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Un regno effervescente
Piemonte
Numero di Ottobre 2005
Lo splendido castello della famiglia Gancia domina le colline di Canelli dove è nato lo “champagne” italiano. Oggi, come nell’Ottocento, i valori guida sono l’impegno sociale e la ricerca della migliore qualità nella produzione di grandi vini
Labor omnia vincit, la fatica vince su tutto. Questo è da 150 anni il motto dell’azienda al quale si ispirano Lamberto, Edoardo e Massimiliano Vallarino Gancia, quinta generazione al timone della storica maison vinicola piemontese. Che oggi, durante le riunioni, si spronano a vicenda al suono di un altro imperativo: “Si può sempre fare di più”. Lo scopriamo nel corso di una piacevole colazione a Canelli, la cittadina in provincia di Asti le cui cantine storiche - vere e proprie cattedrali sotterranee - si candidano a diventare Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco. A fare gli onori di casa, Lamberto, presidente e amministratore delegato della holding, con il cugino Edoardo. Tutto testimonia delle tradizioni, dell’héritage e del grande prestigio imprenditoriale, ma l’atmosfera è assolutamente informale. Si parla di bollicine, così come di passioni personali: Lamberto è campione di off-shore, Edoardo adora le moto d’epoca e Massimiliano è appassionato di scacchi. Alle porte c’è già la sesta generazione di rampolli (due figli ciascuno) i quali, ça va sans dire, continueranno probabilmente a tenere le redini del marchio, al quale si deve la creazione dello champagne nostrano.
LA STORIA.
Fu infatti Carlo Gancia, nato nel 1829, a fondare l’azienda, dando inizio alla saga nel 1850 a Chivasso, in provincia di Torino. Dopo due anni trascorsi a Reims, in Francia, per imparare dai colleghi d’Oltralpe le tecniche e i segreti della lavorazione del metodo classico, tornato a casa, nel 1865, inventò il primo spumante italiano. Traguardo raggiunto grazie al geniale adattamento del modello di vinificazione francese all’uva Moscato, che presentava caratteristiche simili al Pinot. Successivamente, dopo avere trasferito la cantina a Canelli, nel cuore delle colline delle Langhe e del Monferrato, patria dell’uva Moscato più pregiata, nel 1880 creò, insieme al fratello Edoardo, la Fratelli Gancia, che oggi detiene circa il 18% del mercato nostrano delle bollicine. Teatro di quell’epoca pionieristica fu l’Infernot, l’antica cantina aperta ancora al pubblico (per prenotazioni: tel. 0141830212). Da Carlo al figlio Camillo, ai nipoti Lamberto e Carlo, poi a Vittorio e Lorenzo e infine agli attuali vertici - Lamberto, Edoardo e Massimiliano - che oggi hanno perfino una stella in cielo: al fondatore Carlo hanno dedicato un astro della costellazione di Orione, visibile tra Bellatrix e Betelgeuse.
IL PRESENTE.
La transizione tra una generazione e l’altra è avvenuta senza alcun contraccolpo e Gancia è una delle pochissime aziende del nostro Paese a mantenere da più di un secolo lo stesso azionariato familiare. Sempre salda e in continua ascesa, ha profondamente influenzato non solo la storia delle sue terre, ma anche la cultura del bere in Italia e nel mondo. Oggi la Fratelli Gancia è leader nel mercato italiano degli spumanti con due grandi marchi: Gancia, con il suo punto di forza nell’area degli aromatici e Pinot di Pinot, il più venduto in assoluto e numero uno fra i secchi da vitigno. «Oltre alle bollicine, sono stati introdotti nuovi prodotti: Pinot rosé, Pinot Rosé Blanc, Vodka Romanoff, Gin Brighton», spiega Lamberto, che dallo scorso anno è stato insignito della carica di presidente del Comité Européen des Entreprises du Vin a Bruxelles, che si occupa dell’armonizzazione normativa, fiscale e tecnologico-produttiva del settore vitivinicolo a livello europeo. È lui il primo italiano dopo una lunga scia di francesi.
NUMERI DA CAPOGIRO.
Se il gradimento in tutto il mondo parla dei prodotti, anche alcune cifre la dicono lunga. Nel 2004 Gancia, indicata da Mediobanca fra le prime cinque società vinicole italiane per fatturato (96,9 milioni di euro), ha vinificato circa 5.500 tonnellate di uva prodotta in 2.000 ettari di vigneti controllati (quelli di proprietà sono in provincia di Asti, in Puglia e in Sicilia) da circa 300 viticoltori. Questi ultimi e le loro famiglie sono i protagonisti dell’annuale festa alla Locanda, la foresteria aziendale di Santo Stefano Belbo, a pochi chilometri da Canelli, originariamente stazione di pesa delle uve raccolte sulle colline circostanti. «Ci piace seguire da vicino, non solo il prodotto, ma anche conoscere le persone che lavorano con noi», spiega Lamberto che dà grande importanza alla valorizzazione del lato umano. «Nell’arco dell’intero periodo di attività non abbiamo mai avuto uno sciopero», ricorda orgoglioso.
L’IMPORTANZA DEI SIMBOLI.
Sono tanti i fattori che hanno contribuito al successo del marchio. Dopo il boom, nell’immaginario collettivo la percezione di Gancia quale simbolo di festa e, in primis, del Natale, non si deve solo allo spumante stesso, le cui bollicine rappresentano la celebrazione di un evento lieto per antonomasia, ma anche all’abilità dei pubblicitari. Fra questi va citato sicuramente Armando Testa, antesignano del famoso spot tormentone degli ultimi tempi, con la storica reclam: “Non c’è festa senza Gancia” (cosa vi ricorda?). Fra i più celebri lanci pubblicitari, sempre mirati ad associare il marchio alle ricorrenze, ne citiamo uno ideato dall’agenzia Dal Monte di Milano, negli anni di Camillo: “Quattro bottiglie di spumante Gancia: quattro tappi che saltano e quattro tappe: Natale, S. Stefano, S. Silvestro e... Capodanno!”. Altro binomio vincente per sponsorizzare i prodotti era quello impostato su “amore e festa”, come dimostra il testo di un altro manifestino dei primi del Novecento: “Nella guerra d’amore la bottiglia di spumante Gancia è il pezzo di artiglieria che sfonda le porte del Paradiso...” Di fatto, l’azienda è stata la prima in Italia a fare spot, anche con testimonial d’eccezione, per esempio, Alberto Sordi. «Perché da sempre - precisa Lamberto - vogliamo diffondere italianità, tradizione e qualità, valori esclusivi che costituiscono il nostro patrimonio genetico».
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