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Martedì 2 Dicembre 2008 - 07:40
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Il Bello dell′hinterland

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Il Bello dell′hinterland
Milano
Numero di Giugno 2008

Lombardia. Da Malpensa a Sesto San Giovanni, un itinerario alla scoperta dell’Alto Milanese. Tra antiche ville, avveniristici skyline e grandi parchi metropolitani

«Milano tre milioni, respiro di un polmone solo » cantava qualche anno fa Lucio Dalla, fotografando in un verso la realtà del capoluogo lombardo la cui fisionomia concentrica fa sì che di anno in anno la città continui a espandersi travalicando i limiti urbani senza soluzione di continuità, venendo a costituire un agglomerato unico su un’area immensa comprendente milioni di abitanti. Un corpus unitario fatto di case, strade e palazzi, ma anche di bellezze naturali, architettoniche, paesaggistiche e di attrazioni culturali e artistiche. Scoprire Milano in tal senso non significa più soltanto fruire delle classiche ricchezze che ci regala il centro allargato della città, dalla magnificenza del Duomo all’imponenza del Castello Sforzesco, passando per la suggestione che pervade la zona dei Navigli o l’offerta del patrimonio artistico della Pinacoteca di Brera piuttosto che del Cenacolo. Spostandosi dal centro alla periferia, laddove il cemento cede il passo ai campi e dove le ville settecentesche e i borghi rurali si sostituiscono alle antiche e moderne costruzioni dell’hinterland, si apre una zona della città forse meno conosciuta e meno battuta dai canonici itinerari turistici, ma non per questo degna di minor attenzione.

Cultura e tradizioni È ciò che accade percorrendo l’Alto Milanese, quello spicchio di territorio provinciale che, avendo idealmente come centro il capoluogo, è storicamente delimitato dai raggi della vecchia linea ferroviaria della Milano-Monza (inaugurata nel 1840) a est, e dal solco del Seveso e dell’antica strada Comasina a ovest, e che risulta a tutti gli effetti l’estensione della grande metropoli. Una cintura intensamente urbanizzata e attraversata da trafficatissime direttrici viarie, interrotta solo in parte dalla grande macchia verde del Parco Nord, tra Sesto San Giovanni, Bresso e Cormano, e che prosegue puntando verso la Svizzera toccando l’area del Ticino: l’estremo lembo nord occidentale della provincia di Milano ha in questo fiume, nel parallelo corso del Naviglio Grande e nell’asse del canale Villoresi, ai primi due pressoché ortogonale, le sue coordinate “idro-territoriali”.

Ci si addentra così in realtà condizionate ancora in modo rilevante dall’ombra della Madonnina e del Pirellone, ma che sanno al contempo mantenere integra la loro identità. Basti pensare per esempio a un centro come Paderno Dugnano, troppo vicino al capoluogo e troppo facile da raggiungere per non divenire una città della fascia metropolitana. Eppure il paese ha saputo mantenere una propria fisionomia, così che risulta piacevole una passeggiata per il centro, tra corti antiche rimesse a nuovo e moderni complessi che innestano soluzioni architettoniche e materiali nuovi su impianti tradizionali, come l’edificio residenziale firmato da Maurice Cerasi negli anni ‘80.

Una grande area ricca di cultura e tradizione che rimane inalterata da secoli e sembra non essere scalfita dalla frenesia della modernità che le cresce tutto intorno come testimonia ad esempio il Palio di Legnano, che rinnova ogni anno l’appuntamento con la storia. Dal 1932, l’ultima domenica di maggio viene rievocata la battaglia che il 29 maggio 1176 ha visto i Comuni stretti nella Lega Lombarda vittoriosi sull’esercito dell’imperatore Ferderico Barbarossa nel territorio di Legnano. La manifestazione si apre con un corteo storico delle contrade lungo le vie della città, cui segue il Palio ippico.

Di villa in villa
Se le corti testimoniano un passato dedito all’agricoltura, le numerose ville di Paderno Dugnano riportano al ‘600 e ‘700, quando aristocratici milanesi come i Calderari, i Dugnani e gli Imbonati ottengono in feudo alcuni dei villaggi e famiglie nobili locali costruiscono le loro dimore: è il caso di villa Gargantini Archinto, sede della biblioteca comunale, di villa Dugnani, con rifacimenti ottocenteschi o di villa Rotondi. I vasti parchi di queste ville dislocate nei vari rioni sono aperti al pubblico e costituiscono una risorsa verde notevole per la città, come il centrale parco unificato delle ville Orombelli, Rotondi e De Marchi Tavecchio, dove passava la villeggiatura lo scrittore Emilio De Marchi.

Le ville sontuose dell’aristocrazia lombarda sono un leit motiv del territorio e rappresentano un imperdibile diversivo per un’escursione domenicale e una meta interessante per i turisti che provengono da più lontano e desiderano trovare alternative valide agli itinerari istituzionali. Ad esempio Villa Ghirlanda Silva a Cinisello Balsamo, una delle più significative ville barocche lombarde o villa Besozzi Casati, sede del Municipio di Cologno, le cui sale sono ricche di affreschi.

Particolarmente interessanti sono i riquadri ispirati all’Orlando Furioso, che costituiscono uno dei rari cicli di argomento profano dedicati al poema cavalleresco. Le visite guidate a villa Casati favoriscono una fruizione completa dell’opera: una spiegazione storico-artistica chiarisce l’evoluzione dell’edificio e inquadra la figura di Gabrio Casati; la lettura del poema ariostesco durante la visione degli affreschi permette quasi di entrare nei dipinti e coglierne ogni dettaglio; un accompagnamento musicale con brani ottocenteschi fa risuonare la villa di atmosfere antiche. Più che una visita, uno spettacolo con un coinvolgimento pieno del pubblico, che per oltre due ore vive un’esperienza di grande valore culturale.

A Lentate sul Seveso si trova invece villa Mirabello voluta nel 1756 da Gabriele Verri, padre di Pietro e Alessandro, fondatori del “Caffè” e per questo frequentata da intellettuali dell’illuminismo. Baranzate può invece vantare uno degli edifici più famosi nella storia dell’architettura italiana: è la chiesa Mater Misericordiae, meglio nota come “chiesa di vetro”, progettata nel 1957 dagli architetti Mangiarotti e Morassutti, caratterizzata da un corpo ad aula unica, fatto di lastre di cemento premodellate e vetrocamere contenenti lana di vetro isolante per far filtrare la luce.

Dal passato al futuro
Ma parlando di architettura moderna non si può non gettare uno sguardo all’avveniristico complesso di Fieramilano a Rho-Pero, progettata da Massimiliano Fuksas, una delle più grandi realizzazioni di ingegneria civile realizzate negli ultimi anni in Europa. Le strutture espositive si articolano lungo un asse centrale, un boulevard pedonale lungo più di un chilometro, luogo d’incontro e di scambio tra operatori e pubblico. Elemento visuale caratterizzante è una copertura a vela di vetro e acciaio, sorretta da pilastri a ombrello, che copre l’intero asse e che raccorda tra loro gli otto padiglioni e le varie strutture di servizio. Particolarmente suggestivo l’effetto panoramico nei giorni limpidi di sole e di cielo azzurro, quando lo sfavillio dello skyline della Fiera dialoga con le nevi del Monte Rosa.

Il polmone della città
Chi associa poi la città a un agglomerato urbano di solo cemento e privo di verde, dovrà ricredersi. Nell’Alto Milanese due splendidi esempi sono il Parco Nord e il Parco delle Groane. Il primo, in trent’anni di vita ha pazientemente “messo insieme” zone industriali dismesse, campi agricoli assediati dal cemento, arrivando così a collegare tra loro in un unico manto verde di circa 620 ettari zone altrimenti lontane, racchiuse tra Cormano, Bresso e Sesto. Il Parco Nord è inoltre sede di svariate iniziative come il secondo Festival della Biodiversità che fino all’8 giugno propone oltre un centinaio di eventi. Il secondo è invece una gigantesca macchia verde di oltre 3.000 ettari che si allunga verso nord insinuandosi nel territorio di 16 comuni, per i quali costituisce un autentico parco metropolitano, dove macchie boscate di radi pini silvestri cedono a fitti querceti, e a roveri e farnie si alternano ontani, carpini e aceri, ambiente ospitale per scoiattoli, volpi, lepri e per gufi, picchi e gheppi. Il grande progetto è di collegare in un unico corridoio verde i parchi alla Valle del Ticino, alla Valle del Lambro, l’Adda nord e a 12 parchi di interesse sovracomunale realizzando una “via verde” continua che si estenda per tutto l’Alto Milanese.

del.icio.us


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