Vie del gusto
Martedì 7 Ottobre 2008 - 16:42
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ROSA nello spirito

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ROSA nello spirito
Vino
Numero di Marzo 2008

Grappa. Il distillato ha sdoganato il gusto femminile. Le donne lo apprezzano per il fascino... e per mestiere

Tradizionale, italianissima e sempre più “rosa”. La grappa, di casa nostra per cultura e anche per legge (dal regolamento 1576/89 dell’Unione Europea si può chiamare così solo l’acquavite prodotta in Italia da vinacce di colture nazionali), sta vivendo una curva ascendente sul fronte del consumo e del gusto con un pubblico trasversale e appassionato. Di storia secolare, il distillato ottenuto nell’intero arco alpino con nomignoli regionali quali “branda”, “sgnapa” e “graspa”, si è progressivamente affrancato dalle sue umili origini di bevanda alcolica rude e corroborante, consumata dagli alpini e dalla povera gente per scaldarsi durante i rigidissimi inverni.

Una produzione artigianale condotta all’insegna della qualità e dell’amore per gli antichi gesti ha tolto via via alla grappa l’etichetta di superalcolico di serie B, affiancandola ai cugini distillati già noti per blasone, dal brandy al cognac. Dietro a un unico, inconfondibile nome, c’è un crogiolo di tradizioni e passioni che nel tempo sono usciti dall’ombra e hanno contribuito a nobilitare percezione e consumo di una grande bevanda affinata anche nel gusto. Con circa dieci gradi in meno, il sapore deciso e grezzo dei freddi trascorsi si è sintonizzato su note morbide, rotonde e ha affermato un prodotto adatto alle occasioni speciali, conviviali e di relax, attraendo il pubblico anche più giovane e, soprattutto, quello femminile.

Fatti alla mano
Da bevanda alcolica di carattere quasi esclusivamente maschile, la grappa è oggi sdoganata tra i generi. Sarà per quell’aura di romanticismo che la tradizione le infonde. Sarà per l’evoluzione del gusto: del distillato, certo, ma anche dei suoi consumatori. Un gusto che è sempre più convergente tra i due sessi, come ha sottolineato una recente analisi del Centro Studi Assaggiatori sulle tendenze percettive e sensoriali più significative. Secondo la ricerca l’apprezzamento dei distillati da parte delle donne risulta in forte crescita, mentre gli uomini orientano le loro preferenze verso prodotti meno forti e pungenti, più morbidi e raffinati. Non è una rilevazione isolata, i dati lo confermano. I produttori dicono che il 30% degli estimatori è donna e dalla “Prima ricerca sul turista della grappa”, realizzata dall’Istituto Nazionale Grappa, è emerso che un visitatore della manifestazione Grapperie Aperte 2006 su tre era di sesso femminile. All’abitudine, andata affermandosi nell’ultimo decennio sul fronte dei consumi, si affianca una realtà che riguarda il lavoro nelle aziende produttrici da sempre appannaggio maschile. Anche il settore imprenditoriale si è tinto progressivamente di rosa. L’apripista è stata Giannola Nonino, dagli anni ‘60 al fianco del marito Benito in un’indefessa opera di valorizzazione del distillato, oggi supportata dalle tre figlie Antonella, Cristina ed Elisabetta.

Livia Bertagnolli, da 25 anni attiva nella distilleria di famiglia. Oggi si dedica soprattutto all’area commerciale e al marketing, ma in azienda ha imparato tutto, dalla produzione alla logistica. In basso a destra, Anna Marzadro

Tra ricordi e passioni
Le signore della grappa al di qua degli alambicchi sono sempre più numerose. Ognuna ha una storia umana alle spalle diversa, ma a guidarle tutte, come un filo rosso nella scelta professionale, è un saldo legame con la famiglia d’origine dalla quale hanno ereditato un mestiere e un amore quasi viscerale per la propria terra. Il fascino della grappa è proprio lì: nel territorio, nei gesti e nei profumi che il liquido cristallino è in grado di evocare. Chi ha deciso di restare in azienda poteva scegliere e optare per carriere, strade alternative. Ma il richiamo della grappa è una chiamata delle radici, per molte un irresistibile ritorno a casa. «Ho nei ricordi quell’intenso profumo di grappa che da noi pervadeva ogni ambiente e che chi ci veniva a trovare definiva un odore, perché troppo intenso», dice Livia Bertagnolli dal 1976 nella Premiata Distilleria G. Bertagnolli a fianco del padre e dal 1982 titolare dell’azienda insieme al cugino Beppe. «Per me, invece, era e resta un profumo, un profumo che parla di famiglia e che evoca emozioni bellissime. Mio padre era un grande parlatore e ci intratteneva di continuo con racconti doviziosi che riguardavano la grappa e il suo mondo. Dettagli e situazioni ci sono entrati dentro e non ci hanno più lasciato». Restare, quindi. Andare, invece, per alcune anche molto lontano. Ma per poi tornare.

È accaduto così a Camilla Lunelli, che alla grappa ha fatto ritorno dopo una laurea e un lavoro a Milano e tre anni in Africa con l’Onu e una Ong. «Nel 2004, il richiamo delle mie montagne», spiega Lunelli, attiva sul fronte della comunicazione e delle relazioni esterne nell’azienda di famiglia, la Ferrari F.lli Lunelli. «Il bello del mio lavoro è che non si perde il contatto con la terra. Raccontare la grappa ha un grande fascino perché il prodotto parla del territorio da cui proviene la sua materia prima, poi trasformata e infine proposta in contesti diversi e stimolanti». La natura è generosa, regala soddisfazioni a chi lavora nella grappa, ma al contempo detta regole precise e ritmi serrati. La passione in una famiglia che conduce un’impresa artigianale “contagia” tutti i componenti e il gioco di squadra diventa fondamentale. «Il più piccolo dei miei figli adora vedere arrivare i camion con le vinacce: gli piace toccarle, manipolarle», racconta Annamaria Pezzi, che in distilleria tiene i contatti con le cantine per fare arrivare le vinacce nel modo e neitempi ottimali. «Tutto si gioca sulla flessibilità. Ognuno di noi dà una mano perché quando si distillasi lavora anche di notte».

Sorsi di poesia
Non è stato solo roseo il percorso delle donne nel mondo della grappa, per lunghissimo tempo animato da protagonisti uomini. Ma sia pur con fatica, il muro del pregiudizio è stato abbattuto e la situazione, assicurano le imprenditrici, oggi è paritaria. Restano per entrambi i sessi le peculiarità di pensiero, meglio di sensibilità, di ciascun genere. Nella donna prevale uno spiccato senso del piacere nel raccontare le proprie emozioni suscitate dal distillato e il suo universo. «La distilleria è un luogo magico, soprattutto quando è notte, con quel calore paragonabile a una stufa a legna e quei giochi di luci e riflessi degli alambicchi in rame», afferma Anna Marzadro, a capo del marketing e della comunicazione nella distilleria Marzadro. «Per me è come un salotto, dove stare quando fuori, nei mesi in cui si distilla (tra settembre e dicembre) fa freddo e dentro ci si fa avvolgere da quel tepore e dall’intenso profumo delle vinacce. Nel degustare la grappa c’è soprattutto il piacere della sua persistenza al palato.

Chiudo gli occhi, in bocca il suo ricordo, che lentamente svanisce». È un sentire, quello femminile, che giova alla comunicazione e all’avvicinamento del pubblico al prodotto. «Tra il distillato e la donna c’è forte sintonia», spiega Bertagnolli. «La grappa è fatta di evocazione e sensibilità, valori che noi donne sappiamo interpretare e comunicare al meglio». E il pubblico femminile risponde. Con tanta curiosità. Parola di un uomo, nonché autorevole osservatore. «La donna si avvicina alla grappa non in quanto spirito, ma per una curiosità di tipo culturale, come prodotto che racchiude aromi tutti da scoprire», dice Gianfranco Chiomento, segretario generale dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino.

Curiosità, sensibilità, entusiasmo, passione. Proprio nulla da eccepire nel settore della grappa in rosa? «L’eccessiva burocrazia», dice Sara Rossi, 28 anni, una tesi in economia e commercio dedicata al marketing della grappa e un lavoro che l’affascina nella Distilleria Dallavalle Rossi D’Anaunia. «Troppe le ore necessarie alla compilazione della contabilità di settore. Sarebbe preferibile dedicare più tempo al prodotto, soprattutto alla comunicazione dei pregi, delle passioni e delle grandi soddisfazioni che trasmette».

In gruppo, che piacere
Un ulteriore segnale che la grappa è anche donna, viene da un’associazione nazionale dedicata a chi con il distillato lavora, ma anche a chi ne ha subito il fascino come semplice consumatrice. Nata nel 2001, “Donne della Grappa” riunisce circa 300 membri tra imprenditrici, tecniche del distillato, giornaliste e appassionate. «Abbiamo socie in tutta Italia», spiega Livia Bertagnolli, vice presidente di Donne della Grappa. «L’intento è divulgare la conoscenza e avvicinare le donne a questo mondo con eventi finalizzati alla cultura e alla degustazione anche in abbinamento al cibo. Dal 2008 prevediamo incontri a livello regionale per essere più capillari sul territorio».

del.icio.us


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