Vie del gusto
Martedì 7 Ottobre 2008 - 14:55
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La Dinasty del pomodoro

Mutti
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La Dinasty del pomodoro
Numero di Settembre 2007

Aziende del gusto. La famiglia Mutti non concentra solo la rossa bacca, ma anche passione e capacità per un’agricoltura rinnovata, per il mantenimento della biodiversità e la ricerca costante della qualità

E in principio fu Giovanni Mutti, capostipite della famiglia che regge le sorti dell’omonima azienda conserviera, radicata nel cuore della Food Valley.
Alla fine dell’800, il farmer di Vicofertile si trovò nel ciclone di una crisi economica epocale. Per risolverla, Parma doveva reinventarsi modalità produttive e commerciali diverse dal passato. E fu subito boom del pomodoro, identificato come il deus ex machina in grado non solo di far ripartire le numerose coltivazioni della zona ma soprattutto di incrementare l’indotto collegato. La rossa bacca, protagonista già a quei tempi delle tavole degli italiani, fu presa in custodia dall’industria parmense per cui localmente si svilupparono imprese di trasformazione, di macchinari dedicati e scatolifici. Sfruttando il potere autoconservante del pomodoro, gli industriali lo convertirono in concentrato, povero di acqua e ricco di zuccheri, proposto in pani. In questo contesto, nel 1899, con 15 anni di anticipo sulla moderna scienza agronomica, Giovanni ebbe l’intuizione fondamentale dell’alternanza delle coltivazioni, prassi valida ancora oggi. Ma si deve a suo nipote Marcellino, coadiuvato dai figli, la nascita della vera e propria Ditta Mutti, agli inizi artigianale e poi sempre più strutturata, al passo con i tempi del mondo industriale.

Di padre in figlio

Nel corso degli anni, sulla scia dei fondatori, ogni discendente della dinastia ha apportato una sua impronta personale sul tessuto dell’azienda di casa. La “marca dei due leoni”, com’era originariamente conosciuta, ha riscosso onorificenze dagli esordi - tra gli altri, la Medaglia d’Oro nel 1911 e il Diploma Gran Croce nel 1914 - ed è stata sorgente di innovazioni nel settore. Nel 1951, Mutti segna al suo attivo una rivoluzione destinata a sconvolgere l’industria conserviera: per prima, lancia il concentrato di pomodoro in tubetto d’alluminio, formato fino ad allora riservato al dentifricio. La praticità e la sicurezza del nuovo pack, in confronto alla classica scatola di latta, conquistarono ben presto i consumatori, nonostante un debutto circondato da diffidenza. «L’artefice del contenitore avveniristico è stato Ugo, mio nonno», racconta Francesco Mutti, dal 1994 amministratore delegato dell’industria, «Il tubetto è rivestito internamente da una vernice speciale che impedisce il contatto del prodotto con il metallo e preserva il pomodoro. Sempre Ugo ha avuto l’idea di apporvi come tappo un ditale che era molto usato nelle case e che ci ha contraddistinti per anni». Un’altra svolta da primato avviene nel 1971, quando l’azienda introduce sul mercato la polpa di pomodoro in finissimi pezzi, ottenuta con un procedimento esclusivo, che comprendeva il faida- te in ogni fase, come rivela Francesco Mutti. «In quel periodo, nello stabilimento erano installate un’officina, che costruiva le apparecchiature necessarie alla produzione, e una falegnameria, in cui d’estate si fabbricavano le cassette di legno, per la raccolta a mano del pomodoro, e d’inverno si riparavano quelle rotte».

L'azienda in numeri:

• Leader del mercato con quote del 41,1% per il concentrato, del 18,1% per le polpe e del 12,6% per le passate.
• L’azienda impiega 300 dipendenti in campagna e 45 fissi durante l’anno.
• Il fatturato 2006 è di 76.894.896 € (+ 14,6% rispetto al 2005).
• Le vendite nel 2006 sono pari a 52.116 tonnellate in Italia e 18.894 tonnellate all’estero (che ha fatturato 14.167.393 €, + 14,7% rispetto al 2005).
• Per il 2007, si prevedono 56.577 tonnellate vendute in Italia e 20.670 tonnellate all’estero (per un fatturato complessivo di 88.860.000 €, di cui 16.605.000 € dall’estero).
• Un chilogrammo di monoconcentrato richiede 4,5 kg di pomodoro fresco, uno di doppio 6 kg e uno di triplo 7 kg. 

Una famiglia in società

La spinta del successo crescente ha portato l’azienda a mutare “pelle” più volte, in sintonia con il passare delle stagioni di vendita.
Dall’assetto familiare, la Mutti evolve in Società di fatto e, nel 1963, in Società in nome collettivo, per poi diventare, nel 1979, Società per Azioni.
Il Gruppo assume un’organizzazione collettiva e, allo stesso tempo, gerarchica perché al timone rimane ancorato un rappresentante del casato. Marcello e Angelita, genitori di Francesco, hanno proiettato l’industria oltre le frontiere nazionali, orientando la produzione all’export, e oltre il tracciato tradizionale, favorendo i rinnovamenti tecnologici.
Tuttora Marcello Mutti, presidente non solo della Società ma anche dell’Associazione Internazionale dei Trasformatori, si occupa del pomodoro a livello planetario, soprattutto come coltivazione.
Il richiamo atavico all’agricoltura, impressa da Giovanni nel Dna della stirpe, ha funzionato anche per Francesco, che avrebbe voluto dedicarsi alla filosofia piuttosto che al business del pomodoro. Ma la sua impostazione di pensiero gli ha permesso una visione aziendale in linea con i trend emergenti della società in divenire.

Ecologicamente corretto

Sotto la direzione dell’attuale amministratore delegato, la Mutti ha promosso studi scientifici sui componenti salutari del concentrato di pomodoro, come l’antiossidante licopene, contenuto nel prodotto trasformato fino a 10 volte più che nell’ortaggio fresco, e i minerali fosforo, calcio e potassio, in percentuali rilevanti. L’azienda conserviera è stata, nel 1999, la prima ad attestare i suoi articoli con il contrassegno “Produzione Integrata Certificata”, nel rispetto delle direttive internazionali e superando le verifiche lungo la filiera, dalla raccolta fino alla distribuzione. Dal 2001, la dichiarazione “Non OGM” campeggia sulle confezioni della marca che, per il riconoscimento, sottopone a controlli ispettivi la lavorazione agricola e ad analisi, effettuate da laboratori esterni, le piantine, i pomodori freschi e i prodotti finiti. Francesco Mutti non è minimamente interessato ai pomodori transgenici all’aroma di rosa, geranio o citronella, creati da ricercatori israeliani: «Dopo aver assolto ai bisogni primari, non si può impoverire le risorse della natura per generare ricchezza - è il suo commento - poiché l’agricoltura è coltura ma anche cultura, noi prendiamo in considerazione da un lato lo sviluppo del comparto e dall’altro il mantenimento del “buono” del passato. La nostra progettualità presta attenzione al mondo circostante e si traduce nella ricerca di una maggior sostenibilità ambientale. In proposito, stiamo lavorando a programmi sull’impatto zero delle emissioni di anidride carbonica del ciclo produttivo». Intanto, all’ingresso dello stabilimento di Basilicanova è stata piantata una barriera, per 10 mila metri quadrati, di piccoli arbusti “dimenticati”, come i gelsi, per reintrodurre l’integrazione agricola. Sensibile alle tematiche del momento, l’azienda anno dopo anno ha ridotto il quantitativo di acqua utilizzata tanto da dimezzarlo nel 2006, grazie a un impianto di depurazione, anche se la mole del trasformato si è quadruplicata rispetto a 12 anni fa.

Missione possibile

Per la materia prima, cardine della qualità, Mutti si rivolge alle zone della Pianura Padana vocate e vicine, in quanto il pomodoro fresco deve essere trasformato al massimo entro tre ore dalla raccolta.
Ai coltivatori migliori, l’azienda consegna da sette anni il premio Pomo d’Oro, consapevole del fatto che per la riuscita della lavorazione occorre un gioco di squadra e che il destino dell’anno produttivo si gioca nei 55 giorni della campagna di raccolta.
Tra luglio e settembre, nello stabilimento, 345 persone sono attive, 24 ore su 24, per la selezione, il lavaggio nelle cinque piscine e la trasformazione del pomodoro. Il processo di concentrazione avviene a bassa pressione, sottovuoto, per far evaporare una parte dell’acqua dell’ortaggio e salvaguardare le sue proprietà organolettiche e nutritive.
Leader del mercato nei segmenti del concentrato mono, doppio e triplo e della polpa a pezzi, l’azienda parmense produce anche passata di pomodoro, pelati, pomodorini di collina, la salsa Le Verdurine e quella per pizza, Tomato Ketchup e ultimamente l’Aceto di Pomodoro, che ha spopolato all’estero. Dopo due anni di studio, Mutti ha recentemente presentato la Linea Sughi di pomodoro, “al basilico”, “al peperoncino”, “con olive” e “alla carne”. La passione di famiglia ha fatto salire l’azienda sulla ribalta mondiale e adesso ai posteri spetta il compito di continuare la sua evoluzione. Per ora la figlia undicenne di Francesco è impegnata a crescere. Forse toccherà a lei raccogliere la sfida della Cina, concorrente di prezzo nel campo.
Ma questa è tutta un’altra storia…

del.icio.us


Commenti

salve..dove posso acquistare a milano o vicenza l\' aceto di pomodoro mutti???sto diventando matta a cercarlo e non lo trovo da nessuna parte....grazie..

Nome: martina
Data: 2008-09-17

Spett.le Direzione Ho una intensa storia di legami con il vostro pomodoro Mutti.Ne ho scritto anche un racconto autobiografico. Mi chiamo Fabrizia Sala, vivo a Trapani. Sono una psicoterapeuta. Si diventa qualcos\'altro assaggiando il vostro pomodoro... qualcosa di migliore... vi garantisco...!!! Organizzate dei percorsi letterari sponsorizzati dal vostro prodotto? In ogni caso, grazie per la qualitą e l\'attenzione alla vostra clientela. Cordiali saluti Fabrizia Sala

Nome: fabrizia sala
Data: 2008-05-03

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