Vie del gusto
Sabato 6 Settembre 2008 - 23:40
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Petroliere e "vigneron"

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Petroliere e "vigneron"
Pollenza (MC)
Vino
Numero di Marzo 2007

A capo del più importante gruppo petrolifero italiano, il conte Aldo Brachetti Peretti oggi è anche vitivinicoltore a Tolentino. In una splendida tenuta marchigiana dove produce tagli bordolesi

Le colline marchigiane, con i loro terreni marroni e grigi di argilla e tufo, pettinate dai filari di rigogliosi vigneti e accarezzate all’orizzonte dal mare sono una visione struggente a cui è difficile resistere. Paesaggi di cui ci si innamora all’istante. “Sortita, l’Aurora, da una lunga lista di mare che azzurreggia fra due cupe colline i cui dorsi scintillano di rami, frondosissimi, s'innalza sopra due picchi”, scriveva lo scrittore marchigiano Luigi Bartolini, autore del libro da cui venne tratto il film di Vittorio de Sica Ladri di biciclette. Un sentimento nostalgico, difficile da dimenticare, soprattutto per chi è andato a vivere in grandi città. Così è stato anche per il conte Aldo Brachetti Peretti, presidente oggi dell’Api-Ip, a Roma, il gruppo più importante d’Italia nel settore petrolifero.

STORIE DI VINO E BATTAGLIE.

Di antica casata marchigiana, le cui origini risalgono al 1200 (sullo stemma campeggia il motto “Per angusta ad augusta”), il conte Brachetti, riallacciandosi alla tradizione familiare del nonno Tebaldo, veterinario e proprietario terriero, acquistò più di vent’anni fa le proprietà della Parisiana dai principi Antici Mattei, volendo fortissimamente riprendere il contatto con la sua terra, dopo la scomparsa dei genitori. Oltre all’azienda Il Pollenza, vi è una splendida tenuta che raggruppa diversi casolari del ’700 e un bellissimo edificio del ’500 disegnato dal Sangallo, poco distante dal mare e solo a 35 chilometri dai monti Sibillini. Siamo nei luoghi dove si svolsero molte epiche battaglie, come quella di Tolentino combattuta nei primi giorni di maggio del 1815, tra l’esercito napoletano di Gioacchino Murat (re di Napoli) e quello austriaco comandato dal barone Federico Bianchi. Rimane nella memoria la tenuta Il Casone che oggi fa parte del Pollenza, ma che fu perduta e riconquistata più volte da entrambi gli eserciti.

UN SEGNO DEL DESTINO.

Le storie più belle si raccontano intorno a un calice di vino e quella di Aldo Brachetti è senz’altro una storia da ascoltare. «Appena acquistata la tenuta - racconta il conte - di cui su 150 ettari solo 18 erano a vigneto, una nevicata distrusse la vigna intera, allora piantata “a tendone” (una forma di allevamento poco congeniale per le produzioni di qualità). Credo fosse un segno divino, così come il mio incontro con il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, proprietario della celebre Tenuta S. Leonardo a Borghetto Alto Adige in Trentino». Continua Aldo Brachetti: «la viticoltura è una scienza esatta, come la matematica, e leggendo le analisi dei terreni de Il Pollenza il marchese mi suggerì, convincendomi, che i miei terreni erano congeniali per coltivare vitigni bordolesi come Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot, Pinot Noir e Petit Verdeau e che il migliore tra tutti gli enologi, che sapeva creare con queste uve veri e propri capolavori, era Giacomo Tachis». Tachis, la migliore firma in italia del taglio bordolese, uvaggio costituito da vitigni utilizzati per la produzione dei celebri Chateaux di Bordeaux (Cabernet e Merlot), è stato per tanti anni direttore tecnico delle cantine dei Marchesi Antinori e padre dei più blasonati Supertuscan come il Sassicaia, Tignanello e Solaia e dei vini della Tenuta San Leonardo in Trentino. Quando il conte Brachetti telefonò a Giacomo Tachis, che senza mezzi termini gli rispose di non avere molto tempo a disposizione per affrontare nuove avventure “enologiche”, i due si diedero appuntamento in Toscana alla residenza di Tachis dando vita a un’amicizia che sarebbe durata nel tempo. Obiettivo del viaggio, capire cosa era giusto fare in quei vigneti per troppo tempo lasciati alla produzione di bassa qualità. L’avventura cominciò a consolidarsi nel 1996 con l’impianto di nuovi vigneti di Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot, Pinot Noir, Syrah, Gewürztraminer e Sauvignon Blanc, oltre che il recupero qualitativo di vitigni tradizionali come Trebbiano e Sangiovese. Anno dopo anno, furono acquistati piccoli vigneti della consistenza di pochi ettari, data la proprietà estremamente parcellizzata delle colline del Maceratese. Poco alla volta e con grandi sacrifici, si realizzò dunque quella che oggi è diventata un’azienda modello per la realtà marchigiana: Il Pollenza, che si sviluppa su 200 ettari di cui circa 50 destinati a vigneto, disposti ad altezze da 130 a 150 metri. Giacomo Tachis fornì al conte Brachetti anche un valido team con cui far funzionare alla perfezione l’azienda. Sotto la responsabilità del comandante Tofanacchio, in vigneto operano infatti Nazareno Chiaramoni, affiancato da Vincenzo Melia e Valerio Barbieri; in laboratorio, il responsabile è Giovanni Capodonico, mentre allievo prediletto di Tachis, è l’enologo Umberto Trombelli.

IL TESORO È SOTTO TERRA.

«La gente marchigiana è la migliore del mondo - asseriva Bartolini - quella che non inganna il forestiero con le troppe parole, ma lo lascia in pace; libero di godersi quel che gli è concesso e offerto con cortese semplicità e in piena abbondanza». È lo spirito della Tenuta Pollenza a Tolentino, cantina aperta anche al pubblico che può immergersi in un mondo di rara naturalità e bellezza architettonica. In un grande parco, le antiche strutture sono oggi completamente ristrutturate e all’interno del grande edificio centrale è stato realizzato un ambiente dedicato alla degustazione. Le Barchesse, a supporto della cantina, si prestano all’imbottigliamento e allo stoccaggio. Bellissima la barricaia, realizzata a sette metri sotto il livello del terreno, che può contenere fino a 2000 barrique di rovere francese. I vini non sono numerosi, come di solito propongono altre cantine, soprattutto della zona, pochi, ma ottimi! «È interessante raccontare un’ultima storia - spiega il conte Aldo Brachetti Peretti - quella del nostro vino dolce Pius IX Mastai, prodotto in ricordo di Papa Mastai Ferretti, appartenente alla nostra famiglia e ultimo Papa re, che condivise il potere temporale con quello spirituale. D’altronde - conclude il conte vignaiolo - le Marche sono legate intimamente ai Papi. La loro storia, come regione, iniziò proprio quando Papa Innocenzo III, Lotario dei conti di Segni, le riunì in una sola Marca».

del.icio.us


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