|
Bella di natura
Umbria
Numero di Febbraio 2008
Umbria. La mostra-evento dedicata al celebre pittore Pintoricchio è l’occasione culturale per visitare la regione e scoprire i suoi tesori enogastronomici
È verde l’Umbria. Anche d’inverno la macchia arruffata degli ulivi colora la distesa dei colli morbidi, spesso imbiancata di neve. È piccola e paciosa l’Umbria, esuberante di bellezze naturali. È il luogo ideale per rigenerarsi lo spirito. Chi ci arriva, lasciata l’Autosole a Firenze e prendendo per Perugia, avrà la sorpresa, chilometro dopo chilometro, di ritrovarsi a dialogare col passato.
Un mondo di tipicità Perfino la natura conserva gelosamente le sue tradizioni, producendo ancora erbe e frutti d’antan, introvabili altrove. Come la pimpinella e la bieta selvatica, l’erba ruscia, le camettole, la porcacchia, i lupari, gli asparagi e le vitalbe, gli strigli e l’erba del becco. Alcune specialità sono rare, addirittura uniche. Come il fagiolino del Trasimeno, un legume tipico salvato pochi anni fa dall’estinzione. Come il fagiolo Cave di Foligno, la cipolla di Cannara, la patata rossa di Colfiorito, il rarissimo sedano nero di Trevi che cresce solo nei pressi del Clitunno. E ancora: il farro di Monteleone e di Spoleto, la squisita lenticchia di Castelluccio di Norcia, lo speciale zafferano di Cascia, senza dimenticare sua maestà il tartufo, bianco (Tuber Magnatum Pico) e nero (Tuber Melanosporum Vittadini), oggetto del desiderio, che ne basta il profumo… La terra umbra ne abbonda, l’80% di tutta la produzione nazionale del pregiato tubero si concentra qui, le ricette pure. Si sposa bene con tutto il tartufo: con la pasta, la carne, le uova, i volatili, il pesce, col formaggio e l’olio crudo, meglio se di gusto fruttato.
Borghi, chiese, pittori Ma non si gode solo a tavola, l’Umbria. Anche chi apprezza i piaceri dello spirito ha solo l’imbarazzo della scelta. La regione è ricca di antichi borghi, di monasteri che invitano al silenzio, e non si contano le cattedrali e le umili chiese di campagna dove la mano degli antichi maestri ha lasciato il segno immortale dell’arte, testimone del genio italiano nel mondo. Si chiamano Matteo da Gualdo, Lattanzio di Niccolò, Niccolò Liberatore, Pietro Vannucci, detto il Perugino, Bernardino di Betto, chiamato il Pintoricchio. A quest’ultimo, nel 550° anniversario della nascita, è dedicata una mostra/evento che coinvolge il visitatore in un appassionante itinerario in buona parte del territorio umbro.
Il viaggio sulle tracce del Pintoricchio cominciaa Perugia, il clou della mostra è qui, nelle saledel grandioso Palazzo dei Priori, dalle severe formegotiche, che oggi ospita la Galleria nazionaledell’Umbria, ampliata di recente. Perugia, cittànatale e sempre rimpianta dal pittore, chetrascorse la vita in sfarzoso esilio tra Roma e lacampagna senese dove morì, solo e malato, l’11dicembre del 1513. Figlio di un modesto conciatoredi lana, il giovane Bernardino va a bottegada Giapeco Caporali, straordinario miniatoreperugino. È qui che imparerà l’arte deigiochi di luce, il preziosismo nella rappresentazionedei paesaggi, l’esuberanza nelle rifinituredei particolari, qualità che lo faranno poi chiamarea Roma da Innocenzo VIII e da Alessandro VI Borgia ad affrescare gli appartamenti vaticani.I Papi lo terranno impegnato fino al 1495. Il2 gennaio dello stesso anno, il Pintoricchio tornanella sua Umbria. Tribolato, ma felice di rivederei suoi colli, prende la strada dei boschi cheunisce Todi, Perugia, Forgiano, Spello e Assisi,poi infila il sentiero tra le vigne e gli oliveti, quellache oggi si chiama Strada dei vini del Cantico,da non confondere con la strada del Sagrantino che invece punta verso Montefalco.
Spello, il borgo dell’infiorata Fermiamoci allora a Spello magica cittadina in pietra rosa, arroccata su un rasoio di sperone del Monte Subasio. Varcate l’antica Porta Consolare e godetevi il fascino del borgo dove gli stili romani e le rielaborazioni medievali si mescolano con armonia, magari dopo un caffè alla pasticceria ‘Tullia’, o uno spuntino con specialità della casa alla ‘Bastiglia’, ristorante con vista sulle mura augustee di Spello. Qualche suggerimento? Prendete per via Torri di Properzio, proseguite per la chiesa di San Severino, VI secolo, la più antica di Spello. Una volta arrivati al Monastero di Vallegloria tornate verso il centro passando davanti al delizioso Teatro Civico Subasio, facciata in puro Settecento. Siete a pochi metri da piazza della Repubblica, dove si affaccia il duecentesco Palazzo Comunale Vecchio. Prima di riprendere la Porta Consolare, non dimenticate una visita alla Cappella Baglioni della Chiesa di Santa Maria Maggiore, affrescata dal Pintoricchio, e, se ci tornate, per la Festa del Corpus Domini, non perdetevi il 24 e 25 maggio lo spettacolo di colori e profumi delle infiorate, l’esposizione di tappeti a tema sacro realizzati con petali di fiori freschi, vanto degli spellani dai primi del ‘900 (per saperne di più c’è anche un museo delle Infiorate, tel. 0742301146).
Da Trevi a Spoleto Proseguendo verso sud, in direzione di Spoleto, sulla strada dell’olio e dell’uva Sagrantino, il cui vitigno sarebbe arrivato in Umbria con i frati francescani che rientravano dall’Asia Minore, “arrampichiamoci” verso Trevi, uno dei più bei borghi d’Italia: una manciata di coppi e sassi rosati adagiata a chiocciola su un contrafforte del Monte Serano, affacciata su un mare di circa 200 mila piante d’olivo. Parcheggiamo in piazza Garibaldi, fuori le mura, e saliamo. L’emozione è forte, prese anche il poeta Giacomo Leopardi che, di passaggio per la via Flaminia, stregato dalla vista di Trevi, così scrisse: “…pur siede in vista limpida e serena e quasi d’incanto il viator l’estima, brillan templi e palagi al chiaro giorno e sfavillan finestre intorno intorno”. Cuore di Trevi è piazza Mazzini, dove si affaccia l’osteria ‘La vecchia Posta’. Da qui, addentrandoci nei vicoli ombrosi e lungo acrobatiche discese e risalite scopriamo le dimore gentilizie del borgo. Bella la facciata col portale in bugne di mattoni di Palazzo Centamori, progettato da Agrippa Poli nel 1570. E chissà quante storie segrete conserva Palazzo Petroni, grandiosa architettura secentesca che si apre lungo via Placido Riccardo. Nella vicina chiesa di San Francesco, si conserva un organo da muro del ‘500 di rara bellezza, tra i più antichi al mondo. E nell’adiacente complesso museale dell’ex convento c’è una pinacoteca con una Madonna con il Bambino, attribuita al Pintoricchio, e una sezione espositiva dedicata alla Civiltà dell’Ulivo: il percorso (con attrezzi che raccontano il millenario legame tra la città di Trevi e l’olio) si conclude con un angolo degustazioni. Per saperne di più sulla storia del mitico extra vergine d’oliva made in Umbria, c’è anche l’oleoteca costruita nel 1866 dall’ingegner Sabbatino Stocchi, negli spazi dell’ex mattatoio. Proseguendo l’itinerario umbro del Pintoricchio si arriva a Spoleto, cittadina medievale dominata dalla mole turrita del Trecento. Famosa per il suo Festival dei Due Mondi, la manifestazione di musica, teatro, arte, balletto, scienza e cinema che si tiene ogni estate, nata per iniziativa del compositore Giancarlo Menotti nel 1958.
Visitati gli affreschi pinturicchieschi nella cappella Eroli (1497), all’interno del Duomo, godetevi una passeggiata per vicoli e piazze, alla scoperta dei monumenti e delle curiosità enogastronomiche di Spoleto. Da vedere: Piazza della Libertà, il Teatro Romano, l’Arco di Druso che sbocca in piazza del Mercato, la via dei Duchi con le sue botteghe medievali. Per i piaceri del palato, ci sta bene una sosta al tempio dell’insaccato ‘Padrichelli’ e al ristorante-enoteca ‘Il Tempio del Gusto’. Raccomandata anche una tappa al Frantoio del Poggiolo Monini: 5.500 ulivi secolari fanno da cornice a un’elegante foresteria.
Capolavori in mostra Bernardino di Benedetto (detto Betto) di Biagio, più noto come Pintoricchio. Perché quel nome ridicolo? Probabilmente per l’aspetto fisico, Betto era “sordo, piccolo e di poco aspetto”. Certo non aveva il phisique du role di un Raffaello. Come pittore, invece, fu un grande, stimato e profumatamente pagato da papi e nobili committenti. E apprezzato da Raffaello che lavorò con lui alle stanze vaticane con buona pace di Giorgio Vasari che, nelle sue “Vite” commenta maligno: “ebbe nondimeno molto maggior nome che le sue opere non meritarono”. La scenografica mostra monografica che, nel 550° anniversario della nascita, il 2 febbraio accende i riflettori e resta aperta fino al 29 giugno, è la prova provata della genialità del Pintoricchio. Attorno all’esposizione principale, dove si possono ammirare quasi tutte le opere mobili del Pintoricchio, allestita a Perugia, nella sede della Galleria nazionale dell’Umbria e a Palazzo Baldeschi, vetrina della bellissima tavola “Madonna col Bambino”, rientrata da Vienna, collegamenti speciali fanno da guida alla riscoperta delle testimonianze pinturicchiesche in terra umbra. Si parte da Spello, per un omaggio alla “Cappella Bella”, considerato il capolavoro del Pintoricchio, dipinta per i Baglioni nella chiesa di Santa Maria Maggiore, e alla Chiesa di Sant’Andrea, e si prosegue per Trevi (Complesso museale di San Francesco), Spoleto (Duomo), Orvieto (Duomo), Città di Castello (Museo del Duomo), e via inanellando favolosi affreschi e dipinti fino a San Martino in Colle di Perugia (Chiesa della Madonna del Feltro). Per tutta la durata della mostra è attivata la “Pintoricchio Card” da 17 € che prevede l’ingresso ai musei e una serie di sconti e vantaggi. Info: tel. 199199111, mostrapintoricchio.it
|