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Elogio dell′armonia
Trentino-Alto Adige
Numero di Novembre 2006
Due città (Trento e Rovereto), mille borghi antichi, un mosaico di valli con un unico comun denominatore: l’autenticità. Dieci aspetti di una terra incantata che sa ancora regalare emozioni e sapori perduti.
Trento ieri, oggi, domani
L’antica città-salotto che ruota intorno a Piazza Duomo, così perfetta e scenografica da togliere il fiato con le sue aristocratiche case affrescate, è diventata un laboratorio del futuro. Del resto, a Trento, tradizioni e rivoluzioni convivono da sempre. Fondata dai Romani, fu uno splendidum municipium ai tempi dell’imperatore Claudio ed ebbe i suoi 18 anni di gloria dal 1545 al 1563, quando ospitò cardinali e teologi della Chiesa cattolica riuniti in Concilio per arginare l’eresia protestante luterana. Quello fu il secolo d’oro per la capitale dei principi-vescovi che oggi si trova felicemente ai primi posti in Italia nella classifica della qualità della vita. Al turista curioso e goloso la città offre mille volti diversi. Il più evidente è quello rinascimentale, quello delle chiese, del Castello del Buonconsiglio e della centralissima via Belenzani con la splendida facciata di Palazzo Geremia. Ma poi non si deve dimenticare la Trento moderna, con l’Università e i centri all’avanguardia dove si applicano cibernetica e robotica. Soste consigliate: la Birreria Pedavena (piazza Fiera 13, www.birreriapedavena. com), per il bollitore in rame a vista. e l’osteria Le Due Spade (via Rizzi 11, tel. 0461234343), aperta dal 1545. Ristorante e wine-bar è invece lo Scrigno del Duomo (piazza Duomo 29, tel. 0461220030), mentre per gli acquisti golosi c’è il negozio Antichi sapori trentini (via Belenzani 56) dove Massimo Piffer offre formaggi, salumi e altre tipicità. Senza dimenticare i “basini” aromatizzati al coriandolo e cannella della storica Pasticceria Bertelli (via Oriola 29). INFO: www.apt.trento.it
Rovereto, capitale alpina
Una gigantesca cupola di vetro e acciaio che si apre all’improvviso in una lunga teoria di palazzi settecenteschi, ed ecco a voi il Mart (corso Bettini 3, www.mart.trento.it) Museo d’Arte Moderna e Contemporanea ideato dall’architetto svizzero Mario Botta e inaugurato nel 2002. Per gli eredi del filosofo/ teologo Antonio Rosmini e del pittore futurista Fortunato Depero (due glorie roveretane) la sua costruzione è stata prima una sorpresa («è piovuto dal cielo come un’astronave», dicevano) e poi una fortuna. Sì, perché ha acceso improvvisamente i riflettori su una piccola città di provincia che pensa in grande. Il suo cuore batte ancora nelle aristocratiche via della Terra e via Rialto, scandite da palazzi d’epoca e botteghe d’antan, ma oggi le ovattate e severe atmosfere asburgiche hanno lasciato il posto a una joie de vivre d’impronta parigina. Merito delle prestigiose mostre d’arte (come quella in corso su Schiele, Klimt e Kokoschka), del festival musicale dedicato a Mozart (che a Rovereto passò il Natale1769 in casa del barone Todeschi Micheli e celebrò poi nel suo Don Giovanni “l’eccellente vino Marzemino”) e di quello OrienteOccidente di danza contemporanea, oltre che del restaurato Museo della Guerra (via Castelbarco 7). E non manca il richiamo del gusto, dai ristoranti come il raffinato Novecento (Corso Rosmini 82, tel. 0464435222) o la simpatica Osteria del Pettirosso (corso Bettini 24, tel. 0464422463) alle botteghe come El Caj (via Rialto 38) che vende squisiti formaggi di malga, affinati alle mele, al Moscato o maturati nel fieno o l’enocioccolateria Exquisita (via Fontana 10), regno dei dolci e dei vini con 300 tipi di cioccolato da tutto il mondo e bottiglie rare. Altri buoni motivi per una sosta anche nei dintorni. A cominciare dal Castello di Avio, donato dai Castelbarco al Fai (www.fai.it), o dall’Eremo di San Colombano, in Vallarsa: suggestivo santuario nella roccia costruito nel 1319. INFO: www.aptrovereto.it
Sugli Altipiani della Grande Guerra
La madre di tutte le fortezze domina imponente la Val d’Astico dall’alto di uno strapiombo. È il Gschwent-Belvedere di Lavarone (www.fortebelvedere.org) l’unico forte rimasto integro del formidabile sbarramento difensivo di sette fortezze progettate dal generale austriaco Konrad von Hotzendorf sul fronte della Grande Guerra (dette Kaiserwerke, letteralmente “i forti dell’Imperatore”). Scampato alla distruzione ordinata da Mussolini negli anni ’30 (per recuperare ferro prezioso), è oggi un museo, con i suoi cannoni muti e gli stretti camminamenti nelle viscere della montagna. Ma non ci sono solo ricordi bellici sui vasti Altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna, luoghi ameni e riposanti circondati da splendidi boschi. A fare da sentinella per chi ci arriva in auto dalla Val d’Adige è Castel Beseno, un maniero medioevale circondato da mura ciclopiche. Pochi chilometri di salita e si arriva a Folgaria, antico borgo diventato una delle capitali delle vacanze in Trentino. Nella frazione di Guardia, abbellita da decine di murales, merita una sosta il ristorante gourmande Grott Stübe (tel. 0464720190). Per chi visita questa zona del Trentino, una curiosità è scoprire che ci andavano in vacanza Sigmund Freud e lo psicanalista Cesare Musatti. Un’altra può essere la casa cimbra di Luserna, Haus von Prukk (piazza Marconi 5), testimonianza della storia e delle tradizioni di una antica civiltà di origine tedesca. Infine, per gli acquisti golosi, a Lavarone c’è La casa del miele (www.lacasadelmiele. com), dove da quattro generazioni la famiglia Marigo produce miele di tarassaco, erba medica o rododendro e la squisita “nociomel”, una crema a base di nocciole e miele. INFO: www.altipianitrentini.tn.it
Piccolo mondo antico dei Mòcheni
Ci sono valli, in Trentino, che meritano una deviazione dai soliti percorsi. Una di queste è la Valle dei Mòcheni, leggendario popolo emigrato dalla Germania nel XIII secolo, il cui nome deriva dalla parola tedesca machen (fare). A meno di 20 chilometri da Trento, vi si accede da un passaggio nel roccioso Monte Gian ed è circondata da una incredibile cornice di montagne verdi. Appartata e segreta, è una valle abitata da un popolo un po’ “selvatico” che conserva leggende di gnomi, streghe e uomini rudi con la barba bianca. Un popolo che abita nei masi attorno a Palù o nei borghi delle Sette Selle e veste ancora i variopinti costumi tradizionali. Un popolo che a Robert Musil ha ispirato due straordinari racconti. Qui non ci sono grandi opere d’arte, ma sono capolavori naturali i boschi e i masi. Da visitare il maso Filzehof in località Tolleri (tel. 0461550073) e la miniera-museo Grua Va Han Dombl in località Erdemolo (tel. 0461550053). Nella vicinissima Valsugana, da non perdere il centro rinascimentale e il castello di Pergine, dove c’è la Cooperativa Sant’Orsola (www.santorsola.com), regno dei frutti di bosco proposti anche sotto forma di confetture e sciroppi. Da vedere anche i laghi di Levico e Caldonazzo e il borgo di Pieve Tesino, legato al ricordo di Alcide De Gasperi (la casa dove lo statista nacque nel 1881 è diventata un interessante museo). Parallela corre la Valle Sella, dove è nato un sogno di arte e natura grazie agli artisti che hanno creato “chiese verdi” con legni intrecciati. E poi si arriva in Val di Cembra, ammantata di vigneti, patria italiana del Müller Thurgau che in autunno regala un colorato foliage, degno di quello del Vermont americano. INFO: www.aptpinecembra.it, www.valsugana.info, www.lagorai.tn.it
Sipari di roccia e boschi incantati
Dino Buzzati abita ancora qui. Chiunque abbia letto e amato il suo Deserto dei tartari individua nel rifugio Pedrotti, in magnifica solitudine in mezzo a un mare di misteriose pietre ondulate, i paesaggi lunari descritti dallo scrittore. Da San Martino di Castrozza, petite capitale alpina a 1.450 metri di altitudine, un’ardita funivia porta fino a 2.639 metri, al balcone naturale da cui si ammirano l’Ortigara, il Lagorai, il merletto aguzzo del Latemar, i rossori del Catinaccio e più lontano le Dolomiti di Brenta, l’Adamello e l’Ortles. Una scenografia di torri rocciose che i raggi del sole accendono di sfumature corallo, luoghi che hanno ispirato la Sinfonia delle Alpi di Strauss, dove in estate si tengono i concerti del ciclo “Suoni delle Dolomiti” (www.isuonidelledolomiti.it). Siamo nella zona del Parco Naturale Paneveggio, famoso per la foresta di abeti rossi della Val Venegia. Anche qui non mancano indirizzi golosi, come il ristorante Da Anita (tel.0439768893) di San Martino, il Cant del Gal di Tonadico (tel. 043962997) o il Caseificio di Primiero (tel. 043962941). INFO: www.sanmartino.com, www.parcopan.org
Magnifiche comunità
forma di una farfalla, con le ali separate dalla linea netta del fiume Adige, che l’attraversa per tutta la lunghezza. Le “nervature” sono le valli che si ramificano a destra e a sinistra. Dove ci sono borghi e paesi che conservano gelosamente, fedelmente e orgogliosamente riti del passato e tradizioni antiche. Un esempio è la “Magnifica Comunità della Val di Fiemme”, riconosciuta come entità autonoma nel 1110. Capitale di quest’angolo del Trentino orientale è Cavalese, che conserva tra tante splendide case medievali affrescate il palazzo dl XIV secolo che per molti anni fu la residenza estiva del principe- vescovo di Trento, oggi sede del Museo storico e Pinacoteca, in piazza Battisti 2. Qui merita una sosta il ristorante El Molin (tel. 0462340074) in un mulino del XVII secolo. Un vero paradiso per golosi è il negozio Fior di Bosco (via Garibaldi 7) di Predazzo. Da provare cioccolatini e dolci, ma anche le confetture di fichi e zenzero, arance e noci o pere, zafferano e Müller Thurgau. Passando in Val di Fassa si arriva a Moena, detta la “Fata delle Dolomiti” per la sua posizione panoramica. Qui c’è Malga Panna (via Costalunga 56, www.malgapanna.it), tempio della gastronomia dolomitica grazie al giovane chef Paolo Donei. INFO: www.valdifiemme.info, www.fassa.co
Adamello e dintorni
Centro geografico del Trentino occidentale è il Gruppo dell’Adamello-Dolomiti di Brenta, uno scrigno di inestimabili ricchezze naturalistiche tutelate dal 1967 con l’istituzione del Parco Naturale (regno di cervi, caprioli, camosci e aquile ma anche degli ultimi esemplari di orso delle Alpi). Con l’area dello Stelvio è la parte più chiaramente alpina della provincia, dove le distese sconfinate di frutteti in bassa quota diventano più in alto fittissimi boschi. Da queste parti si incontra uno dei “monumenti verdi” della regione: l’abete rosso di Castel Bragher, alto 57 metri, del diametro di oltre un metro, con un’età stimata di 165 anni. E a Coredo, assolutamente da visitare, l’antico Santuario di San Romedio, una vertiginosa piramide di piccole chiese sovrapposte, collegate da una ripida scala di 131 gradini sopra uno sperone di roccia di 70 metri. Dedicato al santo domatore di un pericoloso orso che visse nell’XI secolo. Altri gioielli che meritano una visita sono Castel Cles, Castel Nannoe e Castel Thun, ma vale senz’altro una visita anche il curioso Museo della Civiltà Solandra di Malè (via Trento, tel. 0463901272) in Val di Sole. Infine in Val di Non, vero “tempio delle mele”, il frutto più tipico di tutto il Trentino si acquista al Consorzio Melinda (www.melinda.com) che ha affiliato oltre cinquemila produttori locali. INFO: www.pnab.it, www.valdinon.tn.it, www.valdisole.net
Nel piccolo Tibet delle Dolomiti
Terra di boschi e montagne, di verdi vallate e di parchi naturali, il Trentino è anche pieno di spettacolari cascate. Nella sua parte occidentale c’è infatti la Val Daone che ne conta addirittura 136: in estate sono uno spettacolo di acque spumeggianti, d’inverno si trasformano in torri di ghiaccio ideali per ice climbing. Altrettanto bella è la Val Genova, oasi protetta nel cuore del Parco Adamello- Brenta. Ma questa è anche una zona che nasconde molti capolavori d’arte, da Castel Stenico alla cinquecentesca chiesa di San Vigilio di Pinzolo, celebre per la “Danza Macabra” affrescata nel 1539 da Simone Baschenis, dalla chiesa di Santo Stefano di Carisolo all’antico Salone Hofer del Grand Hotel des Alpes di Madonna di Campiglio. Buen retiro alpino dell’alta società internazionale, la notissima località ai piedi del Gruppo del Brenta è una destinazione obbligata anche per i gourmet. Due indirizzi per tutti: La Bottega di Cesare Maestri (piazza Righi 8), dove la celebre guida alpina propone leccornie in vasetto, marmellate, cioccolato e distillati e il Maso Doss (www.masodoss. com) a Sant’Antonio di Mavignola per la buona cucina di casa e la calda atmosfera della vecchia stube. INFO: www.campiglio.to, www.pnab.it
I piaceri della tavola
La montagna in Trentino domina anche in cucina, con sapori robusti e cibi calorici. Gli ingredienti sono quelli che offrono alpeggi, malghe, boschi e coltivazioni su terreni impervi (ortaggi, mais, mele, uve). Le ricette sono spesso quelle di piatti unici basati sulla polenta, regina incontrastata della gastronomia locale. Tra i “primi” il posto d’onore va ai “canederli” (grossi gnocchi di mollica di pane raffermo amalgamata con farina, uovo, speck ed erba cipollina) e agli “strangolapreti” (gnocchetti con spinaci selvatici), legati alla leggenda di un vorace parroco di campagna. Altri piatti forti della tradizione regionale sono la “carne salada” (fesa di manzo in salamoia) e lo stinco di maiale al forno. Ma è soprattutto la produzione casearia che raggiunge l’eccellenza: Trentingrana, Spressa delle Giudicarie, Casolèt, Vezzena e Puzzone di Moena sono i nomi dei più noti formaggi (in molti casi Presidi Slow Food), frutto di un’arte che si tramanda da secoli. Altro punto di forza, i vini, Teroldego e Marzemino in testa, e le pregiate grappe (garantite da un Istituto di Tutela, www.grappatrentina. doc). Bontà e tipicità da andare a scoprire lungo le Strade del Vino e dei Sapori, sette percorsi dove si intrecciano gusto, storia, tradizione, natura. INFO: www.trentino.to
Carosello ski
Con circa 800 chilometri di piste, skipass tecnologicamente avanzati, due vasti circuiti (Skirama e Dolomiti Superski) che coprono quasi tutto il territorio, una decina di snowpark e percorsi incantevoli tra boschi e altipiani, cime silenziose da scoprire con gli sci da alpinismo, 500 km di tracciati e una ventina di centri attrezzati per il fondo, il Trentino può vantarsi a buon titolo di essere la destinazione più adatta per praticare uno sport sulla neve. Da novembre ad aprile sono in funzione più di 300 impianti di risalita su piste (alcune in funzione anche di notte e dotate di illuminazione) per tutti i gusti, compresi i campi scuola per bambini e neofiti, curati dai maestri di 38 Scuole di sci, Ma anche chi è allergico allo sport può rigenerarsi all’aria aperta d’inverno con una rilassante passeggiata con le tradizionali “ciaspole”, le racchette da neve adatte a tutte le età. Non mancano naturalmente le proposte di pacchetti turistici convenienti per una vacanza invernale sulla neve. Nel comprensorio più importante c’è per esempio l’offerta “Prima neve” con un giorno di soggiorno più skipass in omaggio per prenotazione di 4 giorni e due giorni omaggio per chi si ferma una settimana. E se sulle piste dell’Adamello-Brenta lo skipass è offerto in omaggio alle signore per i “Ladies Day”, nel Parco di Paneveggio- Pale di San Martino, da non perdere l’iniziativa “Sotto la neve, formaggio”, per un inverno all’insegna del gusto. INFO: www.trentino.to, www.dolomitisuperski.com
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