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Il distillato di Colombo
Numero di Ottobre 2007
Rum. Dai Caraibi all’Europa, fino all’Oriente e all’Africa. Storia, e una tradizione lunga sei secoli, dell’acquavite più famosa del mondo
Patron della sua creazione fu niente meno che Cristoforo Colombo. Nel 1493, durante il suo secondo viaggio nelle Americhe, prese delle talee di canna da zucchero alle Canarie e le fece trapiantare ai Caraibi. Su dove sia nato, però, geograficamente il rum, il dibattito è ancora aperto: c’è chi parla del Caribe, chi sostiene le Barbados e chi giura su Hispaniola. Fatto sta che le incursioni e le scorribande dei corsari inglesi e francesi nel Mar dei Caraibi contribuirono a divulgarne la popolarità in Europa, dove si iniziò a bere rum nelle taverne dei porti di Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo, per poi propagarne il consumo anche nei Paesi confinanti e presso le classi sociali più agiate e raffinate. Oggi le qualità di rum sono infinite, da quello bianco (leggero di corpo) all’ambrato, da quello scuro a quello speziato o invecchiato. I Caraibi restano l’epicentro classico della produzione: Cuba, Haiti, Repubblica Dominicana, Giamaica, Portorico, Barbados, Guyana, Martinica, Guadalupa, Trinidad e Isole Vergini sono indissolubilmente associati alla storica acquavite dei bucanieri e dei pirati. A questi si aggiungono, poi, le Filippine, il Brasile, l’Argentina, il Messico, la Nuova Zelanda, l’Australia e addirittura diversi Paesi dell’Africa. Straordinariamente versatile, il distillato si presta bene a essere miscelato dando vita ai celebri Cuba Libre, Mojito, Daiquiri o Piña Colada. Le grandi riserve e i tipi invecchiati, invece, vanno apprezzati come prodotti da meditazione, lisci o accompagnati a qualche scaglia di cioccolato fondente o a un buon sigaro Avana. Le marche leader? Havana Club, Pampero e Bacardi, ma folta è anche la schiera dei prodotti di nicchia, fra cui spiccano i rum cubani di più recente importazione in Italia: Matusalem, Arecha, Caney, Cubay, Legendario, Mulata, Santiago de Cuba e Varadero.
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