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CHIANTI superstar
Toscana
Vino Numero di Febbraio 2008
Toscana. Il 19 e 20 febbraio alla Stazione Leopolda di Firenze torna l’anteprima del più celebrato vino d’Italia. Un’ottima occasione per degustare le migliori bottiglie della “zona storica” e scoprire nelle altre produzioni che anche qualità e prezzo possono andare d’accordo
«Viva il vino ch’è sincero. Che ci allieta ogni pensiero, e che annega l’umor nero, nell’ebbrezza tenera». Riascoltando “Cavalleria Rusticana” è facile figurarsi Targioni Torzetti, il librettista, e Pietro Mascagni intenti a rifinire quest’atto unico divenuto immortale. Li si immagina sulla rotonda d’Ardenza con un bicchiere di Sangiovese, aspretto e fresco, sicuramente un Chianti, a dare la parola a Turiddu, a scrivere l’ultima aria mentre dal Tirreno spira una brezza salmastra e Livorno sospira la sua vicenda terrena.
Un ventaglio di etichette Per questo vino generoso non è più tempo di inganni:né sulla qualità, né sull’origine, né sui prezzi.Così oggi a fronte di un ventaglio di etichetteampissimo, di costi che vanno da pochi euro a cartellinida vertigine c’è il rischio di non riconoscerepiù questo vino, che è un monumento all’identitàtoscana. Di non saperne cogliere le differenze.Quasi che il significante Chianti faccia premio sulsignificato vino.Resta nel consumatore l’incertezza: tutto si chiamaChianti. Ma le denominazioni sono ben dieci,le zone di produzione sono il Classico (a metà tra Firenze e Siena nella zona storica), il Colli Pisani, ilColli Fiorentini, il Colli Aretini, il Colli Senesi che èdi gran lunga il più importante per quantità, ilMontalbano (tra Firenze e Pistoia), il Montespertoli(a ridosso di Firenze), il Rufina che è austero emontano. E poi ci sono da aggiungere il base e ilsuperiore e poi ancora le riserve. Davvero un universodove brillano sì tante stelle, ma dove spessosi rischia di perdere l’orientamento. Soprattuttoquando il vino finisce per assomigliarsi, per omologarsi.Non ci fa cogliere le differenze territoriali,né giustifica fino in fondo le differenze di prezzo.Proprio in febbraio, dal 19 al 20, alla Stazione Leopoldadi Firenze, si terrà com’è diventata consuetudinel’Anteprima del Chianti Classico. Degusteremo l’annata appena fermentata e quella che staper andare in commercio e ancora una volta l’eserciziosarà quello di riconoscere non già la qualitàche è indiscutibile, ma l’identità di ogni singolabottiglia.E tuttavia esperito questo graditissimo incontroresterà sospeso l’interrogativo: ma il Chianti qualè? E tra i tanti che troviamo in enoteca o al ristorante quale scegliere? Farsi guidare solo dal prezzo?Esplorare per curiosità le diverse denominazioni?Seguire solo la griffe? Cioè stabilire unpatto fiduciario con un solo produttore rinunciandoad esplorare il molto di buono che questo universoenoico sa proporci?
Vino storico Probabilmente la risposta è: cercare di conoscere e di riconoscere. Così abbiamo ripercorso alcune strade dei Chianti per tracciarne differenti itinerari gustolfattivi, ma anche i diversi legami territoriali. La qualità è alta ovunque e questo, si dice, basta a definire un vino d’eccellenza. Ma a un Chianti è lecito chiedere di più: di narrare la Storia. Perché ha confidenza con la nobiltà del tempo, perché racchiude in sé una vicenda millenaria e ha vellicato i sensi dei grandi come quelli dei mezzadri, perché guardando il bicchiere in trasparenza vedo riflessi profili che hanno cambiato il mondo. Ecco che qui, a Sant’Andrea in Percussina a due passi da Firenze che pure appare remotissima, dove il Chianti Classico ha al sua “casa” sembra passeggiarci accanto Niccolò Machiavelli. Fu questo edificio in pietra aperto su una sublime campagna il luogo del suo eremitaggio, qui compose l’incipit del “Principe” e da qui si dipartì, alle soglie del sedicesimo secolo, la nuova vicenda politica dell’Occidente. Non v’è al mondo luogo di eguale suggestione: quell’anfiteatro di vigne che incorniciano la merlata torre e l’ammattonato del castello invitano ancor oggi a traguardare se dai cipressi spunti l’austera figura di Bettino Ricasoli, il Barone di ferro, l’uomo che si prodigò a costruire la nuova Italia. Anche lui in esilio dalla politica, scrisse il comandamento di questo vino eterno. E sembra vano ragionare - come s’usa oggi - solo di sentori o di tecniche in vigna e in cantina. La Storia conta. Respira in questo bicchiere e riconoscerla aiuta a dire che forse premi, classifiche, inciuci mediatici nascondono sotto una coltre di mediocrità il vero valore di questo vino che sta più nella testimonianza che non nel mero appagamento dei sensi.
È un tratto di civiltà questo Chianti e se la sua vicenda ha seguito, scandito e accompagnato quella degli uomini non solo di Toscana, ma dell’intero mondo, allora è tempo di ragionare non più per contemporanei stereotipi, ma con l’arguta indagine di chi cerca l’anima del vino. Come Marco Pallanti, presidente del Consorzio del “Classico” ma soprattutto enologo e produttore della migliore bottiglia di questa terra benedetta, che mesi orsono si è presentato al Salone del Vino di Torino con l’annata 2004.
Rinascimento del Sangiovese Attorno al Chianti però troppa confusione s’è fatta e il rischio era di avere non la giusta diversità che rende perciò affascinante un vino, ma una sorta di non identità. La sola strada per ricostruire questo protagonismo del Chianti era ed è rendere il Sangiovese protagonista. È questo vitigno bizzarro e ostico, grandissimo quando è portato a dare il massimo, in parte somigliante, non come sensazioni ma come obblighi per il vignaiolo, al Pinot Nero, forse etrusco nell’origine sicuramente nella sua domesticazione, il timbro del Chianti. Questo rinascimento del Sangiovese, che grazie alle selezioni è divenuto oggi profondo nel colore, ampissimo nelle sensazioni gustolfattive, senza perdere in freschezza e dimostrandosi ancora di più capace di sfidare il tempo perché con l’affinamento si ridefinisce di continuo, diventa da accordo sinfonia quando è fine, da canzonetta romanza quando ha più struttura, ha consentito anche agli altri Chianti di recuperare spazio sul mercato in forza di una qualità assai migliorata e di una personalità riacquisita. Così sarà possibile leggere la storia del Chianti come un grande libro della identità toscana, dove ogni denominazione è un capitolo. Scritto da mani diverse ma con un unico verso: la poesia del Sangiovese!
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