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Cercando i quadrelli
Canicattì (AG)
Numero di Febbraio 2008
Sicilia. A Canicattì si custodiscono tesori e segreti invidiati in tutta la regione. E curiosi dolcetti dal cuore di miele che è difficile dimenticare
Sembra uno scherzo. E invece no. Canicattì, di cui ci si ricorda soprattutto per le battute ironiche, non solo esiste davvero ma vanta anche peculiarità che la rendono famosa nel mondo. La sua, innanzitutto, è una location di eccezione. Perché il comune sorge sul lembo collinare più fertile della Sicilia sud-occidentale, tra Agrigento e Caltanissetta. Per la sua prosperità agricola è stata annoverata tra i cento Comuni della Piccola-Grande Italia che hanno contribuito al progresso della nostra repubblica.
La storia A Canicattì, patria dei valorosi magistrati Antonino Saetta e Rosario Livatino (il giudice ragazzino), sono stati trovati reperti di stanziamenti umani sia del periodo greco sia di quello romano e tardo romano. Ma è dopo il Mille che potrebbe avere avuto origine la città attuale. Numerose sono, comunque, le testimonianze archeologiche e architettoniche risalenti alle diverse epoche storiche. L’antico castello dei Bonanno è forse la principale, (oggi ne restano le mura esterne).
La città Suggestiva è la via di li ‘ncantisimi dalla quale si arriva in piazza Roma, cuore di Borgalino, quartiere storico della città, e bellissimi la chiesa secentesca di Santo Spirito e il quartiere settecentesco di piazza Dante con l’altrettanto magnifico palazzo La Lomia. Uscendo dalla cittadina, a circa tre chilometri, è possibile visitare Villa Firriato, esempio eccellente dell’arte di fine Ottocento.
Il Patrimonio Ricco e di estremo interesse il patrimonio architettonico- religioso. La Nuova Chiesa Matrice mostra in tutto il suo splendore lo stile rinascimentale, con campanile e facciata progettati in tempi più recenti dall’architetto Basile e realizzati tra il 1906 e il 1908. La chiesa della Badia è invece in stile barocco. Notevoli sono poi anche la chiesa di Maria degli Agonizzanti, il convento e la chiesa dei Domenicani, entrambi seicenteschi, la chiesa di S. Giuseppe e quella dello Spirito Santo, che divenne luogo di sepoltura dei Bonanno.
L’economia Canicattì rappresenta uno dei più attivi centri commerciali dell’Agrigentino con la sua piccola industria (oleifici, cantine, produzione di formaggi e derivati) e i suoi mercati ortofrutticolo e del bestiame (tra i più attivi dell’isola). Il suo suolo, in tempi passati destinato a seminativo, mandorleti e uliveti (con qualche aranceto), oggi vede il vigneto come coltura prevalente (la produzione e la commercializzazione di uva da tavola “Italia” ha fatto, infatti, decollare l’economia cittadina).
L’Uva Italia di Canicattì è la prima uva da tavola in tutta Europa ad avere riconosciuta l’Indicazione Geografica Protetta. Negli ultimi anni, però, si è diffusa notevolmente anche la coltivazione delle pesche, delle susine, delle albicocche e di ortaggi di qualità. Le condizioni della regione consentono la realizzazione di produzioni tardive di pesche di ottima qualità. Produzioni che, cioè, si protraggono fino all’inizio dell’autunno. Le pesche tardive di Canicattì vengono prodotte con l’adozione di particolari tecniche, rispettose dell’ambiente e della salute dei consumatori.
E a tavola… La cucina canicattinese presenta una ricca e gustosavarietà, dovuta certo alle influenze, anchein campo gastronomico, delle dominazioni che sisono succedute sul territorio. Per averne un’ideabasta far tappa al ristorante ‘La Badia’ (labadiaristorante.it), nella parte alta della città vicino alla “Badia”, antica chiesa con annesso Conventodelle Benedettine, oggi chiusa al culto. Tra le specialità,frittate, zuppa di ceci, “maccu di favi”, minestrone,legumi, caponata, lumache, caprettoal forno, stigliole, trippa, cuscus di pesce e di carne,fichi d’India al miele e pistacchio. Ma la tradizioneè anche più vasta. Tra gli antipasti, sono indimenticabilial palato le panelle, oltre allepietanze più tipiche: la caponata, i cardi, le polpettinedi patate, i carciofi, la frittatina di ricottadi pecora, le sarde a beccafico, le olive, i pomodorisecchi (detti “chiappi”), le melanzane arrosto.Per primi piatti: pasta alle sarde, cavati allanorma, penne con broccoletti e salsiccia, pasta con i legumi e involtini di melanzane. Nei secondi,impera la carne alla brace oltre al fischietto dimaiale al sugo, la trippa, la stigliola e l’agnello alforno con patate. E per dolce, la scelta è obbligata:paste nuove (biscotti di pasta di mandorla),biscotti ricci o croccantini. Ma i più tipici sono i“quadrelli”, pasticcini di mandorle, zucchero epistacchio piatti e sottili a forma quadrata. Il loromotto è “uno tira l’altro”: aroma, fragranza e saporeinconfondibile, per completare in bellezzaun vero pasto da re.
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