turistica della stazione dominata dalla mole bianca del Rutor. Il suo comprensorio sciistico ‘Espace San Bernardo’ (150 km di piste) è uno dei pochi in Italia di rango internazionale, grazie all’unione con la francese La Rosiére.

Vigne di montagna

Ma la spiccata vocazione active della stazione si traduce anche in un programma di passeggiate naturalistiche con le racchette, per scoprire insediamenti e malghe innevate come la Maison Blanche o l’alpeggio di Cretaz. E, anche qui, baite- ristorante da non perdere. L’alta valle d’Aosta (qui identificata dalla Valdigne), oltre che per il grande sci e il Monte Bianco - visione che da sola merita il viaggio - si caratterizza anche per un tratto meno visibile ma significativo: i vigneti più alti d’Europa, tra Morgex e La Salle, ad appena 10 chilometri da Courmayeur. Fazzoletti di poche centinaia di metri quadrati strappati alla roccia e aggrappati ai versanti le cui geometrie ricamano il paesaggio invernale, e quasi si scorgono dalle piste da sci. Da queste vigne di montagna, che superano i 1200 metri di altitudine, ‘nascono’ vini eleganti e di personalità che rappresentano l’abbinamento migliore con le classiche specialità valdostane, dalla fontina alla mocetta, dalla selvaggina alle polente e alle zuppe.

Destinazione Paradiso
Lasciata la Valdigne, in destra valle, sono quasi parallele tre valli ‘da amatori’ che si inoltrano verso il Parco Nazionale del Gran Paradiso: la Valgrisenche, la Valle di Rhêmes e la Valsavarenche. Bellezza selvaggia allo stato puro. A nord di Aosta, la valle del Gran San Bernardo, oltre a una divertente e soleggiata località sciistica come Crevacol, si è fatta conoscere per la produzione del raro Jambon de Bosses, prosciutto Dop, mentre la Valpelline è ancora tutta natura, regno di fondo e sci alpinismo. A sud di Aosta, capitolo a parte meriterebbe Cogne, adagiata ai margini del suo amato prato di Sant’Orso, sullo sfondo del Gran Paradiso: fin da tempi non sospetti, è capofila dei modi sostenibili della vacanza sulla neve, capitale del fondo e paese gioiello dall’anima autentica, con una ricettività di livello. Forse la prima località turistica valdostana a raggiungere standard turistici propri delle Alpi orientali, ma che ha saputo evitare una ‘tirolesissazione’ troppo spinta. Da Aosta, in telecabina si raggiunge invece la dinamica stazione ski total di Pila, 70 km di piste, straordinaria balconata naturale su tutti i 4000 della cresta di confine che emerge là all’orizzonte nord. La stazione esprime il volto moderno della Vallée, ma riserva diverse sorprese: per esempio i ristoranti tipici, ora sulle piste, ora più defilati, ognuno con la sua specialità.

Cervino, Rosa e…
Nella valle del Cervino, se Breuil-Cervinia non ha bisogno di presentazioni grazie al ‘signor Cervino’ e al comprensorio monstre di 350 km di piste con Valtournenche e Zermatt, è bello scoprire i paesini che la precedono: La Magdeleine e Torgnon. Quieti e raccolti sulle pendici, sono pure dotati di qualche attrezzatura per lo sci e il fondo. Più famoso è Chamois, sospeso su un pianoro a mezzacosta a 1800 m, e raggiungibile solo in funivia dalla frazione da Buisson. È uno dei pochi comuni d’Europa dove non circolano auto: una fiaba invernale. Proseguendo verso est, diventa protagonista il massiccio del Monte Rosa. Su val d’Ayas e valle di Gressoney s’impernia il sistema sciistico del Monterosa Ski, carosello di livello davvero eccellente, unito alla piemontese Alagna Valsesia. La val d’Ayas, dai nobili trascorsi turistici e alpinistici, è una valle di transizione dalla cultura ‘francese’ a quella walser, come testimonia anche l’architettura. Champoluc negli ultimi anni, oltre ad aver rinnovato gli impianti di risalita, presenta interessanti strutture ricettive e ristoranti, mentre il caratteristico borgo di Antagnod non si scorda per l’affaccio soleggiato fino al tardo pomeriggio sul Monte Rosa. Sempre in questa valle, sopra Champoluc, l’antico villaggio di Mascognaz - fino a qualche tempo fa disabitato - è stato trasformato per un’ospitalità di alto livello. Raggiungibile solo a piedi o con gli sci e il gatto delle nevi, rispetta però l’architettura walser: un gioiellino, tutto in legno. Ancora più netta l’impronta del retaggio walser si percepisce nella valle di Gressoney. Altro testimone del nuovo corso della Valle d’Aosta, simbolico anche per la sua posizione praticamente all’ingresso della regione, è il forte di Bard. Dal 2006 l’imponente baluardo ottocentesco è aperto al pubblico nell’ambito di un progetto destinato a farne un polo culturale. Il Museo delle Alpi è infatti la prima di una serie di strutture museali che si snoderanno in un percorso unico fra cortili, camminamenti, fortificazioni, avveniristici ascensori panoramici. Proprio da Bard si stacca in destra orografica la prima (ultima, scendendo) e forse meno nota laterale della Vallée, la solitaria e incantata valle di Champorcher. Si è conservata genuina sia nelle architetture che nel paesaggio, ed è forte anche di una tradizione artigianale nella tessitura. Ma anche qui si scia: uno sci romantico, di altri tempi: per certi versi, è già una nuova tendenza.

Golosità di stagione
Le castagne con il profumato lardo di Arnad o la Mocetta (la carne salata e un tempo essiccata nei fienili) insieme a miele e pane nero. Sono fra gli abbinamenti sfiziosi e insoliti che possono avere luogo con le specialità di stagione della Valle d’Aosta. Ma il classico la fa sempre da padrone. Fra i primi piatti, naturalmente, le zuppe: la Seupa à la Vapelenentse (sta per zuppa alla ‘Valpellinese’, ma la parola si trova in differenti dizioni). Le sue origini si perdono nel tempo, ma la sua preparazione ricalca un costume alimentare consolidato in tutte le valli valdostane. Nel passato, infatti, la famiglia giocoforza doveva puntare sull’autosufficienza alimentare. E in cucina non si doveva sprecare niente. Il pane raffermo, il burro, la fontina, la verza e il brodo erano sempre disponibili: e sono rimasti questi gli ingredienti principali di quella che è ora una specialità, proposta anche in chiave moderna con un pizzico d’estro nei ristoranti. Altre varianti di zuppe sono poi la Seuppa de Vercuinno (a base di spinaci selvatici) o la Zuppa dell’Alpeggio (orzo brillato cotto nel vino rosso), ma anche Zuppa di porcini in crosta o Souppe l’oigne (stufato di verdure con salamelle). Probabilmente, però, il piatto più famoso e scelto rimane sempre Fonduta di Fontina valdostana, accompagnata da crostini di pane. Sulle piste da sci è facile che vengano proposti oltre alla classica polenta - abbinata spesso al camoscio in civet, al cervo coi mirtilli, alla sella di capriolo brasata o, più semplicemente, a Fontina o Fromadzo - anche piatti a base di carne, come la Braserade (minuscole fettine di carne cotte sul braciere). Fra i dolci troviamo la Tarte aux pommes con la Fiocca (torta di mele con panna fresca montata a mano al momento) o la Seuppa de l’Ano a base di pane nero, vino rosso speziato e zucchero. Infine è sempre più diffusa la fonduta al cioccolato accompagnata da frutta fresca. E per concludere, un forte caffè alla valdostana, da bere come rito vuole nella tipica coppa dell’amicizia (la grolla), sempre più apprezzato anche come aperitivo après ski.

del.icio.us


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