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Vigneti superstar
Gambellara (VR)
Numero di Settembre 2006
Gianni Zonin è a capo dell’azienda vitivinicola privata più importante d’Italia e terza d’Europa. E possiede anche una tenuta in Virginia che ha appena compiuto 30 anni
Può un italiano riuscire a realizzare il sogno di un presidente americano a distanza di oltre due secoli? Se il connazionale in questione si chiama Gianni Zonin, la risposta è sì. Tutto è iniziato trent’anni fa, quando l’imprenditore ha fatto piantare nuove vigne nella Piedmont Region in Virginia, nello stesso territorio in cui Thomas Jefferson (terzo presidente degli Usa dal 1801 al 1808), animato dal desiderio di dare vita a una viticoltura americana di qualità, lo aveva fatto oltre 200 anni prima. I sogni del presidente fallirono dopo pochi anni perché a quei tempi non si conoscevano i rimedi alle malattie della vite come l’oidio, la peronospora o la fillossera. Qui Jefferson aveva dato ordine di costruire in stile neopalladiano per l’amico James Barbour, governatore dello Stato, anche una villa, che andò distrutta da un terribile incendio, nella notte di Natale del 1884. La tenuta di Barbour, la Barboursville Vineyards fu ricostruita (al suo interno sono conservate tuttora le rovine di quella originale) e acquistata negli Anni Settanta da Gianni Zonin, nell’ottica di disporre di una “base” all’estero, utile per quella politica di export nella quale il Cavaliere ha sempre creduto (il 40% della produzione viene esportato in 68 Paesi del mondo, tra i quali Stati Uniti, Brasile, Est Europa, Giappone, Gran Bretagna e Cina costituiscono i mercati di riferimento). E oggi, questo microcosmo italiano sulla costa atlantica produce circa 550 mila bottiglie all’anno fra Merlot, Cabernet, Chardonnay ma anche Pinot Grigio, Viognier e Nebbiolo e la punta di diamante: l’Octagon, un raffinatissimo blend di vitigni internazionali. Quest’ultimo e il Nebbiolo Riserva hanno vinto la medaglia d’oro nel Critics Challenge International Wine Competition, uno dei più prestigiosi concorsi enologici del mondo, «un riconoscimento - commenta Zonin - che ci ha fatto molto piacere e che conferma la nostra scelta di fare di Barboursville un punto di eccellenza assoluta, consentendoci di affermare, dopo 30 anni di impegno, che quella della Virginia è stata una scommessa vinta ». Prima, infatti, qui esistevano solo tre aziende che producevano vini ricavati da uve di ibridi americani, mentre i primi vitigni nobili sono stati impiantati dai tecnici Zonin negli oltre 80 ettari. Barboursville Vineyards è oggi meta di molti enoturisti, che oltre a dedicarsi alla visita delle cantine e alle degustazioni, possono pranzare al ristorante Palladio, interno all’azienda, annoverato fra i migliori negli Stati Uniti, e fermarsi a dormire nel Relais & Château situato nella proprietà.
LA STORIA.
Alla guida di 11 tenute in 7 regioni italiane a forte vocazione vitivinicola, per un totale di 3700 ettari di cui 1800 di vigneto specializzato, Gianni Zonin, la cui azienda con sede storica a Gambellara (il “quartier generale” dove si pianificano sia gli investimenti in vigna e in cantina, sia le strategie di marketing per affrontare con successo la globalizzazione del mercato) ha fatturato lo scorso anno 73 milioni di euro per una produzione di 22 milioni di bottiglie, può essere a pieno titolo considerato “il più grande vignaiolo d’Italia”. Classe 1938, diploma in enologia e laurea in legge, è Cavaliere del lavoro dal 1989, presidente della Banca Popolare di Vicenza dal 1996 e presidente della Banca Cariprato. Ricco e interessante anche il background umano e professionale dello stratega del vino. La sua famiglia, originaria di Gambellara, nel Veneto, è da sempre votata alla terra e alla vigna, e data al 1821 l’inizio della lunga tradizione. Fu lo zio Domenico (vissuto a cavallo di tre secoli, dal 1899 al 2001) che, non avendo figli, riconobbe nel nipote Gianni la persona più idonea a succedergli. L’ingresso ufficiale nell’azienda (che si era già affermata dopo la Prima Guerra Mondiale) avvenne negli Anni Sessanta, apportando idee nuove nella produzione e nella distribuzione allargandola all’intero territorio nazionale. Verso la fine del decennio Gianni Zonin iniziò a dedicarsi all’acquisizione di aziende agricole al di fuori del Veneto, mentre negli Anni Settanta il suo impegno si rivolse principalmente a conquistare i mercati esteri con i suoi vini. Grazie alla sua proprietà di 1800 ettari comprese il grande vantaggio competitivo del nostro Paese nella valorizzazione dei vitigni autoctoni, diventando un esempio unico nel panorama vinicolo italiano.
LE NUOVE LEVE E LA FILOSOFIA AZIENDALE.
Se buon sangue non mente… molto ci si aspetta da due dei tre rampolli di casa Zonin: Domenico, 33 anni, e Francesco, 32, mentre il terzogenito Michele, 28 anni, sta ultimando la sua preparazione forense e deciderà in futuro quale sarà la sua strada. Entrati nella Zonin da pochi anni, i primi due hanno terminato gli studi e poi fatto esperienza “sul campo”, come il padre Gianni. Domenico, dopo la laurea in Giurisprudenza a Milano e il master all’università di Bordeaux, “è sceso in vigna” nella città francese e in California. Ora segue le attività produttive dell’azienda nella sede di Gambellara. Francesco, laurea in Economia e commercio alla Bocconi, ha fatto pratica in America e nell’azienda di famiglia in Virginia. In linea con la strategia del padre, anche i due figli sono concentrati sul mantenimento dell’ottimo rapporto qualità-prezzo dei vini Zonin e dei vini delle loro aziende agricole, che costituisce uno dei punti di forza della filosofia produttiva aziendale, oltre che una caratteristica che il mercato apprezza sempre di più. Con una sorta di leit motiv di “vini buoni a prezzi accessibili”.
LE TENUTE.
Ogni regione d’Italia ha le sue tradizioni e, naturalmente, il proprio vino, da preservare e rispettare. È a tale principio, quindi alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, nonché alle richieste dei consumatori nei vari periodi, che si è ispirata l’acquisizione di ogni tenuta da parte della Zonin. La prima a essere acquistata, nel 1970 è stata Ca’ Bolani, nella Doc Aquileia in Friuli, che con i suoi 550 ettari di vigneti è la più grande della regione. Vi si producono bianchi e alcuni rossi d’eccellenza come il Cabernet, il Merlot e il Refosco dal Peduncolo Rosso, grande autoctono friulano. Sempre in Friuli Zonin possiede anche la tenuta Ca’ Vescovo. La successiva acquisizione fu guidata, nella seconda metà degli Anni Settanta, dalle richieste dei consumatori, soprattutto stranieri, di Chianti Classico, considerato già in quegli anni il vino italiano di maggior fascino e qualità. A Castello d’Albola a Radda, si producono il Chianti Classico Docg e il Riserva, Le Ellere (Sangiovese in purezza), l’Acciaiolo e il Vinsanto. Negli Anni Ottanta la moda dei vini piemontesi portò all’acquisto del Castello del Poggio nel Monferrato astigiano. Fiori all’occhiello sono il Masarej, un Barbera d’Asti Superiore, il Grignolino e il Brachetto, tutti ottenuti da uve autoctone. Il seguito è l’espansione verso l’Oltrepo Pavese con la Tenuta il Bosco a Zenevredo, terra di origine di raffinati spumanti italiani. Negli Anni Novanta è la volta del duecentesco Feudo Principi di Butera, nella Doc Riesi, tra Caltanissetta e Agrigento, dove si producono tra gli altri un solare bianco Insolia e un sontuoso Deliella, al 100% Nero d’Avola. Nel 2008 sarà terminata, in Puglia, la Masseria Altamura, dove nascono i vini tipici del Salento, quali Negroamaro, Primitivo, ma anche Fiano e Aglianico. L’ultima acquisizione è la Rocca di Montemassi in Maremma; la straordinaria luminosità della costa toscana e il suolo caratteristico delle Colline Metallifere consentono di ottenere bianchi freschi come il Vermentino e rossi morbidi e strutturati come il Sangiovese. La cantina è già operativa, ma l’inaugurazione è prevista per il prossimo anno. Sempre in Toscana si trova l’Abbazia di Monte Oliveto, unica tenuta impiantata a un solo vitigno, la Vernaccia di San Gimignano, da cui si ricava il vino omonimo. Le tenute sono aperte ai visitatori, che in Friuli possono passeggiare in bicicletta tra le viti e in Sicilia fare persino dei rally fra i vigneti! L’evoluzione dell’azienda è riprodotta nel museo “Una storia di vite. Uomini e terre della famiglia Zonin”, aperto lo scorso settembre a Gambellara. All’interno, descrizioni del territorio, della famiglia e, varcata una porta costituita da un’enorme botte, quella delle 11 tenute. Fra i cimeli più suggestivi, un’armatura da torneo del 1530 appartenuta al principe di Butera e storiche bottiglie di Chianti Classico.
PROGETTI FUTURI.
Per quanto la Zonin vanti ormai una produzione consolidata nel mondo, pare che il Cavaliere stia concentrando l’attenzione su Cile e India del nord e sembra anche che in futuro alcuni territori di Umbria e Marche potrebbero diventare di proprietà dell’azienda. Gianni Zonin commenta: «Per ora guardiamo all’Italia, eventualmente alle altre regioni citate, ma solo dopo il consolidamento delle due nuove aziende in Maremma e in Puglia. Per l’estero è necessario attendere, perché richiede un impegno di tempo non indifferente».
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